Prima pagina La verità, anche quando fa male

Il cibo è politico e un po’ lo sapevamo, tocca il diritto alla sovranità alimentare, le scelte di consumo, ma anche le strategie messe in campo da ristoratori e cuochi domestici per reagire a questo periodo di incertezza

Denial about politics in food won’t make bitter realities less true – San Francisco Chronicle, 23 novembre

Non è un segreto, sulle pagine di questa rubrica si prediligono letture del mondo-cibo che mettano in risalto l’inestricabile rapporto tra gastronomia e politica, intesa nella sua accezione più ampia e sfaccettata. Motivo per cui non poteva non trovare spazio questo articolo di Soleil Ho, critica del San Francisco Chronicle che scrive di ristoranti. Riallacciandosi alla polemica innescata dall’articolo di Brett Anderson sul Thanksgiving come mito e alla replica piccata del senatore repubblicano Tom Cotton, Ho sottolinea come la dimensione politica della discussione gastronomica oltre a essere innegabile sia anche uno dei fronti che restituiscono maggiore dignità a chi scrive di cibo e agli scritti sul cibo. Ben vengano la ricettistica d’autore, i punti di vista socio-culturali, il lifestyle fatto a modo e con la giusta profondità, ma uno sguardo politico maturo e consapevole rimane imprescindibile per tenere in piedi degnamente tutto questo, se non altro perché è ciò che spinge a scoperchiare la verità che si nasconde sotto il mito e/o la patina un po’ teatrale che tende a rivestire il tema cibo. Sebbene dire che il cibo è politico possa suonare come un cliché a chi bazzica il settore, è indubbio che per molti (tra cui il senatore Cotton) suoni ancora come una strana idea.

Mutual Aid Is on the Move – Taste, 24 novembre

Qui dalle nostre parti ci pensano molte associazioni del terzo settore, con in prima linea Caritas e Banco Alimentare, che di recente hanno visto un’impennata delle richieste di aiuto. In UK, invece, è territorio delle cosiddette food banks. Il riferimento è alle iniziative di sostegno alimentare alle famiglie e agli individui svantaggiati, coloro che sono stati colpiti più duramente dalla crisi indotta dalla pandemia. Negli Stati Uniti, dove lo stato sociale non è sviluppato come in Europa, le principali iniziative di sostegno alimentare che sono nate e si sono sviluppate negli ultimi mesi sono di impulso privato e collettivo-comunitario. In questo articolo Tatiana Bautista parla di mutuo soccorso e di come siano ormai centinaia i progetti pensati per portare cibo nelle case di chi non ne ha o fatica a metterne in tavola. Dai comitati di quartiere ai frigoriferi comunitari, è stato tutto un moltiplicarsi di slanci solidali, basati sulla convinzione che laddove non arriva lo stato possono arrivare i cittadini che uniscono le forze. Il tutto con, sullo sfondo, l’idea di sovranità alimentare: «radicata in questo concetto di comunità c’è l’idea di sovranità alimentare – l’autonomia nell’avere cibo salutare, culturalmente appropriato e prodotto in modo sostenibile, che sia liberamente accessibile e abbordabile». A proposito di cibo e politica.

As Restaurants Struggle, Diner Expectations Shoot “Impossibly High” – Eater, 24 novembre

Rimanendo in tema di spirito solidale in questo articolo di Alix Wall, che ha messo nero su bianco le parole della cuoca Mica Tamor, troviamo un pretesto per riflettere sul lato opposto della medaglia, quello cioè di un mondo che invece di aprirsi all’aiuto nel momento del bisogno, ripiega su pretese egoistiche con conseguenze non da poco per i ristoratori. Anche in Italia, lo stiamo testimoniando da tempo, tanti locali hanno cercato di parare i colpi con il food delivery, cercando di costruire proprio modelli di business differenti. Qui Tamor sottolinea come la situazione attuale abbia generato una clientela spesso con troppe aspettative, che critica le attese per ritirare l’ordine o riceverlo a casa, e che critica la politica dei prezzi senza sapere che rendere sostenibile questo tipo di attività è molto difficile. Insomma, rischia di diventare una guerra rancorosa in cui perdono tutti, a meno che non ci mettiamo in testa che ricevere la cena a casa ha dei costi non indifferenti e che così come noi stiamo lottando per il nostro futuro lo stanno facendo anche i ristoratori impegnati nella scommessa del delivery.

Gli allevamenti intensivi sono disumani, ma preferiamo ignorarlo e continuiamo a sfondarci di carne – The Vision 25 novembre

In tutto questo Francesca Faccini evidenzia come nonostante ormai lo sappiano anche i muri che l’umanità sta consumando troppa carne quella stessa umanità continua imperterrita a consumare troppa carne. In stile Titanic, tanto per intenderci.

Come la pizza ha salvato la ristorazione in USA (e perché in Italia no) – Dissapore, 25 novembre

Il modello pizza (di nuovo) alla conquista del mondo: qui Dario De Marco spiega come una fetta importante della ristorazione statunitense si stia salvando vendendo pizze.

Celebrate the Farm Workers Behind Your Favorite Thanksgiving Sides – Gastro Obscura, 25 novembre

A breve sui nostri schermi sarà il turno del Natale: vale la pena sforzarsi di traslare questo articolo, in cui Reina Gattuso racconta come la United Farm Workers abbia realizzato un’efficace campagna di comunicazione mettendo in relazione i piatti del Thanksgiving con il lavoro e i lavoratori che hanno permesso di portarli in tavola, provando a immaginare la stessa cosa dalle nostre parti tra un mesetto. A Natale dovremmo essere tutti più buoni, no?

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