Protestano le RegioniLa mappa delle tre Italie chiuse per Covid

Il Paese diviso tra zone gialle, arancioni e rosse. Ma molti governatori contestano la fascia di assegnazione. Torna l’autocertificazione per uscire. Oggi vertice di maggioranza sul decreto ristori bis

Foto Angelo Carconi/LaPresse/POOL Ansa

Le nuove misure anti Covid previste dall’ultimo dpcm del governo partiranno da domani, e non da oggi. L’Italia viene divisa in tre aree: gialla, arancione e rossa, a seconda della gravità del contagio. Più alti sono i rischi, maggiori le restrizioni. Fino al lockdown, molto simile a quello di marzo, per Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle D’Aosta. Puglia e Sicilia restano invece nella zona “intermedia”.

Ma se dopo circa due settimane una regione dovesse invertire il trend, potrebbe uscire dalla zona rossa o arancione, tramite una ordinanza del ministero della Salute. Le ordinanze, ha detto ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, «non saranno arbitrarie e discrezionali. Ma saranno fatte alla luce del monitoraggio periodico». Nessuna valutazione politica condizionerà le scelte di Speranza, ma solo i numeri, sulla base dei 21 criteri individuati dall’Istituto superiore di sanità per la valutazione dei livelli di rischio della pandemia. 

Ma il braccio di ferro tra governo e Regioni non si placa neanche a decreto approvato. Restano i dubbi sui criteri che hanno portato alla valutazione. «Dati vecchi», secondo il governatore lombardo Attilio Fontana, che non tengono conto degli effetti del dpcm del 24 ottobre. «È uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi», dice. Anche il veneto Luca Zaia contesta i dati su cui si basano le fasce di rischio. 

A ribellarsi pure la Calabria. I consiglieri di maggioranza scrivono una lettera al presidente della Repubblica per dire che la zona rossa, unita al commissariamento della sanità deciso ieri dal consiglio dei ministri, «metterebbe a rischio la tenuta economica e sociale, la democrazia e la speranza del popolo calabrese».

Non è escluso che altre regioni siano trasferite in una fascia più a rischio. E gli occhi sono puntati soprattutto sulla Campania di Vincenzo De Luca, dopo giorni in cui sembrava certa la chiusura della città di Napoli.

Nelle zone rosse tornano le autocertificazioni per muoversi, ma solo per «comprovate esigenze» di salute, lavoro o necessità, da mostrare in caso di controllo. Chiuse tutte le attività commerciali. Restano aperti negozi di generi alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole, lavanderie, ferramenta, ottici, fiorai, librerie, cartolerie, negozi di informatica, abbigliamento per bambini, articoli sportivi, giocattolai, promuferie e pompe funebri. Ma anche parrucchieri e barbieri. Ma non i centri estetici.

Intanto oggi si terrà un nuovo vertice di maggioranza, chiesto da Italia Viva, per discutere delle ricadute economiche delle nuove chiusure. I ristori all’economia arriveranno con un altro decreto da circa 2 miliardi, che forse già stasera sarà in consiglio dei ministri. Con un nuovo scostamento di bilancio alle porte.

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