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Falsi mitiDal cv alle lauree umanistiche, dieci luoghi comuni sul mondo del lavoro

Si chiama “Job Busters”: è il podcast di Adecco Italia per sfatare gli stereotipi più diffusi su stage, colloqui, anno sabbatico e titolo di studio

(Pixabay)

«Con la laurea umanistica non vai da nessuna parte». «Gli stage? Sono solo sfruttamento». «Il talento? Se non ce l’hai sei fuori». E se invece tutto quello che ci hanno sempre raccontato sul mondo del lavoro non fosse poi così vero? Adecco Italia ha realizzato “Job Busters”, un podcast in dieci puntate per sfatare i dieci stereotipi sul lavoro che chiunque di noi, almeno una volta nella vita, si è sentito ripetere. Ad accompagnare i dieci appuntamenti è stata Federica Mutti, 24enne brand strategist e content creator esperta di digital marketing, che si è confrontata con una senior recruiter di Adecco e con ospiti di eccezione per mettere in discussione i luoghi comuni e le leggende che spopolano nel mondo del lavoro. Eccoli uno a uno.

1. Se non hai talento non troverai mai il lavoro dei sogni. Siamo d’accordo, in alcuni casi avere il famigerato talento in un particolare ambito può sicuramente aiutarti a raggiungere obiettivi che altri potrebbero solamente sognarsi ma, d’altro canto, se sei una persona particolarmente talentuosa potresti anche adagiarti sugli allori, con il risultato di non impegnarti abbastanza in un’attività specifica, spiega lo psicologo Luca Mazzucchelli. Ecco quindi che un dubbio inizia a instillarsi… E se il talento non fosse l’unica strada per ottenere successo e le aziende fossero più interessate a persone grintose e motivate? Grinta e talento possono senza dubbio intrecciarsi, ma spesso percorrono due binari paralleli senza incontrarsi mai, ecco perché non è raro che molti recruiter e aziende durante il processo di selezione premino i candidati che possiedono la prima.

2. I social sono solo una perdita di tempo. Quando ti dicono «i social sono solo una perdita di tempo», non ti curar di loro ma guarda e passa. Forse è vero, passare ore e ore a scrollare passivamente feed e saltare da una story all’altra di Instagram non può considerarsi produttivo, ma esiste un modo per sfruttare i social media per farsi notare e attirare l’attenzione dei recruiter. Fare Personal Branding sui social è possibile, come spiega Riccardo Scandellari, in arte Skande, uno dei massimi esperti della materia in Italia.

3. Nessuno legge il mio cv. Il primo scoglio di chi sta cercando lavoro: il temutissimo curriculum. I dubbi non finiscono mai: che formato uso? Cosa elenco tra le “precedenti esperienze lavorative” se sono alla prima? Lamentarsi e dare la colpa ad aziende e recruiter spesso è più semplice che interrogarsi sul perché un cv venga ignorato e cestinato. Chiara Carcano, senior recruiter di Adecco che negli anni ha analizzato decine di migliaia di curriculum, sfata i miti più comuni ed elenca gli errori da non fare assolutamente per scriverne uno vincente. Prima regola: una foto adeguata. Seconda: evitare gli errori grammaticali.

4. Anno sabbatico? Allora non hai voglia di lavorare… Mai affermazione fu più sbagliata. C’è chi, dopo la laurea o tra un lavoro e l’altro, decide di fermarsi un anno per viaggiare e capire meglio che fare della propria vita. Il cosiddetto anno sabbatico, insomma. Ma un’esperienza di questo tipo è davvero una perdita di tempo? Oppure puoi giocarlo a tuo vantaggio, anche in ottica professionale? E soprattutto, le aziende come reagiscono al “buco” di un anno sul cv? Riccardo Caserini, Senior Manager di LinkedIn, smaschera i tanti falsi miti legati al famoso Gap Year.

5. Gli stage? Sfruttamento legalizzato. Quante volte ti sei imbattuto in annunci simili: “Cercasi stagista con esperienza”? O peggio hai sentito di giovani che scaldano la sedia, fanno fotocopie e portano il caffè? Per non parlare dei racconti di quelli che lavorano al posto dei colleghi assunti (e pure gratis?). Gli stereotipi sull’argomento sono infiniti. Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice di repubblicadeglistagisti.it, mette a nudo tanti falsi miti. E se invece il tirocinio fosse un’opportunità di crescita, sia per te che per l’azienda? Se si trattasse di un’occasione unica per muovere i primi passi nel mondo del lavoro, trovare la tua vocazione e farti conoscere ed apprezzare?

6. Perché lo “Youtuber” sarebbe un lavoro? Fare video su Youtube? Facile, no? Ti metti davanti alla telecamera, dici qualcosa mentre giochi ai videogame ed è fatta. Insomma, professione che fai, stereotipo che trovi… No, non è per niente così. Come spiega Lorenzo Ostuni – in arte Favij – uno dei più noti Youtuber italiani, che mostra il “dietro le quinte” di questa professione che, sì, può diventare un lavoro vero e proprio. Ma quali sono le competenze necessarie per intraprendere una carriera nel social media marketing? E quali opportunità esistono per chi vuole lavorare con questi canali?

7. I colloqui: non sei raccomandato? Non li passi! Sostenere un colloquio è già un traguardo, ma prima di ottenere un contratto la strada potrebbe essere particolarmente insidiosa. Chiara Carcano, senior recruiter di Adecco, spiega i diversi step dell’iter selettivo e le diverse tipologie di colloqui. Oltre ai must have per un colloquio perfetto: preparazione, autopresentazione, attitudine, proattività.

8. Startup? In Italia non ce la puoi fare… Sei giovane e vuoi fare impresa nel nostro Paese? Lascia perdere, nessuno ti darà fiducia. Non siamo in America, non ci sono investitori. Sei pazzo, meglio il posto fisso. Ma è davvero così? Michele Cesario, fondatore e ceo di ComeHome, racconta la sua storia, aiutando a sfatare i numerosi miti che ruotano attorno al mondo delle imprese innovative, con un dizionario degli acronimi – tra cto, cmo e cfo – che può sempre tornare utile.

9. Laurea umanistica? Disoccupazione garantita! L’Italia è il terzo Paese al mondo per Skill Mismatch, che tradotto significa che forniamo laureati in scienze sociali e umanistiche, ma il mercato è a caccia di ingegneri, informatici e medici. E quindi, se hai una formazione prettamente umanistica sei spacciato? Assolutamente no! Andrea Facchini, Head of Experience in IBM, dimostra il contrario: gli studi umanistici non sono “inutili” e non comportano alcuna penalizzazione, anzi diventano un’arma a doppio taglio in azienda. Le società di oggi, infatti, hanno bisogno di figure ibride, che sappiano combinare competenze legate alla filosofia, alla retorica e alla comunicazione con conoscenze del mondo tecnologico. E le storie di successo sono numerose.

10. Hai grandi ambizioni? Fly Down!. «Da grande, voglio fare l’astronauta!». Può andar bene come sogno da bambino, poi meglio mollare. Trovare un lavoro è già un’impresa, aggiungici la crisi economica, la pandemia… Quindi dobbiamo abbandonare per sempre le nostre ambizioni? Linda Raimondo, per tutti Astro Linda, sfata l’ennesimo falso mito legato al mondo del lavoro. La giovane fisica spiega quanto siano importanti passione, volontà, perseveranza, oltre al diritto – e al dovere – di non smettere mai di credere ai propri sogni.

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