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Politiche in campoMalacrida: «Per la ripresa, lavoriamo sull’occupabilità dei lavoratori»

Nel corso de Linkiesta Festival, il Country Manager Italia del Gruppo Adecco ha partecipato al panel “Recovery Italia” con il viceministro all’Economia Antonio Misiani, l’eurodeputata Irene Tinagli e il segretario generale di Confartigianto Cesare Fumagalli. «Il Covid 19 ha messo sotto gli occhi di tutti l’urgenza di lavorare sulle proprie competenze e adattarle rispetto ai bisogni del mercato»

Previsioni, analisi, scenari e proposte di riforma del mercato del lavoro. Si è parlato della crisi legata alla pandemia, ma anche ricostruzione e ripresa nel panel “Recovery Italia” de Linkiesta Festival, a cui hanno partecipato il viceministro dell’Economia Antonio Misiani, la presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo Irene Tinagli, il country manager Italia di The Adecco Group Andrea Malacrida e il segretario generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, con la moderazione della giornalista Lidia Baratta.

Davanti alla seconda ondata di contagi, il governo – come ha spiegato Misiani – è intervenuto con ulteriori decreti di sostegno all’economia, modulati in base alle restrizioni regionali. E dopo un terzo trimestre che ha registrato un balzo ben oltre le previsioni, si prospetta però un quarto trimestre col segno meno. Ma i sussidi da soli non bastano. Serve pensare anche al futuro e al rilancio dell’economia. E quindi lavorare al Recovery Plan italiano, che potrà usufruire dei 209 miliardi in arrivo attraverso il programma Next Generation Eu.

I fondi europei, come ha spiegato Irene Tinagli, non saranno erogati però prima dell’estate 2021. Cosa fare nel frattempo? Quali iniziative intraprendere per far ripartire imprese e lavoratori?

«Occorre adottare il cambio di paradigma tra trovare un’occupazione e lavorare sulle proprie competenze per migliorare la propria occupabilità», risponde Andrea Malacrida. «Il Covid 19 ha messo sotto gli occhi di tutti la necessità di lavorare sulle competenze e adattarle ai bisogni del mercato». Un elemento questo, ammette Malacrida, che si è visto poco negli interventi del governo: «Cassa integrazione e fondo di integrazione salariale sono stati certamente importanti, ma devono essere completati con l’obbligo di percorsi formativi di adattamento alle nuove posizioni e ai nuovi bisogni richiesti dal mercato. Questa pandemia ci ha messo di fronte al fatto che più velocemente possono cambiare i bisogni del mercato e più velocemente possono cambiare le professioni. Quindi dobbiamo essere pronti a cambiare».

Un cambiamento che serve, secondo Malacrida, anche nella legislazione del mercato del lavoro. In particolare per quanto riguarda l’obbligo delle causali legate ai contratti a termine dopo i 12 mesi previsto nel decreto dignità. «L’incoerenza dell’apparato legislativo ha accelerato la perdita di posti di lavoro nella prima ondata del Covid», ha spiegato. «In quattro mesi si sono persi 500mila posti di lavoro».

Il governo, ora, nella legge di bilancio ha prorogato la deroga alle causali fino al 31 marzo. Ma «il decreto dignità va modificato», ribadisce Malacrida. Trovando concorde anche il viceministro Misiani, che propone di agganciare le causali alla contrattazione collettiva. «Se qualcuno due anni fa pensava di fare il decreto dignità per limitare gli abusi della precarietà, il risultato è che invece è stata esacerbata e accelerata la precarietà del lavoro. Impegniamoci per modificarlo», spiega il ceo.

La manovra 2021 prevede inoltre la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo. E poi cosa accadrà? «L’imprenditore medio italiano non ha voglia di licenziare dopo il 31 marzo», risponde Malacrida. «Nel terzo trimestre ci sono stati grandi segnali di ripresa, le aziende hanno voglia di riprendere le attività. Ma chi è deputato a creare delle soluzioni di supporto deve ascoltare chi lavora sul campo tutti i giorni». E invece, dice Malacrida, «noi non siamo mai stati ascoltati dal ministero del Lavoro».

Nel frattempo, gran parte delle aziende manifatturiere prova a sopravvivere. A soffrire, come testimoniato da Confartigianto, sono soprattutto le imprese più piccole, che poi sono la maggioranza in Italia. Mentre ci sono settori che, nella nuova economia della pandemia, sono letteralmente esplosi. «Assistiamo a una discesa del settore manifatturiero-metalmeccanico tradizionale dell’Italia stessa», spiega Malacrida, «e contemporaneamente a un’esplosione di settori come la cura delle persone, la sanità, le sanificazioni e il medicale, con la logistica e le consegne che hanno avuto una crescita incredibile».

Davanti a questo mercato del lavoro, completamente mutato rispetto a qualche mese fa, si deve agire allora «con la riqualificazione delle competenze dei lavoratori riadattandole ai nuovi lavori richiesti o che verranno richiesti», ribadisce Malacrida. «Questi significa lavorare sulla occupabilità».

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