Sabato e domenica in classeLa ministra De Micheli propone di aprire le scuole nel fine settimana

In un’intervista a Repubblica, la titolare del ministero dei Trasporti dice che siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù. E annuncia 10mila bus aggiuntivi per gli studenti. Ma la capienza dovrà restare al 50% fino all’estate

LaPresse

Dopo che i governatori regionali hanno chiesto di aspettare e riaprire le scuole superiori a gennaio, la ministra dei Trasporti Paola De Micheli dice a Repubblica che si tornerà sui banchi solo quando ci saranno le condizioni. E le condizioni riguardano anche l’organizzazione di treni, metro e bus che prenderanno studenti e pendolari insieme.

«Nessuno mi ha portato uno studio che dimostri che i trasporti sono la principale ragione della crescita della curva», ribadisce ancora una volta la ministra. «Ho sentito troppi scienziati parlare a braccio, in questo periodo. Poiché la politica, però, non si muove solo per scienza esatta, ma anche per rassicurare i cittadini, vi dico che le Regioni hanno messo a disposizione quasi diecimila bus aggiuntivi in tutto il Paese con le risorse assegnate dal governo. Sono pronti a scendere in strada, alcune città hanno già codificato le corse in più da fare». Si tratta – spiega – di pullman privati a noleggio «da sette e nove metri. Dodici per l’extraurbano. Abbiamo a bilancio 500 milioni di euro, duecento sono per il 2021».

Ma non basteranno a garantire il distanziamento sui mezzi pubblici. «Con 24 milioni di persone a bordo di mezzi dimezzati non sarà possibile», ammette De Micheli. «Siamo tornati alla capienza del 50 per cento e dobbiamo restarci almeno fino all’estate. Oggi per garantire lo stesso servizio in una città come Milano servirebbe far uscire dall’autorimessa, dalle 7 alle 9, altri cinquecento mezzi pubblici. Impossibile, dovremmo togliere dalle strade le automobili. A Milano possiamo aggiungere ottanta pullman, non di più. Lo stesso ci dicono le simulazioni su Roma, Napoli. Quasi tutte le città metropolitane non sono nelle condizioni di ospitare numeri così alti di nuovi mezzi pubblici».

E quindi, come si ottiene un trasporto a prova di contagio? «Con lo scaglionamento degli ingressi e delle uscite da scuola», risponde la ministra, sollevando un tema di cui si dibatte già da prima dell’estate. Gli scaglionamenti attuali sono «largamente insufficienti», spiega. «Dobbiamo spalmare l’entrata e l’uscita degli studenti sulle prime dodici ore della giornata, dalle 8 alle 20».

Un nuova organizzazione che – cosa che la ministra non esclude – potrebbe significare andare a scuola anche nel weekend. «Siamo in emergenza e credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato». E magari anche la domenica. De Micheli è cauta ma non lo eslcude: «Sono decisioni che vanno condivise con tutto il governo, ma, dicevamo, siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù. Ce lo chiedono diverse Regioni. Anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cambiati, cadenzati».

Ma di orari cadenzati si parla da maggio senza essere arrivati a nessuna soluzione. De Micheli dice che «ora serve un organismo, se possibile di carattere nazionale, che condivida con la scuola i dati e organizzi un piano istituto per istituto. Stiamo parlando di tre milioni di studenti delle superiori». Ma assicura che entro il 9 dicembre, data ipotizzata per la riapertura delle scuole, si potrà fare un piano di ingressi e mettere in strada già i nuovi bus per i ragazzi. Vedremo.

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