Bere in modo sicuroLa direttiva per migliorare la qualità dell’acqua del rubinetto

Nella sessione plenaria di dicembre il Parlamento europeo ha votato per introdurre limiti più severi su alcuni agenti inquinanti. Per migliorare l’accesso, gli Stati membri dovranno incoraggiare la fornitura gratuita negli edifici pubblici. Un risparmio di oltre 600 milioni di euro all’anno per le famiglie e una drastica riduzione della produzione di rifiuti in plastica.

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Un accesso più ampio, sicuro e consapevole all’acqua potabile grazie a norme qualitative più ambiziose per tutelare i cittadini europei da pericolosi contaminanti idrici come piombo, microplastiche e Pfas. Sono i pilastri della nuova direttiva europea, dedicata a questo bene essenziale, approvata in via definitiva, e senza emendamenti, il 15 dicembre.
Il testo legislativo, che arriva 22 anni dopo la precedente normativa, è il primo adottato in seguito a una mobilitazione di oltre 1,8milioni di cittadini, la campagna Right2Water (“L’acqua è un diritto”) del 2013.

I Paesi dell’Unione, in base alla revisione della direttiva, verranno incoraggiati a migliorare l’accesso all’acqua per i gruppi vulnerabili – come rifugiati, comunità nomadi, senzatetto e culture minoritarie e, parallelamente, a garantire la fornitura gratuita di acqua negli edifici pubblici e incentivare ristoranti, mense e servizi di catering a servire ai clienti acqua gratuita o a basso costo.

La riduzione dei rifiuti come effetto collaterale positivo
«La revisione della direttiva sull’acqua potabile – ha dichiarato ieri l’eurodeputato e relatore per il Parlamento Christophe Hansen (Ppe) – rende la nostra acqua più sicura, migliora l’accesso per i gruppi sociali più deboli e aumenta la trasparenza sulla qualità dell’acqua per i consumatori. Come effetto collaterale positivo, una maggiore fiducia nell’acqua potabile porterà a meno rifiuti plastici».

La qualità dell’acqua migliorerà grazie all’introduzione di limiti più severi per alcuni inquinanti. Entro l’inizio del 2022, la Commissione elencherà le sostanze autorizzate a venire a contatto con questo bene essenziale, spingendo i cittadini a preferire l’acqua del rubinetto a quella in bottiglia. Tra i numerosi vantaggi, questo comporterà per le famiglie dell’Unione un risparmio di oltre 600 milioni di euro all’anno e una drastica riduzione della produzione di rifiuti in plastica.

La direttiva potrebbe far bene soprattutto all’Italia che, tra tutti i Paesi dell’Unione, è quello che maggiormente si affida all’acqua in bottiglia. Nel 2019 ne consumava 200 litri pro capite contro, ad esempio, i 10 della Svezia, i 17 della Finlandia, i 20 della Danimarca. E, comunque, ben oltre la media europea di 118 litri.

Il primato di Right2Water
Right2Water è una iniziativa dei cittadini europei (Ice), cioè lo strumento che dall’aprile del 2012 consente di chiedere alla Commissione di legiferare in settori di competenza unionale, quindi di inserire una specifica questione nell’agenza politica comune. Per essere valida, una Cie deve presentare la firma di un milione di cittadini di almeno sette Paesi membri. Si tratta del primo strumento di democrazia partecipativa, introdotto dal trattato di Lisbona.

L’iniziativa Right2Water viene ufficialmente presentata dai suoi organizzatori alla Commissione europea il 20 dicembre 2013 con la richiesta di garantire a tutti i cittadini europei il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. escludere l’approvvigionamento idrico e la gestione delle risorse idriche dalle logiche del mercato interno e dalla liberalizzazione e intensificare gli sforzi per assicurare un accesso indiscriminato e universale all’acqua e ai servizi igienico-sanitari.

Poi, il 17 febbraio 2014, la Commissione riceve gli organizzatori, che propongono l’iniziativa al Parlamento europeo, e il primo febbraio 2018 viene presentata la proposta legislativa. «I cittadini hanno fatto sentire la propria voce con forza e chiarezza – aveva dichiarato in quell’occasione il primo Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans – chiedendo di avere accesso garantito all’acqua potabile. Abbiamo ascoltato e risposto al loro appello, effettuando un’analisi approfondita della legislazione vigente. Oggi proponiamo quindi di aggiornare il diritto dell’Unione, migliorando la qualità dell’acqua potabile e agevolando l’accesso dei cittadini laddove cioè è più importante. Insieme possiamo e dobbiamo tutelare la salute e la sicurezza dei nostri cittadini».

Da quando la direttiva entrerà in vigore, dodici giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale, gli Stati membri avranno due anni di tempo per apportare le modifiche necessarie agli ordinamenti nazionali e conformarsi alla nuova direttiva.

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