Tempo che fuLa Storia sotto l’albero

Abbiamo l’impressione di vivere un Natale fuori dall’ordinario. Ed è vero. Ma non è certo il primo. Da Carlo Magno alla Seconda Guerra Mondiale, il corso della storia ha più di una volta lasciato il segno su questa giornata

Il prossimo sarà un Natale diverso dagli altri. Forse un po’ più triste e solitario, da vivere in una più o meno ferrea clausura. O magari già aperto alla speranza di una ripresa alle porte. In ogni caso sarà una giornata che ricorderemo a lungo. E non sarà una novità. Nella storia non mancano gli esempi di un Natale fuori dall’ordinario per importanza o per le condizioni particolari in cui è stato vissuto.

Come quello dell’anno 800, quando a Roma, nell’antica Basilica di San Pietro, Carlo Magno viene incoronato Imperatore da Papa Leone III.  Quel Natale segna la nascita dell’Impero Carolingio (che diventerà Sacro Romano Impero) e forse anche della prima idea di Europa e di quello che oggi chiamiamo Occidente. Gli storici non lo raccontano, ma si può dare per certo che alla cerimonia sarà seguito un banchetto degno della circostanza. Una ricca tavola imbandita con carni arrostite e soprattutto selvaggina. Con un’aggiunta sicura: qualche portata a base di anguilla alla brace, una delle specialità preferite da Carlo Magno. Un capitone a Natale? Come dire niente di nuovo sotto il sole. Invece no. Qualcosa di nuovo era maturato e in quel banchetto natalizio trovò certamente definitiva consacrazione. Con Carlo Magno era cambiato il modo di stare a tavola. Aboliti i triclini della tradizione romana, i convitati cominciarono a usare le sedie, con le portate servite nei piatti e appoggiate su un tavolo, coperto da una tovaglia. E non solo: per la prima volta a quei banchetti erano ammesse anche le “donne oneste” e non solo le cortigiane. Era Natale e cominciava il futuro.

Un balzo di oltre mille anni e quell’Europa unita da Carlo Magno è in guerra. Franchi e Germani, asse portante dell’antico Impero, sono diventati Francesi e Tedeschi e si combattono dalle trincee, con Inglesi, Russi, Italiani e Austriaci. Ed è lì, nel freddo e nel fango, sotto il tiro dei cannoni e dei cecchini, che si trovano il 25 dicembre del 1914. Quello che succede in quella notte è difficile da trovare sui libri di storia, ma è raccontato dai protagonisti e ripreso in romanzi e film. È la “Tregua di Natale”. La sera della Vigilia mortai e fucili tacciono. Spontaneamente i soldati di entrambi gli schieramenti cessano il fuoco. Da una trincea sale un canto natalizio e i nemici si aggiungono al coro. Qualcuno si azzarda ad avanzare verso la terra di nessuno fino a incontrare altri giovani, con una divisa diversa. Succede in più punti del fronte e si ripeterà anche nel 1915, ma l’episodio più famoso si svolge a Ypres, in Belgio, dove si affrontano Inglesi e Tedeschi. La tregua dura per tutto il giorno di Natale. Saluti, auguri e scambio di poveri doni: sigarette e pagnotte, birra e scatolette. Come canta Mike Harding, “Parlammo, cantammo, ridemmo. E a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”. Poi i cannoni tornarono a sparare. Molti di quei soldati furono trasferiti altrove. Per morire lontano dai nemici conosciuti la notte di Natale.

Trent’anni dopo è ancora guerra. La più vicina, quella che qualcuno ancora ricorda per averla vista con gli occhi di bambino. Nel dicembre del 1943 Milano è già un cumulo di macerie. I bombardamenti dell’estate l’hanno devastata. Chi poteva farlo ha lasciato la città: gli sfollati si sparpagliano nei piccoli centri della Brianza o del Varesotto. Per chi resta a Milano festeggiare il Natale è difficile. Le porzioni quotidiane razionate dalla tessera annonaria diminuiscono ogni giorno: un etto di pane nero per persona. Quando si trova. Pasta e riso scomparsi. Il caffè e lo zucchero sono un sogno. Resta la borsa nera con i suoi prezzi astronomici. In campagna qualcosa bene o male si rimedia, ma in città… Raccontavano i milanesi di allora che in piazza del Duomo i piccioni erano spariti e che a chi aveva un gatto tutti raccomandavano di non lasciarlo uscire di casa. E allora – ricordavano – si poteva far festa anche con due cachi, miracolosamente scovati e gelosamente conservati sul davanzale della finestra, al freddo della notte. Milano, Natale 1943. Anche questo è da ricordare.

 

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