Preoccupazione a Bruxelles La linea del Quirinale: se non passa il Mes, si torna a votare

Il giorno decisivo è mercoledì 9 dicembre, quando Conte si presenterà in Parlamento in vista del Consiglio europeo. Quel giorno il governo potrebbe non avere i numeri per dare il via libera alla riforma del Fondo Salva Stati. Ma per il Colle si aprirebbe nei fatti una crisi. E anche in Europa cresce l’allarme per l’instabilità italiana

Foto Gian Mattia Alberto - LaPresse

Tra il negoziato per sbloccare il veto di Ungheria e Polonia sul Next Generation Eu da 750 miliardi e le trattative sulla Brexit, ora l’altra preoccupazione dell’Europa si chiama Italia – scrive Repubblica. Sale la preoccupazione di Bruxelles per i contrasti nella maggioranza di governo, aperti dalla fronda dei Cinque Stelle contrari al via libera alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Per l’Unione sarebbe incomprensibile se la battaglia dei grillini dovesse bloccare nuovamente il trattato del Fondo Salva Stati che recepisce le richieste italiane sul paracadute bancario. Rischiando per giunta di mandare all’aria un summit che è anche decisivo per la posta in gioco sul Recovery.

Per questo motivo, crescere il pressing europeo perché la maggioranza giallorossa trovi un compromesso in vista del voto del 9 dicembre che impegnerà il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a dare l’ok alla riforma nel summit del 10 e 11 dicembre. E le fibrillazioni italiane preoccupano anche sulla capacità futura di Roma di usare al meglio quei 209 miliardi che arriveranno dal programma di aiuti. Un ritardo del piano (ora si parla di una task force di 100 componenti e non più 300) o un cattivo uso dei fondi significherebbero anche un fallimento della svolta europea sugli eurobond.

Da Roma, anche il Quirinale segue con apprensione i giorni che avvicinano al passaggio parlamentare del 9 dicembre. Soprattutto perché se il governo, con una maggioranza europeista, dovesse cadere proprio su un tema di politica europea come quello del Mes scegliendo invece una linea anti-Ue, non ci sarebbe altra strada possibile che andare al voto anticipato. Secondo il Colle, la crisi porterebbe dritta alle urne – scrivono oggi i quotidiani. Uno strappo non permetterebbe a Conte di andare avanti come se nulla fosse.

Sarebbe impossibile – scrive Repubblica – considerando anche la posizione dei Cinque Stelle e di Forza Italia, mettere insieme una maggioranza in sintonia con Bruxelles. Nessuno potrebbe più accettare di fare un governo con un Movimento dimostratosi interlocutore non più affidabile con l’Unione, è l’avvertimento che arriva dal Quirinale.

Solo lunedì scorso il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, davanti ai suoi omologhi europei, aveva dato il suo ok alla riforma del Mes. Un no del Parlamento avrebbe l’effetto di isolarci su scala europea e soprattutto significherebbe una bocciatura plateale delle politiche del governo. Peggio di una sfiducia – commenta La Stampa.

Le dimissioni di Conte, in una ipotesi di questo tipo, andrebbero considerate un atto dovuto. Dopodiché, considerata la difficoltà di tirare fuori dal cilindro l’ennesima maggioranza, molto probabilmente non resterebbe che sciogliere le Camere e andare a votare per un Parlamento in versione ridotta dopo il taglio voluto proprio dai grillini. Figurarsi se personaggi come Mario Draghi si metterebbero alla guida di un governo allo sbando, nato sull’onda del no all’Europa.

Del resto, la possibilità di andare alle urne è percorribile ormai dopo il via libera del governo ai nuovi collegi elettorali. Manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: questione di giorni. Certo, andare a votare tra pandemia, piano vaccini e crisi economica in corso non è proprio lo scenario che il Colle si augura. Le vie dei compromessi tra Pd e Cinque Stelle, d’altronde, sono infinite.

 

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