Città nuovaCome Maran sta cambiando il volto di Milano, quartiere dopo quartiere

Durante la pandemia, il capoluogo lombardo ha accelerato i processi di innovazione sulla mobilità, sull’accessibilità e sulla sostenibilità. L’assessore all’Urbanistica è lo stratega di programmi come Piazze e Strade Aperte e Forestami

Piazzale Archinto (Comune di Milano)

Quei cambiamenti che i milanesi stanno trovando sempre più in giro per la loro città, all’assessorato all’Urbanistica del Comune di Milano li chiamano interventi tattici. Perché fanno parte di una strategia precisa basata su rapidità e flessibilità, certo, ma anche perché si stanno inserendo in maniera talmente silenziosa e organica nel processo di evoluzione della città che, trovandoseli davanti, non si può non accoglierli come cambiamenti positivi.

Aiuole, alberi, aree gioco, spazi sottratti al traffico e regalati ai piedi e alle gambe dei cittadini: è la svolta green, slow, smart e friendly di Milano, i termini che più rispecchiano lo spirito di metropoli internazionale che l’amministrazione cittadina coltiva ormai da diversi anni. Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica, verde e agricoltura, è uno dei protagonisti di questo processo. Obiettivo: realizzare una città «da 15 minuti», sull’onda di molti altri centri europei, a partire da Parigi. Ovvero, una città dove tutti i servizi essenziali, dal supermercato all’ufficio postale alle fermate del metrò, siano raggiungibili da casa entro 15 minuti a piedi o in bicicletta, in centro come in periferia. «Chi è in salute e può farlo dovrà trovare altre modalità di spostamento» che non siano l’auto o i mezzi pubblici, annunciava con decisione l’assessore già qualche mese fa. Gli sforzi dell’amministrazione vanno tutti in questa direzione.

Dal Comune confermano che si tratta di progetti avviati già da anni, che con la pandemia hanno soltanto visto un’accelerazione. L’attenzione verso l’ambiente, qui, è il filo rosso che lega tutti gli interventi. «Se penso alla Milano del futuro non posso che pensare a una città in grado di sperimentare ogni giorno, in ogni ambito del vivere, la trasformazione ambientale», dichiarava il sindaco Beppe Sala. Così, ad esempio, in primavera veniva lanciato l’ambizioso piano dell’assessore Granelli per la mobilità ciclabile, con l’aggiunta di 35 chilometri di piste, finora impossibile senza la riforma del codice stradale. A passo spedito procedono anche i lavori della nuova linea metropolitana, così come il potenziamento dei servizi di bike sharing e i monopattini elettrici (talmente popolari che, in realtà, hanno già dato qualche grattacapo all’amministrazione comunale, la quale sta introducendo regolamenti più stringenti per l’utilizzo).

Più recentemente, poi, è arrivato il varo del piano Aria e Clima che, a partire da gennaio, impedirà il fumo in molti luoghi pubblici, avvierà il cambio delle caldaie più inquinanti e aggiungerà stazioni di ricarica elettrica presso i benzinai entro i prossimi tre anni.

Piazza Sant’Agostino (Comune di Milano)

I mattoni della visione di questa nuova Milano sono diversi; molti portano la firma proprio di Maran. Fra i principali il piano “Strade Aperte”, che prevede l’istituzione di nuove aree pedonali, piste ciclabili, zone a velocità moderata (30 km/h) già triplicate in città e spazi pubblici tolti alle auto e popolati di tavolini. Molto hanno fatto le richieste dei cittadini attraverso l’assessorato alla Partecipazione e il contribuito dei volontari del terzo settore. La sperimentazione, per il momento, è partita dai quartieri di Isola e Lazzaretto, ma presto arriverà anche in altre zone: erano obiettivi già inseriti nel Piano di governo del Territorio varato a novembre 2019 e su cui ora si sta puntando per costruire la nuova normalità dopo il coronavirus.

A braccetto va anche “Piazze aperte”, il progetto che ha già rigenerato 15 piazze nell’ultimo anno e mezzo attraverso interventi veloci ed economici, a cui presto se ne aggiungeranno un’altra decina tra le 65 proposte presentate da cittadini e associazioni. Le ultime inaugurate sono piazza Archinto all’Isola, ufficialmente pedonalizzata con aiuole e alberi, e piazza Sant’Agostino, con i suoi 7mila metri quadrati ora rinnovati per ospitare 87 nuove piante e mantenere comunque lo spazio per il mercato del martedì e del sabato.

Anche in piazza Sicilia, viale Molise e via Toce sono state stabilite nuove aree pedonali sperimentali. Si tratta dei primi esempi di “zone scolastiche”, introdotte dalla riforma del codice stradale per migliorare la sicurezza e la qualità ambientale davanti alle scuole. Interventi che puntano a coltivare la vivibilità soprattutto delle famiglie e delle nuove generazioni. Così, in piazza Sicilia una nuova area pedonale di mille metri quadrati sarà presto attrezzata con tavoli da ping pong e da pic-nic, panchine, rastrelliere per biciclette e alberi in vaso, mentre in viale Molise 600 metri quadri saranno messi a disposizione dei bambini all’ingresso e all’uscita dell’Istituto Comprensivo ‘Tommaso Grossi’. In via Toce il tratto tra via Cusio e il parchetto intitolato a Bruno Munari è già stato pedonalizzato: diventerà un playground per i piccoli a tema gioco come strumento didattico e di aggregazione, con tanto di dipinti sull’asfalto a mo’ di libro.

Piazzale Archinto (Comune di Milano)

Una parte consistente degli interventi, oltre a migliorare la qualità della vita dei cittadini, è anche volta a favorire i commercianti: già durante la prima ondata della pandemia, alla fine del lockdown e con le prime riaperture il Comune si è distinto per la concessione di numerosi spazi antistanti bar e ristoranti per l’occupazione gratuita. Soprattutto durante l’estate, è stato un fiorire di sedute all’aperto e convivialità che hanno contribuito a ravvivare il commercio, pur mantenendo il distanziamento. Ad oggi, sono già state rilasciate 1800 concessioni equivalenti a 64mila metri quadrati di suolo pubblico; a breve il Comune varerà un regolamento sperimentale per proseguire le occupazioni con specifiche istruzioni.

L’idea è anche di consentire una ibridazione fra spazi di ristoro e di lavoro, sull’onda dello smart working: già oggi in città sono 65 i punti dove si possono prenotare postazioni per lavorare, favorite anche dall’app Nibol, che mette in rete bar e lavoratori agili per le ore meno frequentate. Così, i locali si trasformano anche in coworking, mentre startup come Offlunch e Streeteat offrono il servizio mensa a chi lavora da casa. Un nuovo panorama lavorativo “di prossimità”, che muove verso il recupero della lentezza nella città degli imbruttiti.

Ultimo ma non da ultimo, il programma Forestami, che prevede la piantumazione di 3 milioni di alberi in città entro il 2030. Ad oggi sono già 280.582 gli alberi piantati, per un totale di oltre 500mila piante raggiunte in città. L’obiettivo è di rendere Milano la “Capitale verde d’Italia”: un’ambizione e in un certo senso anche un obbligo, in quella che notoriamente è l’area più inquinata d’Europa.

Insomma, il futuro di Milano è visibilmente in costruzione, non solo in termini di cantieri, ma soprattutto di idee. «Chi non accelera i processi, perde delle opportunità», puntualizza Maran. «Noi abbiamo un compito storico, di aiutare le nostre comunità ad uscire da una condizione di emergenza. Dobbiamo farlo sapendo che nessuno ha la bacchetta magica su qual è il modo migliore per farlo, su quali sono i valori giusti e su quali sono le soluzioni migliori. I cambiamenti che abbiamo visto nello spazio pubblico sono stati i principali di questo semestre. La città mantiene un ruolo centrale, ma per farlo non volendo ritornare ai ritmi dell’ora di punta di prima, deve riscoprire altri valori. Il verde è un valore. Gli spazi di aggregazione per le famiglie sono un valore. Come altre città, anche noi stiamo lavorando a questo salto di qualità dell’implementazione dei servizi: fino ad oggi la città a 15 minuti è stata piazze pedonali, domani deve essere che i quartieri popolari tornano ad avere il medico di base facilmente accessibile».