Il piano fantasmaRecovery Plan: sabato parte la cabina di regia ma è scontro su chi la guiderà

I ministeri hanno chiesto 600 miliardi, ma ancora selezionare i progetti e scendere ai 209 miliardi in arrivo dall’Europa. Palazzo Chigi vorrebbe affidare le missioni a figure vicine anche alle piccole imprese, il Pd pensa ai supermanager. Mentre Angela Merkel ipotizza un piano B per il Next Generatio Eu senza Polonia e Ungheria

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Il consiglio dei ministri si riunirà sabato per varare la struttura, composta da sei missioni guidate da altrettanti capimissione, che presiederà all’attuazione del Recovery Plan nazionale. Ovvero il piano con i progetti da realizzare mediante i 209 miliardi in arrivo dal programma europeo Next Generation Eu.

Sarà necessario un provvedimento legislativo, forse un emendamento alla legge di bilancio. Ma – scrive Repubblica – nella maggioranza ci si scontra già sui nomi dei manager che dovranno guidare il Recovery Plan e sui progetti da finanziare con le risorse Ue.

Anzitutto, dai 600 miliardi chiesti dai ministeri bisognerà scendere ai 209 miliardi stanziati. Sarà compito della riunione di governo di sabato infatti ricondurre all’interno del perimetro delle risorse assegnate dall’Europa all’Italia gli attuali progetti “candidati” che ancora ammontano sulla carta a 600 miliardi di spesa.

Allo stesso tempo il governo approverà, per inviarla alle Camere, la nota di aggiornamento alle Linee guida confezionate a settembre dal Ciae, il Comitato interministeriale per gli Affari Europei, e approvate dal Parlamento a ottobre. Ieri il ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola ha confermato che la nota di aggiornamento sulle linee guida è in arrivo e ha assicurato che le Camere avranno la «parola finale». Subito dopo, il nuovo aggiornamento sarà messo sul tavolo del dialogo con Bruxelles in attesa che l’Europa fissi la data precisa per l’invio del nostro piano.

Concretamente al nastro di partenza ci saranno 60 progetti, divisi in sei missioni, guidate da sei manager che dovranno occuparsi di dieci progetti a testa. Ma proprio sui nomi e sui profili dei sei manager nelle ultime ore si aperto un braccio di ferro all’interno del governo: una parte del Pd vorrebbe procedere subito con supermanager di spicco provenienti dalla grande impresa, mentre Palazzo Chigi frena sui tempi e sostiene che ci vorrebbero nomi anche non altisonanti ma che siano soprattutto vicini alla media e piccola impresa italiana.

I macrosettori individuati dal governo sono: digitale, green, istruzione, infrastrutture, sanità, equità di genere e formazione. Il piano – secondo i parametri della Commissione – destinerà il 57 per cento del totale tra il green e la digitalizzazione. Con un focus all’industria 4.0 e agli investimenti nel settore pubblico, puntando alle infrastrutture tecnologiche con il rafforzamento di banda larga e 5G.

Mentre in Europa, ancora alle prese con le minacce di veto di Ungheria e Polonia sulla clausola dello stato di diritto, Angela Merkel starebbe studiando un piano B per approvare il quadro pluriennale, a cui è collegato il Next Generation Eu, entro fine anno. Come? Trasformare il programma di ripresa in un accordo intergovernativo a 25 senza Ungheria e Polonia.