Cancel culture al museoIl piccolo caso del murale “razzista” nel ristorante della Tate Britain

Realizzato nel 1927 per abbellirne le pareti, rappresenta una immaginaria partita di caccia dove, tra animali di fantasia ed esotismi, compaiono due bambini neri legati a un carro e delle caricature di cinesi. Non è più accettabile, ma dal momento che non può essere rimosso, renderà necessario chiudere la sala, con conseguente danno economico

da Wikimedia Commons

Per essere «la stanza più piacevole del mondo», ha già fatto arrabbiare molte persone. Al centro delle polemiche c’è, da qualche settimana, la sala del ristorante Rex Whistler, nella galleria Tate Britain, galleria dedicata alle opere pittoriche della tradizione britannica.

Il problema è il dipinto murale, che va dal pavimento al soffitto, intitolato “The Expedition in Pursuit of Rare Meats”, e che presenterebbe dei tratti considerati razzisti dalla stessa commissione etica della Tate.

L’opera, realizzata nel 1927 per l’inaugurazione del ristorante e commissionata dall’allora direttore Charles Aitken, rappresenta la spedizione di caccia del Duca di Epicurania, una terra immaginaria, dove ci si sposta con ogni mezzo possibile (biciclette, carri e cavalli) e si esplora un mondo di fantasia, dove si incontrano unicorni, cani da tartufo e grandi mangiatori.

Ci sono però, anche alcuni bambini neri messi in schiavitù, legati a un carro e costretti a correre, oltre che a personaggi orientali (con ogni probabilità cinesi) rappresentati in modo caricaturale. All’epoca poteva essere il murale «più piacevole del mondo», oggi non più.

Anzi. Le prime petizioni, sollevate nel 2020 dal collettivo The White Pube, sottolineavano la pericolosità di lasciare in un ristorante «high class, frequentato da bianchi anziani, un’opera d’arte di questa orribile natura». Il dipinto non piace: «Sembra più il concept di un film horror anziché ciò che la più rispettabile istituzione artistica britannica ha da offrire per una cena di livello». E pensare che erano state spese, nel 2013, almeno 45mila sterline per rimetterlo a nuovo. In ogni caso, concludono, il razzismo «come forma di godimento» a cena «non è accettabile».

Nonostante le figure incriminate siano comunque laterali, confinate in una posizione molto bassa e pertanto poco visibili, la Tate ha deciso di prendere sul serio la denuncia. Ha incaricato la sua commissione etica di valutare la questione ed è arrivata alla conclusione che sì, il murale è «razzista in modo inequivocabile», e l’utilizzo della sala come ristorante ha solo peggiorato la situazione.

È importante, insomma, riconoscere la presenza di materiale inaccettabile «collegato a un’epoca lontana». Però, aggiunge, il dipinto non si può rimuovere. Per varie ragioni, è stato catalogato come “opera del patrimonio che non può subire alterazioni e ricollocamenti”. Insomma, è razzista ma resta dove è. Per neutralizzare il suo potenziale, di conseguenza, si rende necessario chiudere il ristorante.

Sembra semplice, ma conti alla mano si tratta di una pessima notizia per i bilanci dell’istituzione, già messi a dura prova dalla pandemia. Nel 2020 ha già dovuto lasciare a casa molti dipendenti. E la chiusura del ristorante (per adesso fissata fino all’autunno 2021) potrebbe infliggere un ennesimo colpo alle sue finanze.