La lettera Il commissario Arcuri dice che non siamo in ritardo sui vaccini

Sul Corriere il capo di Invitalia, chiamato a gestire l’emergenza Covid, scrive che è troppo presto per fare bilanci sul piano italiano. E promette entro fine gennaio personale formato in campo per la somministrazione ed entro fine febbraio oltre 1,8 milioni di vaccinati

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

«Sono passati solo quattro giorni dall’inizio della campagna, è davvero presto e sarebbe strumentale fare già consuntivi». Il commissario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri in una lettera al Corriere della sera respinge le critiche sui ritardi italiani nella campagna di vaccinazione, in risposta alle domande rivolte ieri da Antonio Scurati sul quotidiano.

«Per vaccinare il numero massimo di cittadini italiani nel tempo più breve possibile servono un numero adeguato di vaccini, un piano logistico e organizzativo efficiente e strutture capaci di somministrare le due dosi rapidamente e nel corretto intervallo», spiega Arcuri.

Partendo dalle dosi dei vaccini, il commissario scrive che «l’Italia ha promosso un sistema centralizzato, conferendo all’Ue la responsabilità di negoziare con le aziende produttrici, di acquistare il massimo numero possibile di dosi e di ripartirle fra i Paesi membri in percentuale alla popolazione. A noi tocca il 13,46%. Non solo: tutti i Paesi si sono impegnati a non procedere ad acquisti diretti». Fino ad oggi, come si sa, l’Ema ha autorizzato soltanto il vaccino prodotto da Pfizer-Biontech. «Nei prossimi giorni tutti facciamo il tifo perché venga autorizzato quello di Moderna. All’Italia spettano quest’anno 40 milioni di dosi Pfizer: si comincia con 2.349.750 a gennaio e 1.879.800 a febbraio, con una frequenza di 470mila dosi la settimana», spiega Arcuri. «Saremmo i primi a volerne molti di più. Perciò aspettiamo Moderna: sarebbero altre 20 milioni di dosi per l’Italia».

Ma la campagna procede a rilento. Arcuri risponde che «dopo il simbolico vaccine-day del 27 dicembre, il primo stock è arrivato cinque giorni fa. È stato attivato l’articolato piano logistico e organizzativo che abbiamo predisposto. In poche ore i vaccini, insieme a siringhe, aghi e diluenti, sono stati consegnati ai 293 punti di somministrazione preposti alla vaccinazione. Che spetta alle Regioni. Basterebbe andare sul nostro sito che informa i cittadini sull’andamento della campagna di vaccinazione per conoscere gli indirizzi di questi centri».

Ma, spiega Arcuri in merito alle asimmetrie tra le Regioni nei tempi e nelle modalità di somministrazione, «sono passati solo quattro giorni dall’inizio della campagna, è davvero presto e sarebbe strumentale fare già consuntivi. Sono certo che lo spirito di collaborazione che abbiamo messo in campo porterà rapidamente ad azzerare queste asimmetrie. E se così non sarà di certo non mi esimerò dal denunciarlo».

In queste prime settimane i destinatari dei vaccini sono i medici, gli infermieri e le Rsa. «Poi serviranno dei rinforzi», ammette il commissario. «Abbiamo avviato una “call” pubblica e ricevuto 22mila candidature di medici e infermieri. Quattro giorni fa è entrata in vigore la norma che ci consente di attivarli. I primi saranno formati ed inviati sui territori entro la fine del mese. Per raggiungere la fatidica immunità di gregge servono i vaccini, un piano e la capacità di somministrarli in fretta. Non servono astrazioni o pregiudizi».

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