Troppo petalosi, poco funzionaliLa gran confusione del bando di Arcuri per realizzare i padiglioni per la vaccinazione

Il Commissario straordinario prosegue il piano per la costruzione degli hub primula. Tra perplessità tecniche e questioni di sostenibilità economiche, in molti però continuano a interrogarsi sulla reale utilità di queste strutture sanitarie

Stefano Boeri

Mentre l’Italia è alle prese con gli intoppi della campagna di vaccinazione e una crisi di governo, il Commissario Straordinario Domenico Arcuri prosegue con il bando di gara per la realizzazione dei padiglioni primula per l’immunizzazione di massa.

Il progetto è stato pensato in collaborazione con l’architetto Stefano Boeri e già nella prima metà di dicembre aveva fatto discutere. In molti infatti si sono interrogati sulla necessità di allestire dei padiglioni per gestire la vaccinazione, considerando anche costi e tempistica del progetto.

Leggendo il bando che regola l’operazione, le perplessità aumentano. Innanzitutto i tempi. Il bando, pubblicato il 20 gennaio, riguarda «l’affidamento della progettazione di dettaglio, ingegnerizzazione, fornitura in opera, manutenzione, smontaggio e messa a dimora di padiglioni temporanei destinati alla somministrazione dei vaccini anti Covid-19» per un minimo di 21 padiglioni, e prevede soltanto una settimana di tempo per presentare le offerte tecnico-economiche. In sette giorni quindi le aziende candidate dovranno presentare un’offerta economica complessa e poi avranno soltanto trenta giorni per la progettazione esecutiva e la realizzazione. Il testo prevede anche che i tempi di risposta dell’intervento di riparazione in caso di necessità siano di trenta minuti dalla chiamata.

«Il problema è che il bando ha delle contraddizioni troppo evidenti al suo interno» spiega Carlo Quintelli, docente di Ingegneria e Architettura all’Università degli Studi di Parma. «I limiti riguardano anche l’aspetto delle strutture: dalla distribuzione degli spazi e delle persone, alle dimensioni delle zone interne e l’intersezione tra loro» continua Quintelli.

C’è poi la questione dei costi. Nel bando, il Commissario si riserva la facoltà di richiedere la produzione di padiglioni sino a 1.200 unità. La somma al metro quadrato è di 1.300 euro più IVA. Considerando che ciascuna struttura è di 315 metri quadrati, il costo è di 8-9 milioni di euro per 21 padiglioni – con un costo massimo di 400 mila euro per unità. Che lieviterebbero a una somma spropositata se prendesse seriamente piede l’idea di fabbricarne 1.200. «E suona male anche che il punteggio di aggiudicazione del bando si basi al 70% sulla qualità tecnica e il 30% su quella economica delle offerte», puntualizza il docente.

Su questo punto, oltre ai dubbi tecnici, è emersa anche una denuncia da parte della Feu (Filiera Eventi Unita), che raggruppa tutte le aziende e i professionisti degli eventi su scala nazionale. L’associazione ha contestato la scelta di mettere in atto un progetto così dispendioso quando ci sono i magazzini colmi di gazebo dallo scorso marzo. «Uno spreco inaccettabile – segnala il presidente di Feu Adriano Ceccotti -, costi esorbitanti per la realizzazione ex novo di strutture che finiranno poi chissà dove, quando le nostre aziende, totalmente ferme da marzo 2020 e senza ristori, si sono da sempre rese disponibili a sostenere con la propria professionalità e le proprie attrezzature, già pronte e ferme nei nostri magazzini a cifre assolutamente convenienti, la realizzazione di padiglioni temporanei per la vaccinazione di massa. Perché diciamocelo chiaro serve solo un luogo adatto dove vaccinarsi e non serve una primula».

L’associazione potrebbe fornire un servizio capillare sul territorio, arrivando perfino a soddisfare la richiesta dei 30 minuti per i tempi di risposta per interventi di riparazione in caso di necessità. «La nostra associazione potrebbe fornire nello specifico: tensostrutture, allestimenti, service audio video/luci, personale per eventi pubblici e fieristici (hostess & steward), agenzie di organizzazioni di eventi, trasporti e logistica in pratica, tutte le professionalità richieste da Arcuri – conclude Ceccotti – ma nessuno ci ha chiamato».

Il bando, sempre in termini di bilancio tra costi e vantaggi, lascia poco spazio a un’equità di mercato, in quanto le aziende ammesse devono aver dichiarato e dimostrato di «aver eseguito forniture analoghe nell’esercizio finanziario 2017-2019 almeno pari al valore di Euro 154.791.000,00». A ciò si aggiunge anche la sostenibilità della struttura stessa. Come verranno utilizzati i padiglioni una volta termina la campagna i vaccinazione? L’ultima risposta è di Stefano Boeri ad Artribune: «Un progetto di massima per padiglioni temporanei pensati per essere facilmente smontabili e riutilizzabili in prossime situazioni di emergenza».

Ma anche qui i dubbi non mancano: «Una tensostruttura circolare è difficilmente impiegabile una seconda volta. Almeno che non si voglia fare un circo. E poi non vedo la logica dello sforzo di creare ex novo quando si può sfruttare materiali e competenze già assodate», assicura Angela Orecchio di Feu.

Infine c’è la questione qualitativa. Parcheggi, separazione dei flussi, distanziamento sociale, altezze dei locali livelli di aerazione, tetti e perfino il numero dei bagni. Oltre ad essere molto lontana dai modelli tedeschi e inglesi (i primi si sono affidati perfino a pullman ad hoc, mentre i secondi a una planimetria del Royal College in UK di agosto 2020), la cartina della “primula” frena l’ambizione di una somministrazione rapida ed efficiente. «Ognuno di questi padiglioni – spiega Quintelli – è in grado di effettuare 6 vaccinazioni alla volta per la durata, compresa anamnesi, di 10/15 minuti a seconda dei soggetti. Approssimando: 30 vaccinazioni/ora per 10 ore, ovvero si vaccinano 27.000 persone in tre mesi».

Quindi? «Per un centro da 100.000 abitanti il padiglione da quasi mezzo milione di euro li vaccina tutti, ma ci vuole un anno. Mentre per un piccolo centro da 30.000 abitanti, spendendo molto meno, si potrebbe registrate la stessa portata di vaccini nella sala civica, in quella parrocchiale o nella palestra» dice il docente.

A questo si aggiunge il fatto che il bando lascia la qualità del padiglione alla libera interpretazione dei costruttori,  salvo «l’assoluta immodificabilità dell’estetica del progetto». Ovvero la primaria attenzione del documento è per l’estetica, nonostante si parli di una struttura con finalità tecnico sanitarie. Per tutto il resto un “fate vobis”.

Se invece ci vogliamo soffermare meno sull’estetica e di più sulla funzionalità, lo scheletro tecnico del padiglione prevede «16 persone in un’area di attesa di circa 40 metri quadrati che funge anche da ingresso/uscita, punto reception, disimpegno ai corridoi, dove tutti incrociano tutti. Uno spazio oltretutto alto solo 2.70 metri con volumi d’aria limitati e che andrà fortemente depressurizzato» continua Quintelli.

Lasciano perplessi anche le misure dei vari locali: 2,60 metri di profondità per gli spazi anamnesi e vaccinazione, corridoi da 1,40, sala attrezzata «per reazioni avverse» da circa 9 metri quadrati e, con una media di 50 persone sempre presenti nella primula, due soli bagni per i pazienti e uno per gli operatori. Il bando infine precisa che «la presentazione dell’offerta non vincola il Commissario straordinario ad affidare la realizzazione dei padiglioni». Come dire, «è stato un’idea esemplare, ma stavamo scherzando».

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