Crisi formaleGiuseppe Conte si dimetterà domattina

L’idea del premier è quella di ottenere dal presidente della Repubblica il via libera per la formazione di un nuovo esecutivo. Un ruolo fondamentale lo avranno i “responsabili”: se Conte dovesse trovare al centro un gruppo consistente di parlamentari in appoggio al suo nuovo governo potrebbe fare a meno del sostegno di Italia viva e di Matteo Renzi. Una strada quasi impossibile

Lapresse

Sarà una settimana decisiva per il governo. Un’altra. Domani il presidente del Consiglio Giuseppe Conte salirà al Colle per presentare ufficialmente le sue dimissioni. L’idea è quella di ottenere dal presidente della Repubblica il reincarico per la formazione di un nuovo esecutivo, il Conte-ter. Prima però, alle 9, ci sarà il Consiglio dei ministri con cui il premier comunicherà il programma alle forze di maggioranza.

Un ruolo fondamentale lo avranno i “responsabili”: se Conte dovesse trovare al centro un gruppo consistente di parlamentari in appoggio al suo nuovo governo potrebbe fare a meno del sostegno di Italia viva e di Matteo Renzi.

Mentre per quanto riguarda Forza Italia, Silvio Berlusconi ha fatto capire che il suo partito non è in trattativa per un eventuale sostegno al governo in carica. Il leader forzista ha spiegato che se non ci sarà l’opportunità di formare un governo stabile per guidare il Paese in una fase di emergenza occorre andare al voto.

In ogni caso, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella concederà un nuovo incarico solo se Conte dovesse trovare una “quarta gamba”: servirà una maggioranza allargata e una squadra dei ministri rinnovata, frutto di un accordo politico che poggi non solo sulla maggioranza attuale ma anche su un nuovo gruppo parlamentare.

Conte avrebbe preso questa decisione in vista del voto in Parlamento di mercoledì 27 gennaio sulla relazione sulla Giustizia del ministro Bonafede. L’esecutivo, a differenza di quanto avvenuto per il voto di fiducia della scorsa settimana, rischierebbe di non avere i numeri.

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