Inside TallinAnche l’Estonia ha la sua crisi di governo

Il premier Juri Ratas si è dimesso dopo uno scandalo di corruzione che ha coinvolto il suo Partito di Centro. Kaja Kallas, capo del partito riformista è incaricata di formare un nuovo esecutivo: potrebbe essere la prima donna della storia del Paese baltico a ricoprire questo ruolo

LaPresse

Una crisi di governo e un nuovo incarico nel giro di 24 ore, nel pieno di una pandemia. No, non è l’Italia, ma l’Estonia, dove il primo ministro in carica dal 2016, Juri Ratas, si è dimesso a seguito di uno scandalo di corruzione che ha riguardato il suo movimento, il Partito di Centro, facendo così cadere il governo. Al suo posto la presidente della Repubblica Kersti Kaljulaid ha chiamato Kaja Kallas, capo del partito riformista, chiedendole di formare un nuovo governo. Se dovesse ottenere l’approvazione del Riigkogu, il Parlamento monocamerale estone, sarebbe la prima donna a diventare premier nella storia del piccolo stato baltico.

«Sia il popolo estone che io ci aspettiamo che il Paese abbia rapidamente un governo attivo e competente, che si concentri sulla gestione della pandemia e della crisi economica e sul miglioramento delle nostre vite», ha dichiarato la presidente Kaljulaid, non dimenticando che dall’inizio dell’emergenza l’Estonia, Stato da oltre 1 milione e 300 mila anime, ha registrato 34 mila positivi e oltre 300 morti.

Proprio al coronavirus è legato lo scandalo che ha causato un vero e proprio terremoto politico nel governo. Infatti, le dimissioni di Ratas sono arrivate dopo che il procuratore generale estone, Taavi Pern, ha dichiarato che il Partito di Centro e il suo segretario generale, Mihhail Korb, sarebbero responsabili di aver agevolato un prestito statale da 39 milioni di euro, destinato alle aziende in crisi a causa del coronavirus, per un’impresa amica coinvolta in un progetto immobiliare nel porto della capitale Tallinn.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbero Kersti Kracht, consigliere del ministro delle finanze Martin Helme, ma soprattutto Hillar Teder, uno dei principali finanziatori del Partito di Centro. Secondo gli inquirenti Korb avrebbe chiesto a Teder di finanziare con un milione di euro il partito, in vista delle comunali di Tallinn del 2021, in cambio di una buona parola per un prestito da 39 milioni per portare avanti il progetto immobiliare della società Porto Franco, di proprietà del figlio di Teder, Rauno, che però era rimasto senza fondi.

Il prestito era poi stato concesso dall’agenzia statale di credito Kredex suscitando subito scalpore, visto che gli assegni governativi erano sempre stati assegnati a società colpite dalla pandemia e mai a progetti incompiuti. In un lungo post su Facebook il primo ministro Ratas si è lungamente difeso, sostenendo che «come capo del governo, non pensavo che nel caso di Porto Franco alcun ministro o partito avesse cercato d’influenzare le decisioni del governo in una direzione illegale».

La caduta del governo segna così la fine della coalizione ultraconservatrice, in carica a Tallinn da 20 mesi, che aveva intenzione di fissare un referendum in primavera per stabilire come l’unico e vero matrimonio sia l’unione tra uomo e donna, andando contro il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso, diventato legale nel 2016 ed equiparato alle altre unioni nel 2019. Un’esperienza governativa turbolenta, resa ancor più instabile dalla presenza del movimento di estrema destra EKRE, presente nella maggioranza insieme all’Unione di Centro del premier e al partito conservatore Unione di patria, e guidato dal ministro delle finanze Martin Helme.

Commenti razzisti e omofobi (parla da sé lo slogan anti-immigrazione del loro leader “Se sei nero, torna indietro”), insulti alla prima ministra finlandese e pochi giorni fa l’ultimo episodio: in una trasmissione radiofonica Mart e Martin Helme avrebbero messo in dubbio non solo l’esito delle elezioni americane ma anche la credibilità dell’ultima tornata elettorale nella vicina Lituania, tenutasi lo scorso ottobre. Vilnius non ha particolarmente gradito queste insinuazioni, costringendo il premier Ratas a scusarsi immediatamente a nome di tutto il governo.

Un degno epilogo per una maggioranza formatasi in maniera quasi inaspettata dopo le elezioni del 2019, che hanno visto la vittoria del partito riformista di Kallas, costretta però a restare all’opposizione dopo la scelta di Ratas di rimanere alla guida dell’esecutivo, ma questa volta con i conservatori e gli estremisti. Una decisa virata a destra che ha segnato un brusco cambio di passo per un Paese da sempre visto come liberale e centrista e ritenuto un baluardo contro la Russia sin dalla sua entrata nella UE e nella NATO, nel lontano 2004.

In questi anni la politica atlantista dell’Estonia non è però mai stata messa in discussione, come dimostra non solo la visita del 2017 a Tallinn del vicepresidente statunitense Mike Pence, ma anche la visita a Washington di Ratas, a cui ha fatto seguito la scelta delle autorità estoni di escludere aziende come Huawei dalla costruzione della rete 5G nel Paese.

Il principio atlantista rimarrà un caposaldo anche nella politica estera del (probabile) nuovo governo di Kallas ma la priorità spetterà ancora all’emergenza legata al Covid-19. Nella prima settimana del 2021 il tasso di infezione per 100 mila abitanti dell’Estonia era quasi 10 volte superiore a quello del vicino finlandese: se a Helsinki è arrivato a 61,8, quello di Tallinn invece era a 603, 63 (dati Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Un valore che però pone comunque l’Estonia tra i Paesi virtuosi dell’area baltica: lo dimostrano i dati della Lettonia, di poco superiori (689,49), e quelli della Lituania, tra i peggiori del Continente (1004,84).

Infatti, in Estonia le regole sono state chiare fin dall’inizio: mascherine e distanziamento, tamponi e utilizzo di un’app per il tracciamento, chiamata HOIA, che in estone significa “prendersi cura”. Regole che non mancano anche per la somministrazione del vaccino (al 13 gennaio si contano 14897 vaccinati). Un piano che procede ancora a rilento: non è un caso che l’Estonia sia a metà classifica per vaccini somministrati nei 27 Paesi europei, secondo i parametri di Ourworldindata.org.

Le ragioni sono però piuttosto chiare: finora, secondo quanto previsto dalle autorità sanitarie estoni, sono stati vaccinati soltanto medici e operatori sanitari con i primi vaccini di Pfizer, che manderà a Tallinn 300 mila dosi in totale. L’arrivo di Moderna (che ne invierà 117 mila) e, a seguire, degli altri dovrebbe accelerare un piano vaccinale finora andato avanti con il freno a mano tirato, visto il timore di non poter fare la seconda puntura ai primi vaccinati dopo tre settimane. «Con l’arrivo del vaccino di Moderna accelereremo la campagna vaccinale», ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Martin Jesse.

Dopo la vaccinazione di tutti i medici e gli operatori sanitari, circa 30 mila persone, seguirà quella di dipendenti e ospiti di case di cura, circa 25 mila individui, e di tutti gli over 70 e quelli con determinate patologie cioè la fascia più numerosa, con oltre 260 mila persone. A partire dal secondo trimestre del 2021 tutti i cittadini potranno chiedere di essere vaccinati presso gli ospedali, le case di cura e presso i centri dei medici di famiglia in maniera gratuita.