In serie I dolci di Bridgerton

Quanto può essere buona una serie tv? Dipende da come la cuciniamo. Ecco qualche spunto per vivere anche dal divano alcune delle scene più gustose del racconto regency cult del momento. Così potrete giustificare l’ammirazione verso il tenebroso protagonista millantando l’interesse gastronomico

Le serate di fine festività si sono equamente divise tra la visione di Sanpa e quella della nuova serie della regina Shonda, che ci ha deliziati con una chicca fatta di colori supersaturi, miscele culturali antistoriche ma dal risultato estetico più che accattivante, location da favola e ambientazioni principesche. Le attenzioni erano tutte rivolte alla coppia cult, lei ingenua e perfettina, lui (indubitabilmente) bello e (forse non abbastanza) dannato.

Ma di sicuro la ricerca non si è limitata a castelli e dimore, ma è stata puntualissima anche nei piccoli particolari legati alla tavola.

Fin dalla scelta dei colori assegnati alle varie famiglie. Come ha spiegato a Town & Country lo scenografo Will Hughes-Jones, il blu Bridgerton è una tonalità molto specifica: l’iconico Wedgewood Blue, che è sinonimo della raffinata porcellana inglese, particolarmente popolare durante il periodo in cui è ambientata la serie.

 

E se un hotel di Tokyo si era immaginato il buffet ispirato ai dolci assaporati da Maria Antonietta nel film Marie Antoinette di Sofia Coppola, magari a qualcuno verrà presto in mente di accoglierci in pieno stile Bridgerton. 

Ma se allora andavano forti i macaron, nel mondo fatato e coloratissimo supersaturo dell’Inghilterra vanno a mille le charlotte. Sculture di bavaresi e savoiardi a prova di gravità. Che riprendono i colori degli abiti e degli allestimenti. 

Come trasportare il mondo della duchessa di Hastings a casa? Imparando a creare un perfetto set colorato, ma anche cucinando i dolci che svettano sulle tavole dorate e ricchissime che costellano le scene dei ritrovi dell’alta società londinese dell’epoca.

Di sicuro, possiamo iniziare servendo un tè. Ghirlande, guanti lunghi, cappelli a cilindro e un servizio da tè all’altezza della situazione ci porteranno nella giusta atmosfera, ma quello che davvero serve è saper preparare una charlotte. Perché è quella “la” torta che fa la tavola. Come sempre quando si tratta di ricette di tradizione, innumerevoli gli aneddoti sulla sua storia: forse di origine russa, potrebbe ricordare per la forma le cuffiette increspate delle donne francesi del 700. Oppure riportare al termine charlyt, che in inglese arcaico significava budino. Oppure ancora essere il dolce preferito della regina Charlotte, moglie di Giorgio III.

Se sul nome abbiamo molti dubbi, sulla ricetta sono molti meno: ripieno cremoso, budino o bavarese, struttura composta da biscotti, di solito savoiardi o pan di spagna. Il tutto completato da decorazioni ricche a base di frutta. Più o meno è tutto qui: ma la difficoltà sta nella decorazione e nell’assemblaggio.

Nella sua versione semplice o in quella ai frutti di bosco basta lasciarsi andare alla creatività per rivivere le atmosfere della serie.

La storia si svolge tra il 1813 e il 1827, in piena epoca regency: il periodo storico inglese, che va dal 1811 al 1820, durante il quale il Principe di Galles, Giorgio, salì al potere appoggiato dai Lord Commissari, con la carica di reggente, a causa dell’inabilità del padre al governo. Per estensione, consideriamo epoca regency gli anni che vanno dall’inizio dell’Ottocento fino agli anni ’30 dello stesso secolo: è un periodo di transizione fra l’epoca georgiana e quella vittoriana, un trentennio denso di avvenimenti e di grandi mutamenti culturali e sociali.

Ma al di là dei dolci, cosa e come si mangiava in epoca regency

Di sicuro Jane Austin non poteva smettere di mangiare le sue focaccine. Piaceranno anche alla duchessa di Hastings? 

Mentre ci riflettiamo, rimaniamo in trepidante attesa della seconda serie. I rumors dicono che dovremo aspettare il 2022. Nel frattempo, possiamo studiare meglio come preparare la bavarese.

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