Oh cook!Come ti dissacro le trasmissioni tv

È l’ironia l’ingrediente segreto di una nuova, avvincente serie tv che parla di cibo e lo fa per la prima volta in maniera del tutto diversa dal solito. Nessun esperto che consiglia ricette mirabolanti, nessuna glorificazione delle doti culinarie: ma tante risate e tutti i trucchi degli show svelati ai non addetti ai lavori

Se detestate cucinare e odiate i programmi di cucina, Oh cook con James May è il tv show che non potete perdere.

Perché mentre quel matto scriteriato di May prepara le ricette più improbabili e chiama la sua assistente che sta chiusa in dispensa e prova a salvare il salvabile soprattutto quando non c’è già più nulla da fare, scoprirete che questa trasmissione tv con humor tipicamente inglese vi svelerà tutti i trucchi delle trasmissioni televisive più patinate, avendo il non banale vantaggio di farvi ridere come pazzi.

James May, conduttore di programmi di successo come Top Gear e The grand tour, non è uno chef, e lo dichiara fin dall’apertura della serie: ma non è questo il punto. Non è necessario essere un cuoco brillante per preparare cose buone (sic!) e di sicuro non serve essere un professionista dei fornelli per presentare una trasmissione di ricette.

Tra un trifle agghiacciante e una carne in scatola impanata nei cereali e fritta (anzi, bruciata!) James ci svela uno per uno tutti i trucchi più comuni negli show televisivi che raccontano la cucina: primo fra tutti la presenza dietro le quinte di un home economist in grado di cambiare volto al piatto che vedremo finito, ripreso con inquadratura stretta su un disco girevole che ne esalta la bellezza e ci dimostra – di solito – la nostra inettitudine nel preparare qualcosa di anche solo vagamente paragonabile.

L’ironia è l’ingrediente segreto che May sparge a piene mani sui biscotti frantumati con il mattarello, sull’oliva nera messa sulla panna montata perché serve un tocco di colore, sui toast spalmati di pesto in barattolo e coperti di pasta alfabeto al pomodoro (brividi lungo la schiena).

Ma è davvero qui il bello, e il buono della trasmissione: un modo finalmente scanzonato, finalmente non iconico, finalmente terra-terra di parlare di cucina. Se proprio dobbiamo svilirlo, come facciamo normalmente quando lo spettacolarizziamo senza senso, che almeno sia fatto per divertirci, non per costruire sacralità intorno a impiattamenti e star dei fornelli.

Se riuscite a sopravvivere alla sua versione della carbonara, siete davvero pronti a tutto. La promessa è mantenuta: dissacrare un settore che finora si è davvero preso fin troppo sul serio.

 

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