Inclusione e gusto esteticoCosa (non) sappiamo del Nuovo Bauhaus europeo presentato dalla Commissione

Bruxelles non ha ancora un piano definito per il suo progetto ambientale, economico e culturale che mira a combinare design, sostenibilità, accessibilità. In autunno saranno pubblicati i bandi per realizzare le prime idee-pilota in almeno cinque località Ue, attraverso fondi europei gestiti a livello regionale e nazionale

LaPresse

Il Nuovo Bauhaus europeo, l’iniziativa Ue che vuole coniugare lotta al cambiamento climatico con design e arte, prende forma. Era poco più di un vago annuncio appena quattro mesi fa, quando fece capolino nel denso primo discorso sullo stato dell’Unione di Ursula von der Leyen, con un salto acrobatico che, a partire dall’efficientamento energetico degli edifici, planò sulla necessità di dotare il Green Deal dell’Ue di una propria dimensione umana, estetica e culturale. 

Da allora, dopo l’investitura da parte della presidente, il Nuovo Bauhaus europeo ha ricevuto uno sprint e ha cominciato a popolare la fiera delle parole chiave della bolla bruxellese, fino ad accreditarsi in poco tempo come un’iniziativa che vuole fungere da ponte fra il mondo della scienza e della tecnologia e quello delle arti e della cultura per immaginare gli spazi e le interazioni di domani.

Se la percezione iniziale era quella di un movimento culturale insolitamente inaugurato dall’alto – con un chiaro omaggio, nel nome, all’esperienza artistica del Bauhaus tedesco del 1919-33 -, la Commissione ha recuperato in corsa lo spazio di espressione per architetti, designer, artisti, studenti e creativi, che sono adesso invitati a partecipare a una fase orizzontale di co-progettazione, nello spirito multidisciplinare del Bauhaus delle origini.

Fase che ha preso il via ieri, con le commissarie europee Mariya Gabriel (Cultura, Istruzione, Innovazione, Ricerca e Giovani) e Elisa Ferreira (Sviluppo regionale), precedute da un videomessaggio in cui von der Leyen ha ribadito che il Nuovo Bauhaus europeo è «un progetto di speranza per esplorare come vivere meglio insieme dopo la pandemia. Si tratta di conciliare la sostenibilità con lo stile», per avvicinare i temi della lotta al cambiamento climatico, delle emissioni zero e della transizione ecologica «alla gente, ai loro pensieri e alle loro case». 

Il contenitore c’è, manca il contenuto. Proviamo a immaginare insieme gli spazi pubblici ma anche quelli privati, a cominciare dall’edificio del futuro – «sarà un’astronave o un nido d’uccello?» -, è l’invito rivolto a tutti coloro i quali vorranno lasciare correre la propria immaginazione a briglie sciolte. 

«In un certo senso, è irrituale per la Commissione europea lanciare un’iniziativa e raccogliere nuove idee senza un piano d’azione predefinito», ha ammesso Ferreira; «ma stavolta vogliamo applicare proprio la filosofia del Nuovo Bauhaus europeo e spingere nella direzione di un processo di co-creazione» inclusivo, ha fatto eco Gabriel. Questa fase «della semina, perché l’albero metta radici» sarà quindi principalmente dedicata alla raccolta di esempi esistenti che fungano da ispirazione per l’iniziativa, ma anche all’individuazione di sfide e problemi da affrontare attraverso il Nuovo Bauhaus europeo, «aprendo un dibattito sui luoghi che viviamo e la loro trasformazione». Tutto questo si svolgerà principalmente attraverso un nuovo portale web dedicato, ma ci sarà anche la possibilità, per i partner della società civile e dei settori culturali e creativi, di gestire in autonomia dei momenti di confronto locale. 

In estate, un premio speciale sarà assegnato a prototipi di design contemporaneo già esistenti che incarnano i principi e i valori del Nuovo Bauhaus europeo, nella combinazione di sostenibilità, qualità dell’esperienza e inclusione sociale, e che possano ispirare il prosieguo dell’iniziativa.

Superata la fase della progettazione, in autunno saranno pubblicati i bandi per realizzare le prime idee-pilota in almeno cinque località Ue, attraverso fondi europei gestiti a livello regionale e nazionale. I dubbi che queste iniziative-faro possano essere concentrate nelle “solite note” capitali non sono mancati. Ma in questo senso è da leggere l’appello della commissaria Ferreira, secondo cui il Nuovo Bauhaus europeo è un progetto per tutte le regioni e i territori d’Europa”. 

Infine, il terzo e ultimo momento, quella di diffusione delle idee, le architetture e le progettualità nate sotto la stella del Nuovo Bauhaus europeo, nel resto dell’Unione ma anche nei Paesi terzi. Perché se il Green Deal ha una sua chiara dimensione geopolitica nell’ambire a fare dell’Ue la portabandiera della neutralità climatica entro il 2050, questa iniziativa dovrà servire come veicolo per comunicare la via europea alla sostenibilità e al futuro del design degli spazi privati e pubblici. 

Il Joint Reserch Centre (JRC), il servizio scientifico interno alla Commissione, ha creato una unità ad hoc che accompagnerà tutte le fasi di evoluzione dell’iniziativa. Sono passati poco più di cento anni da quando, nel 1919, all’alba della Germania della Repubblica di Weimar, l’architetto Walter Gropius fondò la Staatliches Bauhaus, la scuola che saldò il legame tra estetica e funzionalità pratica nella vita quotidiana, secondo il principio dell’architettura modernista per cui «la forma segue la funzione». 

La potenza dei simboli, però, può trasformarsi anche in un boomerang. Una petizione iniziata da organizzazioni culturali, ricercatori e artisti dei Paesi Bassi ha raccolto firme in tutta Europa, sollevando dubbi sulla scelta del nome. 

La storia, insomma, tende a essere più complessa di un brand. L’esperienza della Bauhaus delle origini, il movimento che si collocò tra le due guerre mondiali per poi “espatriare” in parte negli Stati Uniti, non è necessariamente un riferimento privo di ambiguità. Secondo la petizione, l’etichetta prescelta da von der Leyen denuncia un eccessivo eurocentrismo e ravviva memorie coloniali e il ruolo marginale che aveva la donna – tessitrice per vocazione, più che scultrice o pittrice – nel contesto originale del Bauhaus. 

«Inclusione, sostenibilità e gusto estetico» sono il mantra dell’iniziativa promossa da Bruxelles, la risposta delle commissarie: «Non focalizziamoci sul nome, per adesso, ma su quanto di buono c’è in questa idea». 

 

Per la Twitter-sfera il richiamo della Commissione rischia di rimanere piuttosto oscuro ai più, mancando l’obiettivo di rendere questa iniziativa davvero tangibile e fruibile ai cittadini. Per altri, compresi alcuni europarlamentari, invece sconta la pecca di porre l’accento sulle infrastrutture e le costruzioni più che sulle persone. 

Tra i più attivi, l’universo degli euro-meme non si è fatto scappare l’occasione di twittare a tono: se i più virtuosi hanno scomposto il logo prescelto dalla Commissione in un quadro a griglia di Mondrian, i tedeschi più spregiudicati hanno tirato in ballo l’omonima catena tedesca di bricolage che in sessant’anni ha aperto negozi in gran parte del Vecchio continente. La Bauhaus c’è già, solo che più che funzionali design di interni spaccia barbecue e sedie da giardino.