AiutateciIl piano di Conte: una nuova squadra di ministri entro fine gennaio

Si punta a costruire il nuovo gruppo dei Popolari. Il premier promette di chiudere la crisi entro il 31 gennaio e punta al rimpasto: i ministeri rimasti vacanti e lo scorporo di Cultura e Turismo e Trasporti e Infrastrutture serviranno a tentare i «costruttori» incerti

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

L’appuntamento è alle 9 e mezza al Senato: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte cerca una maggioranza plausibile che gli consenta di restare alla guida del governo anche dopo l’uscita di Italia viva. Se il premier strapperà la maggioranza, anche se non assoluta come è stato ieri alla Camera, da domani partirà poi la seconda fase delle trattative che puntano ad allargare la coalizione in Parlamento – come spiega oggi La Stampa.

L’obiettivo è la costruzione di un nuovo gruppo di “Popolari europei” o “Popolari d’Europa” che riunisca i «volenterosi» a cui ieri ha fatto appello il premier a Montecitorio, riferendosi a una forza politica europeista, liberale e moderata che accolga da destra e sinistra chi si vuole opporre a nazionalismo e sovranismo.

L’Udc si è sfilato, ma gli uomini di Conte starebbe continuando a negoziare giorno e notte per convincere i centristi a rientrare anche in un secondo momento. Per il leader Lorenzo Cesa – spiega ancora La Stampa – il ministero dell’Agricoltura, lasciato libero da Teresa Bellanova, è una bella tentazione. Ma ha bisogno di una garanzia di eleggibilità che guardi oltre questa legislatura. E gli strumenti potrebbero essere due: un partito centrista affiliato alla coalizione europeista per lo sviluppo sostenibile (con Pd, M5S e la sinistra ambientalista) che Conte intende mettere insieme; e la legge elettorale proporzionale, esplicitamente citata nel discorso di ieri alla Camera. Soprattutto se la soglia sarà più bassa del 5 per cento.

Il patto di legislatura annunciato ieri sarà l’inizio del percorso del nuovo governo, ma molto conteranno anche le poltrone. Il Pd chiede di fare in fretta, con un passaggio al Quirinale, le dimissioni e il reincarico. Conte promette di chiudere la crisi entro fine gennaio. Ma non intende lasciare e punta al rimpasto: i ministeri rimasti vacanti e lo scorporo di Cultura e Turismo e Trasporti e Infrastrutture serviranno a tentare i «costruttori» incerti per il voto in Parlamento.

Molto dipenderà dalla soglia di maggioranza che si raggiungerà in Senato. Qualcuno spera in Forza Italia, con una replica della mossa di Renata Polverini, che ieri alla Camera ha votato la fiducia. La senatrice Liliana Segre ha fatto sapere che sarà in aula a votare la fiducia. Ma non faranno lo stesso Carlo Rubbia e Renzo Piano. Italia Viva sembra essere ferma sulla astensione.

Il discorso tenuto da Conte ieri alla Camera è stato rimaneggiato, per rivolgersi non solo ai membri di Italia Viva ma anche agli ex grillini corteggiati in questi giorni prima del voto. Il premier rivolgerà anche parole più dure contro Renzi, consapevole che il leader di Italia Viva lo sfiderà ancora sui punti deboli. A partire dalla incerta presa di distanza da Donald Trump.

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