Food NationA Washington sono tornati i Democratici, aiuteranno i ristoranti?

L’intero comparto della ristorazione americana soffre da mesi per gli effetti della pandemia e in modo sproporzionato: gli aiuti governativi deliberati fino a oggi sono insufficienti, si spera nella nuova amministrazione

L’industria della ristorazione statunitense è stata colpita in maniera sproporzionata dalla pandemia, e oggi si ritrova letteralmente in ginocchio. La National Restaurant Association riferisce che quasi un ristorante su sei (in totale più di centomila insegne) è chiuso in modo permanente o a lungo termine; tre milioni di dipendenti sono ancora senza lavoro; 240 sono i miliardi di dollari di vendite perse nel 2020 dall’intera categoria.

I leader del settore da mesi chiedono l’aiuto del Governo per sostenere un’industria che rappresenta il secondo più grande datore di lavoro del Paese dopo lo Stato stesso. I prestiti previsti dal Paycheck Protection Program (PPP), varato lo scorso 5 giugno, sono bastati per la mera sopravvivenza di molti locali, mentre i ristoratori continuavano a lottavare per impedire alle proprie attività di soccombere e ai propri dipendenti di ritrovarsi senza una fonte di sostentamento.

A ottobre, in seguito a estenuanti pressioni, la Camera dei Rappresentanti ha approvato la sua versione del cosiddetto RESTAURANTS Act. Parte del CARES Act, il pacchetto di aiuti federali da 2,2 trilioni di dollari che è riuscito a tenere a galla l’economia, il programma – acronimo di Real Economic Support That Acknowledges Unique Restaurant Assistance Needed To Survive (ossia RESTAURANTS) – avrebbe dovuto stanziare 120 miliardi di dollari in aiuti attraverso un sistema di sovvenzioni amministrato dal Dipartimento del Tesoro. Ma la versione del Senato del disegno di legge non ha mai mosso un passo: dopo essere stato presentato dal senatore repubblicano Roger Wicker, è semplicemente rimasto lì, senza che nessuno facesse nulla.

Quando il Congresso ha approvato un nuovo round di incentivi economici alla fine di dicembre – il secondo più grande accordo della storia, pari a 900 miliardi di dollari, eppure ancora meno della metà di quanto richiesto dal disegno di legge della Camera – il RESTAURANTS Act non viene incluso, nonostante la situazione per gli imprenditori si fosse ulteriormente aggravata. Ciò che il Congresso passa è un ulteriore giro di prestiti (PPP), che però agli occhi dei più rappresenta una misura insufficiente e miope, come un cerotto su una ferita che necessiterebbe di svariati punti di sutura.

Amanda Cohen, chef e proprietaria del ristorante vegetariano Dirt Candy, a New York, nonché tra i principali esponenti della Independent Restaurant Coalition, sottolinea che tanti – lei inclusa – non hanno ancora avuto i primi prestiti PPP: «Non è che ci sia stato negato, ma siamo in procinto di capire se sarà condonato. In caso contrario, diventerebbe un debito che maturerei nei confronti del Governo, in un periodo in cui non sto guadagnando praticamente nulla». Parecchi esperti concordano sul fatto che con il nuovo PPP emergeranno gli stessi problemi sorti con il primo, che sussisteranno le medesime difficoltà nel processo di richiesta e che in generale manchino i fondi necessari.

Il nuovo pacchetto «è tristemente insufficiente per offrire a undici milioni di lavoratori indipendenti nella ristorazione la sicurezza lavorativa di cui hanno bisogno», ha affermato in una nota l’Independent Restaurant Coalition. «È davvero ottuso da parte del Congresso non aver previsto un aiuto mirato per i ristoranti», sostiene Luca Di Pietro, proprietario del gruppo Tarallucci e Vino, a Manhattan, dato che il nuovo disegno di legge prevede 15 miliardi di dollari per locali che fanno musica dal vivo, cinema indipendenti e istituzioni culturali. «Quello che distingue il RESTAURANTS Act dal PPP è che si tratta di una sovvenzione, e in tal senso è l’ancora di salvezza di cui abbiamo bisogno. Manterrebbe le nostre porte aperte e non dovremmo preoccuparci di essere obbligati a richiuderle. Ci consentirebbe di spendere i soldi per molte più cose rispetto al PPP, e ci permetterebbe di scegliere come spenderli».

Le sovvenzioni possono infatti essere utilizzate per qualsiasi voce i ristoranti debbano pagare, dalle buste paga all’affitto, passando per i fornitori e i debiti in sospeso. A differenza del PPP, che richiede che almeno il 60% dei fondi a libro paga e che i ristoranti mantengano invariati i livelli di personale, le sovvenzioni possono essere destinate a tutto ciò di cui il ristorante ha bisogno per rimanere a galla, purché ritenuto essenziale dal Dipartimento del Tesoro.

Dato il ribaltamento politico – oltre all’elezione del Presidente Joe Biden, il 6 gennaio il Congresso, composto da Camera e Senato, è ritornato sotto il controllo dei Democratici – c’è però un certo grado di speranza. «Riteniamo che le prospettive siano piuttosto positive», afferma Cohen. Il senatore di New York Chuck Schumer, un sostenitore del disegno di legge del Senato, che ha ripetutamente espresso il suo sostegno per l’industria, è infatti il leader della neonata maggioranza.

«Essendo una delle industrie più colpite durante questa pandemia, dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che i nostri ristoranti e i nostri lavoratori siano protetti, altrimenti la nostra intera economia verrà per sempre alterata», ha dichiarato lo stesso Schumer lo scorso agosto. «I ristoranti non possono aspettare. Il Congresso deve agire ora per approvare questa importante normativa e fornire l’assistenza fondamentale di cui le piccole imprese ei lavoratori in difficoltà hanno un disperato bisogno». Quando il secondo round di incentivi è passato senza il RESTAURANTS Act, Schumer ha nuovamente stressato l’insufficienza delle attuali disposizioni in un tweet: «Dobbiamo fare tutto il possibile per salvare i ristoranti. Sono il cuore delle nostre metropoli».

Ora, con un Congresso a maggioranza democratica e una Casa Bianca più solidale e comprensiva, le speranze si sono riaccese, sebbene l’iter di approvazione del disegno di legge non sia chiaro. Il primo passo sarà la sua reintroduzione sia alla Camera che al Senato, una volta che il Congresso tornerà in sessione alla fine di gennaio. Poi c’è la domanda sulle disposizioni che dovrebbe contenere: sono passati dieci mesi dall’inizio della pandemia, sette da quando il disegno di legge è stato presentato, e questa è – potenzialmente – un’opportunità per aggiornare la legislazione affinché rifletta meglio la realtà attuale. Infine, occorre conciliare le due versioni di Camera e Senato, che presentano differenze sostanziali da riconciliare.

In ogni caso, per approvare qualsiasi versione del RESTAURANTS Act, il Congresso deve effettivamente votarlo: in teoria, ciò potrebbe essere fatto anche in assenza di un terzo pacchetto di aiuti; in pratica, tuttavia, gli aiuti ai ristoranti saranno molto probabilmente parte di un pacchetto più ampio. Biden non ha ancora esposto i dettagli della sua proposta, ma ha anticipato che includerà «tolleranza con gli affitti e assistenza alle piccole imprese». Troppo presto per cantare vittoria e tirare un respiro di sollievo, ma per gli operatori i segnali di apertura rimangono incoraggianti e prevale un cauto ottimismo.

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