Politica assenteI sindacati plaudono alla nascita di Stellantis e chiedono che il governo batta un colpo

Sì delle assemblee degli azionisti alla fusione tra Fca e Psa. Fiom, Fim e Uilm parlano di un punto di svolta per il settore automobilistico italiano e chiedono subito un incontro coi manager per mettere al sicuro i livelli occupazionali

Foto LaPresse - Mourad Balti Touati

Il 2021 è cominciato da pochi giorni, ma i mercati assistono già alla fusione dell’anno. Le assemblee degli azionisti di Fiat Chrysler Automobiles e Peugeot Sa hanno detto sì al matrimonio tra le due società per dare vita al nuovo colosso Stellantis, che sarà il terzo gruppo mondiale dell’auto per fatturato e quarto per volumi. Con 15 diversi marchi sotto un unico cappello – dopo il via libera in anticipo della Commissione europea – il progetto annunciato a fine ottobre 2019 prende forma. Ma nel mondo della pandemia, dove l’automotive è in profonda crisi, con la domanda di auto a picco e i piazzali dei concessionari pieni.

Gli obiettivi della fusione, che dovrebbe perfezionarsi entro il 16 gennaio, sono due: sfondare nel mercato cinese, che oggi da solo rappresenta il 45% delle vendite globali, e puntare sulla tecnologia elettrica. Psa e Fca, da sole, finora sono risultate troppo deboli su entrambi i fronti. Figurarsi dopo il Covid-19: il virus ha fatto da acceleratore alle nozze, quasi una scelta obbligata per la sopravvivenza dell’auto europea.

«Le alleanze sono fondamentali per sopravvivere alla crisi», aveva detto nel 2009 Sergio Marchionne. Toccherà al colosso Stellantis farsi spazio, mettendo insieme le forze per puntare sugli investimenti e competere con i colossi globali della tecnologia.

Plaudono i sindacati italiani, anche per la novità dei rappresentanti dei lavoratori nel board. Ma chiedono subito un incontro con i nuovi manager per mettere al sicuro i livelli occupazionali. E anche un interessamento del governo al settore che vada oltre gli incentivi inseriti in legge di bilancio, viste le oltre 5mila imprese e 270mila addetti che lo compongono. I dati del ministero dei Trasporti di dicembre 2020 parlano di un calo delle immatricolazioni del 15% in un mese e del un 27,9% su tutto il 2020 (535mila vetture in meno rispetto al 2019).

Secondo i piani di Fca e Psa, la nuova alleanza dovrebbe aprire a entrambe le aziende le porte di nuovi mercati. Fca aiuterà i francesi a fare un salto nel Nord America e in America Latina: l’amministratore delegato di Psa Carlos Tavares, d’altronde, tre anni fa dichiarò di voler vendere i suoi veicoli negli Stati Uniti nel giro di un decennio. Dall’altra parte, Psa potrebbe favorire l’ingresso dei nuovi alleati nel mercato asiatico, dove si è già affacciata, seppur marginalmente.

Per Fca il vero valore aggiunto sarà la tecnologia nell’auto elettrica dei francesi, un’area nella quale Fiat Chrysler finora è rimasta indietro. L’obiettivo del gruppo Psa è offrire tutti i suoi modelli con propulsori elettrificati entro il 2025.

Il nome Stellantis, dal latino «illuminare con le stelle», è ottimista, nonostante la crisi nera del settore. Ma stellari sono i numeri del nuovo gruppo: fatturato da 180 miliardi di euro, 8,7 milioni di vetture in produzione, 400mila dipendenti. La capitalizzazione vale 43 miliardi. Le sinergie annuali previste 5 miliardi.

Il maxigruppo sarà guidato dall’attuale amministratore delegato di Psa Carlos Tavares e presieduto da John Elkann, presidente di Fca, che guida anche Exor, holding della famiglia Agnelli. Nel consiglio d’amministrazione, il vantaggio andrà a Psa: cinque consiglieri sono indicati da Fca e cinque da Peugeot, mentre l’undicesimo sarà lo stesso Tavares. Mike Manley, ad di Fca, sarà il numero uno del nuovo gruppo per le Americhe.

Exor sarà il primo azionista di Stellantis con il 14,4%, seguito dalla famiglia Peugeot che (attraverso Epf e Ffp) avrà il 7, 2%. A seguire lo Stato francese che deterrà il 6,2% e i cinesi di Dongfeng con il 5,6%. Ma le quote detenute da Dongfeng e dal governo di Parigi potrebbero presto scendere, con la famiglia Peugeot che dovrebbe rafforzarsi.

Dopo le assemblee degli azionisti, il 18 gennaio si prevede la quotazione di Stellantis a Parigi, Milano e New York. Mentre la sede della nuova società sarà in Olanda, dove c’è quella di Fca.

Tra le novità, c’è l’ingresso nel board di rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori. I cinque consiglieri scelti da Fca sono John Elkann, Andrea Agnelli, Wan Ling Martello (già manager di Nestlé e Walmart), Kevin Scott (manager di Microsoft) e Fiona Clare Cicconi, responsabile risorse umane di Astrazeneca, indicata come rappresentante dei dipendenti. Jacques de Saint-Exupery rappresenterà i lavoratori di Psa.

Tavares dovrà preparare ora il nuovo piano industriale con gli obiettivi produttivi degli stabilimenti e il riordino dei modelli, anche alla luce della nuova crisi. E i sindacati già tremano, se l’obiettivo sarà anche quello di fare economie di scala e risparmiare miliardi sui costi di ingegneria, piattaforme e produzione.

Le due società hanno più volte ribadito che non ci saranno ripercussioni sulle fabbriche del gruppo e sull’occupazione e che non verrà toccato nessuno dei 15 marchi. Ma, come ricorda Market Watch, quando era alla guida delle attività di Nissan in Nord America dal 2009 al 2011, Carlos Tavares aveva la reputazione di uno che monitorava attentamente i costi con poca tolleranza per veicoli e le iniziative che non facevano guadagnare. Stellantis, di fatto, avrà molte fabbriche in Europa che producono veicoli simili. «Non puoi essere efficiente in termini di costi se mantieni l’intera scala di entrambe le società», ha detto Karl Brauer, analista esecutivo del sito iSeeCars.com.

Questa fusione, ha spiegato Tavares, «porta anche una forte complementarità a livello tecnologico e anche nei veicoli autonomi». E «la dimensione del nuovo gruppo ci permetterà di diluire i rischi sia in termini di ricerca e sviluppi che di investimenti».

I sindacati italiani parlano di un «cambiamento storico» e di un «punto di svolta» per il settore automobilistico nazionale. Ma mettono le mani avanti e chiedono di essere coinvolti per capire meglio quale ruolo sarà assegnato all’Italia dopo l’integrazione. «Presidieremo con determinazione le scelte e i piani industriali futuri di Stellantis per evitare contraccolpi su stabilimenti e occupazione, per questo abbiamo chiesto un incontro con l’ad Carlos Tavares e inoltrato la richiesta di incontri sindacali ai vari livelli da quello nazionale, europeo e mondiale», fanno sapere il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia e il responsabile del settore automotive della categoria Ferdinando Uliano. 

Ma le parti sociali chiedono che sia il governo anche a battere un colpo. «I metalmeccanici di Fca scontano la difficoltà di un attendismo della politica che non ha pari tra i Paesi europei: non c’è un confronto, un piano organico sul settore e siamo l’unico Paese interessato dalla fusione senza una legge sul ruolo dei lavoratori», dicono Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Michele De Palma, responsabile automotive dei metalmeccanici della Cgil. Visto lo spostamento verso la produzione dell’auto elettrica, che richiederà professionalità del tutto nuove rispetto a quello attuali, la richiesta indirizzata al governo è l’apertura di un confronto su tre punti: una legge sulla partecipazione dei lavoratori nelle scelte industriali, risorse straordinarie per un piano di rigenerazione dell’occupazione, produzioni che incontrino le necessità della nuova mobilità.

«Ci aspettiamo che il governo italiano svolga un ruolo positivo e attivo per il rafforzamento della presenza del settore dell’auto nel nostro Paese con particolare attenzione al gruppo Stellantis», ribadiscono dalla Fim. «Il futuro dell’auto è una questione strategica che non riguarda solo Fca ma la componentistica tutta», dicono dalla Fiom, «e più in generale avrà l’effetto di determinare se l’Italia continuerà a essere un Paese industriale, oppure no». E ora si spera nel Recovery Plan.

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