Lo stadio successivoI primi due veri test per riportare il pubblico a vedere lo sport

Il primo Slam e il main event del football americano sono il primo esempio di ritorno alla normalità, sempre nel rispetto delle misure di sicurezza. I protocolli anti-Covid delle due organizzazioni sono molto rigidi, ma sono un ottimo segnale di ripartenza, soprattutto in vista delle Olimpiadi di fine luglio

Lapresse

«Sembra un po’ vuoto». Durante la conferenza stampa di presentazione dell’Half-Time Show del 55esimo Super Bowl che si è disputato stanotte, la popstar canadese The Weeknd – tra i protagonisti dell’evento – ha commentato con una battuta a metà tra l’ironico e il pragmatico la presenza di 25mila persone sugli spalti del Raymond James Stadium di Tampa, in Florida. L’impianto avrebbe potuto ospitarne quasi il triplo, ma per motivi di sicurezza legati al coronavirus la National Football Association (Nfl) ha deciso di riempire molti sediolini con dei cartonati dei tifosi.

Accadrà qualcosa di simile a partire da oggi anche in Australia, con l’inizio dell’Australian Open, il primo grande evento tennistico della stagione. A Melbourne Park, il complesso che ospita il torneo, sono previsti circa 30mila ingressi al giorno per il pubblico, 25mila dai quarti di finale in poi: nelle due settimane si stimano circa 390mila spettatori, meno della metà degli 820mila del gennaio 2020.

Il Super Bowl e l’Australian Open del 2021 sono diversi dagli altri anni: sono il primo vero tentativo di organizzare delle grandi manifestazioni sportive aperte a un numero consistente di tifosi dal vivo, nel rispetto nelle procedure di sicurezza.

Il Super Bowl è sempre il main event sportivo della settimana, anno dopo anno – quello del 2015 è considerato l’evento televisivo più visto, con 114,4 milioni di spettatori – ma, fuori dal campo, il protocollo di sicurezza messo in piedi dalla Nfl in collaborazione con il Centers for Disease Control è stato tra gli argomenti di discussione più gettonati.

La lega di football americano aveva pubblicato un video in cui spiegava i provvedimenti presi per ospitare il pubblico al Raymond James Stadium. «Ogni fan, ogni ospite, ogni persona al lavoro riceve una mascherina, salviettine antibatteriche, una scheda di sicurezza», ha detto Jon Barker, capo delle produzioni di eventi dal vivo per la Nfl.

«È un’opportunità unica e stiamo lavorando per creare un evento storico, non solo a livello sportivo», ha spiegato Daphne Wood, direttore degli eventi della Nfl. «Tra il pubblico ci sono 7.500 operatori sanitari vaccinati, è un regalo della lega ai nostri MVP che hanno messo tutto in gioco per aiutarci contro il virus».

Il protocollo ha interessato anche lo spettacolo dell’intervallo, che per la prima volta non si è svolto al centro del campo ma su un palco piazzato sugli spalti. È stato anche uno spettacolo più contenuto del solito, a cui hanno lavorato poco più di mille persone invece delle 2mila o 3mila impiegate di solito.

Ma non è detto che le precauzioni della Nfl siano sufficienti. Il virologo Anthony Fauci ha detto che il Super Bowl rischia di essere l’ennesimo weekend “super diffusore” di contagi Covid, e che «il modo migliore per seguire un match è stare a casa solo con i familiari».

Per l’Australian Open il discorso è ancora più complesso. È un torneo di due settimane, pieno di partite e di piccoli eventi laterali, una manifestazione che di solito sfiora il milione di spettatori complessivi: un altro potenziale hot spot. Anche in questo caso, però, per gli organizzatori «si tratta di una grande occasione, un grande evento con il pubblico dal vivo, qualcosa che il mondo vede da molto tempo: l’atmosfera sarà pazzesca», ha detto il ministro dello Sport dello Stato di Victoria, Martin Pakula.

L’organizzazione australiana ha provato a ricreare un ambiente chiuso, con un protocollo rigido e molti controlli, molto simile a quello della bolla di Orlando creata dalla Nba la scorsa estate.

Sul sito ufficiale del torneo c’è una sezione apposita che aiuta il pubblico a orientarsi. Il protocollo CovidSafe AO 2021 è stato deciso di comune accordo con le autorità sanitarie dello Stato di Victoria: Melbourne Park è stato diviso in tre zone separate per ridurre il movimento delle persone tra stand, negozi e arene; i biglietti sono solo digitali per migliorare il contact tracing; i posti a sedere si prenotano come dei mini palchi, cioè ogni prenotazione di uno o più posti eliminerà in automatico i posti adiacenti per facilitare il distanziamento; sono previsti oltre 200 dispenser con gel immunizzante sparsi in tutta l’area per fare in modo che siano facilmente accessibili a tutti gli utenti; e i pagamenti saranno soltanto cashless in tutto Melbourne Park.

Prima del protocollo per il pubblico l’organizzazione aveva dovuto creare una bolla ad hoc per i tennisti, arrivati in Australia con qualche settimana di anticipo e subito inseriti in uno schema rigidissimo.

Più di 1.700 persone tra giocatori e staff sono sbarcate nella Land Down Under grazie a voli charter predisposti dalla Federazione tennistica australiana, e sono subito stati tutti sottoposti  a tampone. Dopo il test è scattata la quarantena di 14 giorni in albergo: i giocatori potevano uscire – solo i negativi, ovviamente – per un massimo di cinque ore al giorno per gli allenamenti, salvo disposizioni diverse previste dal sistema di tracciamento dei contatti.

Il ritorno del pubblico al Super Bowl – un unico grande evento con moltissimi spettatori – e ad un torneo lungo e articolato come Australian Open è soprattutto un segnale positivo, di ottimismo in vista di una nuova normalità, con il ritorno dei fan sugli spalti. Con la speranza che possa rappresentare un punto di partenza per tante altre competizioni.

È un buon auspicio soprattutto in vista delle Olimpiadi, che nelle ultime settimane sono sembrate sempre più incerte. Come spiega un articolo del South China Morning Post, «la maggior parte delle persone guarda le Olimpiadi dai propri schermi televisivi e non ci sono problemi per questo. Se le persone non si sentono a proprio agio, restare a casa è sempre la migliore opzione. Ma gli organizzatori hanno bisogno di trovare fiducia e determinazione per pianificare i Giochi, e dei case study come il Super Bowl e l’Australian Open sono un ottimo punto di partenza».

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