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Il nuovo mondoContratti flessibili e investimenti sulle competenze: le parole chiave per ripartire

Nell’e-book “Forza lavoro! Ripensare il lavoro al tempo della pandemia” sono raccolti i punti di vista degli esperti sulle trasformazioni in atto. Andrea Malacrida, country manager di The Adecco Group Italia, spiega che per ripartire serve lavorare sulle competenze e modificare il decreto dignità

(Pixabay)

Come ripensare il lavoro dopo la pandemia da Covid-19? Nell’e-book “Forza lavoro! Ripensare il lavoro al tempo della pandemia”, nato dalla collaborazione di The Adecco Group con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, è raccolta la visione di esperti di relazioni industriali, economisti, sociologi e manager sulle trasformazioni in atto nel mondo professionale. Cinque capitoli che rappresentano l’esito editoriale del ciclo di incontri “Forza Lavoro!” condotto nel 2020.

E tra i trend principali è emerso con forza, ancora più che in passato, l’esigenza della flessibilità, come spiega il country manager di The Adecco Group Italia Andrea Malacrida, intervenuto nell’e-book con un video di approfondimento. «Il decreto dignità non ha aiutato», spiega Malacrida. «Ha creato una situazione di stallo e una apparente ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato nel solo breve o medio periodo», producendo come risultato il «maggiore abuso della precarietà».

Durante l’emergenza pandemica, il governo ha sospeso l’obbligo di causalità nei contratti a termine dopo i 12 mesi, prorogando la deroga di volta in volta. Ma mezzo milione di contratti a termine si sono persi nella prima ondata del virus, e «se ne prevedono altrettanti nella seconda ondata invernale», dice Malacrida.

Dopo “flessibilità”, l’altra parola chiave per ripartire – secondo Malacrida – è «occupabilità». È diventato «determinante addestrare, migliorare e adeguare le proprie competenze per essere poi più facilmente spendibili per il mercato del lavoro» che cambia a ritmi sempre più veloci, dice il manager. La crisi è stata una «opportunità» per testare quali sono le competenze che abbiamo e quali vanno migliorate, come un «crash test» per le skill digitali e le infrastrutture che avevamo a disposizione, dice il manager.

I cinque capitoli del volume fanno da bussola tra i cambiamenti repentini generati dall’emergenza pandemica. In un mondo del lavoro che si è diviso tra lo sviluppo di settori professionali rivelatisi essenziali, dalla sanità alla logistica, e altri che invece sono in enorme difficoltà. E la stessa divisione si è vista tra i lavoratori stessi, con un impatto forte della crisi sulle categorie storicamente più deboli: donne, giovani e precari.

Oggi però – spiega Andrea Malacrida – bisogna interrogarsi su quali miglioramenti si devono apportare a questa nuova realtà e come questa nuova combinazione tra analogico e digitale deve essere adeguata alla work-life balance.