CapolavoroL’Italia si merita il governo Draghi, grazie al whatever it takes di Renzi

La legislatura cominciata all’insegna del governo populista e sovranista, continuata con la curvatura bruxelliana garantita dal Pd, potrebbe affrontare la fase decisiva della ricostruzione post pandemica con il migliore italiano possibile a Palazzo Chigi, sostenuto da una maggioranza europeista, antipopulista, adulta. Applausi

daniela-cuevas, Unsplash

Mario Draghi, capolavoro. La crisi di governo ha preso la piega migliore possibile per il paese, una svolta favolosa che può aver colto di sorpresa solo chi ha vissuto di veline di Casalino e del Nazareno o si è illuso di forgiare la leadership politica di un mediocre avvocato di provincia. Qui, soltanto qui su Linkiesta, avete letto che la crisi invece era benedetta e che l’obiettivo e l’urgenza erano innanzitutto la sostituzione di Conte e di Casalino.

Ci siamo arrivati. Finalmente potremo avere un governo di alto profilo, senza mezzecalzette, adeguato al compito di far ripartire l’Italia. Altro che mossa irresponsabile.

La scelta è del presidente Sergio Mattarella. Il merito è di Matteo Renzi e del suo whatever it takes, inutile far finta di niente. Con un colpo solo, il senatore ha fatto cadere l’avvocato del popolo, che ora potrà dedicarsi con Casalino all’arte nobile dell’autobiografia, ha cancellato il grottesco partito di Conte e tutti quei sondaggi insufflati da Rocco e associati che hanno popolato talk show e prime pagine, ha travolto la stravagante alleanza strategica Pd-Cinquestelle e ha ridicolizzato la resa politica di Zingaretti e Bettini e Orlando al populismo manettaro e mancettaro dei babbei a cinquestelle.

Da solo contro tutti, facendo un “casino organizzato” come il mitico Varese di Eugenio Fascetti, compreso un rinascimentale autogol a Riad, Renzi ha costruito le condizioni perché il sistema politico italiano si affidasse a Mario Draghi, l’uomo che prima ha salvato l’Euro e poi ha fatto una buona impressione a Di Maio.

Lasciate stare la narrazione di quelli che fino a ieri hanno spiegato che la mossa di Renzi era quella del caciocavallo, che cercava posti per Maria Elena Boschi, che avrebbe accelerato il Conte ter, detto anche il Trisconte, perché qualsiasi cosa scriveranno e diranno nelle prossime ore non scriveranno e non diranno l’unica che conta e cioè che Renzi voleva esattamente questo esito, Draghi a Palazzo Chigi e Conte a Volturala-a-appula, pur giocando d’azzardo e non sapendo che ci sarebbe davvero riuscito, anche perché non poteva immaginare quanto fossero pippe i suoi interlocutori.

L’interesse di Renzi non era quello di avere uno o due ministeri in più, quello era fumo. Aveva solo bisogno di sparigliare, di far cadere il leader fortissimo di tutti i progressisti, di rompere l’asse surreale Pd-Conte, di avviare una nuova fase politica per quanto comunque in salita, per lui e il suo partito, essendo uno degli uomini più odiati d’Italia.

Ma l’interesse politico e personale di Renzi coincideva con quello di un paese guidato con i semafori del comitato tecnico-scientifico, con le siringhe di Domenico Arcuri e con le conferenze Stato-Regioni di Francesco Boccia. Un paese che non poteva più permettersi un governo buono solo a fare propaganda su un inesistente ”modello italiano” ma che assisteva inerme alla catastrofe pandemica ed economica (88mila morti, meno 8,8 per cento di pil, centinaia di migliaia di aziende chiuse, due milioni di disoccupati, scuole ferme, lockdown continuo). Un governo che non è riuscito a tracciare il contagio, non è stato capace di testare i cittadini, non è stato in grado di presentare all’Europa un piano di crescita né di organizzare una campagna vaccinale.

Il Pd non potrà dire no a Draghi, con Paolo Gentiloni che su Repubblica, il giorno della fiducia al Senato, aveva spiegato ai suoi compagni di partito che il recovery plan di Conte andava rifatto altrimenti addio denari. I deputati grillini sanno che non saranno più eletti e voteranno chiunque pur di non passare dalle odiate prebende parlamentari all’amato reddito di cittadinanza. I centristi e alcune porzioni del centrodestra non si opporranno, anzi sosterranno Draghi. Anche la destra-destra, avesse voglia di fare politica e di diventare presentabile in Europa, potrebbe avere tutto l’interesse a far lavorare bene Draghi per ottenere i 209 miliardi, più i 34 del Mes, e per organizzare una campagna nazionale di vaccinazione.

Il sostegno di Renzi ci sarà, così come quello di Calenda e di Bonino, i quali tutti insieme hanno adesso l’occasione di costruire un polo liberal-democratico alternativo ai populisti e ai sovranisti e a metà strada tra il centrodestra e il Pd. Il progetto di Zingaretti e di Bettini, ispirato da D’Alema, di domare i populisti è fallito e chissà se la fragorosa caduta di Conte avrà conseguenze tali da convincere i maggiorenti del partito a cambiare la leadership interna e ricostruire il rapporto con i riformisti.

Come nelle più avvincenti serie tv, la legislatura cominciata con la maggioranza populista e sovranista di Salvini e di Di Maio, sotto l’egida di Trump, di Putin e della Brexit e con gli anti Euro al governo e gli abbracci ai gilet gialli, potrebbe continuare con Mario Draghi a Palazzo Chigi sostenuto da una maggioranza europeista, antipopulista e adulta. Il capolavoro è compiuto.

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