Simulazioni ad alta risoluzioneIl nuovo strumento per prevenire le piogge estreme nelle Alpi

Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici studia come evolve la distribuzione oraria delle precipitazioni per quantificare gli impatti su diversi settori come agricoltura, turismo, rischio geo-idrologico e disponibilità idrica

Pixabay

Conoscere l’evoluzione delle piogge sulle Alpi (e nel resto dell’Italia) per capire come il cambiamento climatico di natura antropica sta cambiando e, quindi, come muterà in futuro il clima di queste aree.

«Indagare l’evoluzione della precipitazione – spiega Paola Mercogliano, direttrice del Regional Models and geo-Hydrological Impacts della Fondazione Cmcc – è fondamentale per poter quantificare gli impatti di questa evoluzione su diversi settori che da essa dipendono quali, ad esempio, l’agricoltura, il turismo, il rischio geo-idrologico e la disponibilità idrica».

Riuscire a quantificare in modo dettagliato e localizzato tali variazioni può anche aiutare chi gestisce il territorio a mettere in atto politiche di adattamento mirate.

Il programma portato avanti dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) è partito dal primo studio – coordinato dalla ricercatrice Marianna Adinolfi all’interno del progetto europeo H2020 EUCP European Climate Prediction system – per lo sviluppo di modelli climatici sulle precipitazioni nell’area alpina nella stagione estiva. Si tratta dell’Evaluation and Expected Changes of Summer Precipitation at Convection Permitting Scale with COSMO-CLM over Alpine Space.

«I risultati dell’analisi evidenziano una diminuzione della pioggia media giornaliera, in particolare ad alta quota, e localizzate intensificazioni degli eventi estremi lungo le Alpi orientali. Pioverà meno di frequente ma più intensamente, sia su scala giornaliera che oraria», spiega Mercogliano.

«I modelli che stiamo ora sviluppando all’interno della comunità scientifica che si occupa di simulazioni climatiche su scala locale – spiega Mercogliano – ci permettono di valutare le variazioni delle piogge attese anche su scala oraria, cosa impensabile fino a qualche anno fa. Comprendere queste scale è fondamentale per capire ad esempio come si evolveranno le caratteristiche di quelle piogge molto intense e localizzate che già rileviamo essere in aumento in termini di frequenza e di intensità negli ultimi anni e che purtroppo molto spesso causano ingenti danni e perdite».

L’obiettivo principale di queste simulazioni è comprendere le dinamiche del sistema terra, in particolare come questo risponde ai diversi scenari di incremento delle emissioni dei gas climalteranti. «Sono analisi che fanno capire quanto le azioni di mitigazione siano fondamentali per scongiurare orizzonti climatici causa di impatti distruttivi sulla nostra società e sugli ecosistemi. D’altro canto, poiché oramai il cambiamento climatico è in atto, queste simulazioni forniscono anche elementi per supportare l’implementazione di strategie in grado di ridurre gli impatti attuali e attesi nei prossimi anni sui diversi settori».

Per eseguire le simulazioni climatiche, spiega la studiosa, è necessario utilizzare il supercalcolatore del Cmcc, disponibile presso la sede principale dell’ente di ricerca a Lecce. Si tratta di uno strumento, tra i più potenti in Italia, senza il quale non sarebbe possibile svolgere le analisi, che rimangono molto onerose in termini di tempi di calcolo richiesti.

«Simulare un anno reale di clima sull’area delle Alpi prevede 55 ore di calcolo perché si tratta di un modello di simulazione climatica con un dettaglio elevatissimo. In totale, svolgere questa simulazione ha richiesto 2 mesi e mezzo ininterrotti di calcolo. Il mostro modello può essere così dettagliato perché viene collegato opportunamente ai cosiddetti modelli globali, cioè ai modelli climatici che caratterizzano il clima e il suo cambiamento sull’intero globo però con una capacità di dettaglio molto minore. Il nostro modello climatico locale esegue una sorta di zoom che ci permette di capire come è e come varierà in dettaglio il clima nell’area che ci interessa. Questa tecnica è detta downscaling dinamico».

I modelli climatici regionali sono in grado di meglio rappresentare, e in modo più dettagliato, il clima e i suoi cambiamenti in contesti specifici come quello urbano, ad esempio per comprendere dinamiche come l’isola di calore urbano, e nelle aree montane caratterizzate da una orografia molto complessa.

«Il fatto che questi modelli – spiega Mercogliano – diano indicazione sull’evoluzione di tutte le caratteristiche atmosferiche come il vento, la temperatura, l’umidità, la pressione, la neve, favorisce una miglior comprensione degli effetti del cambiamento climatico nei diversi settori di interesse».

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