Bruxelles tentennaLa risposta timida (e divisa) dell’Ue sull’incarcerazione di Navalny

Il Parlamento europeo ha chiesto sanzioni più dure contro Mosca, dopo l’arresto del leader dell'opposizione russa, ma il Consiglio non ha raggiunto l’unanimità necessaria per attuarlo. Putin ha approfittato di questa indecisione tra gli Stati membri chiedendo di «mettere da parte le fobie del passato» e di costruire insieme «un’agenda positiva»

LaPresse

Dopo dodici anni di assenza, il 27 gennaio il presidente russo Vladimir Putin ha partecipato all’Economic Forum di Davos. Il capo di Stato russo ha commentato le attuali relazioni di Mosca con gli altri Paesi, sottolineando come al momento non ci siano le condizioni per reimpostare i rapporti con gli Stati Uniti, nonostante i passi avanti sull’estensione del Trattato New Start sul nucleare. Un discorso che non si applica invece all’Unione europea, con la quale Putin vorrebbe riallacciare i rapporti per «prevenire i conflitti, rispettare la diversità e collaborare laddove gli interessi reciproci si incontrano». 

Il leader russo ha ancora una volta invitato i partner europei a «mettere da parte le fobie del passato» e a costruire insieme «un’agenda positiva», sottolineando però che ciò può essere possibile solo se anche l’Ue ha interesse nello stabilire una relazione nuova con la Russia. «L’amore è impossibile se è unilaterale», ha affermato Putin. 

Il messaggio del presidente arriva in un momento particolarmente delicato dei rapporti tra la Russia e l’Ue a causa dell’arresto di Alexei Navalny, fortemente criticato dalle cancellerie occidentali ed europee. A sua volta, la reazione di Bruxelles è stata giudicata negativamente dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, in quanto «mette in discussione la possibilità stessa di interagire ulteriormente con l’Unione». Secondo il funzionario, la portata della risposta europea non può essere ignorata. 

La riposta dell’Unione europea
Nonostante le parole del ministro degli Esteri russo, la reazione dell’Europa all’arresto di Navalny non è stata certamente unitaria. Il Parlamento europeo ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato di Navalny e di tutti coloro che sono stati fermate dopo il suo rientro in Russia, invitando gli Stati membri ad «inasprire sensibilmente le misure restrittive dell’Unione nei confronti della Russia» e a imporre nuove sanzioni contro «persone fisiche e giuridiche» coinvolte nell’arresto di Navalny nonché contro alcune figure vicine al presidente. 

La risoluzione del Parlamento europeo chiede anche che venga delineata «una nuova strategia per le relazioni dell’Unione con la Russia, che sia incentrata sul sostegno alla società civile e promuova valori democratici, Stato di diritto, libertà fondamentali e diritti umani». A ciò andrebbe aggiunta anche l’interruzione dei lavori del Nord Stream 2, il gasdotto che collega Russia e Germania. 

Eppure le conclusioni della riunione dei ministri degli Esteri Ue sono state ben diverse rispetto a quelle del Parlamento. Come dichiarato dall’Alto rappresentate alla fine dell’incontro, «alcuni Stati membri hanno sollevato la questione di quale sarebbe la buona risposta alla situazione in Russia rispetto a Navalny e le 3mila persone arrestate. Altri no». La riunione quindi non ha prodotto risultati e non si è giunti all’unanimità necessaria per l’imposizione di nuove sanzioni. 

Ancora una volta, i Paesi dell’Ue si sono divisi tra chi è a favore dell’adozione di misure punitive contro Mosca e chi invece preferisce evitare un inasprimento dei rapporti con la Russia. Nel primo gruppo rientrano gli Stati baltici, che hanno anche chiesto a Borrell di sospendere la visita di febbraio in Russia, mentre a guidare il secondo sono Francia e Germania: Parigi continua a portare avanti la sua politica distensiva nei confronti del Cremlino, mentre Berlino mette in primo piano gli interessi nazionali.

D’altronde lo stesso Alto rappresentante ha deciso di confermare il proprio viaggio in Russia, affermando che «questo è un buon momento di dialogare e tendere la mano alle autorità russe» in vista del Consiglio europeo di marzo, durante il quale si discuterà delle relazioni tra Ue e Mosca. «Non condivido l’opinione secondo cui quando le cose vanno male non si deve parlare. Al contrario, quando vanno male è necessario parlare», ha concluso Borrell.

Putin e l’Ue
Come ricorda a Linkiesta Eleonora Tafuro Ambrosetti – ricercatrice preso il Centro Russia, Caucaso e Asia Centrale dell’Ispi – sono ormai passati sette anni dall’introduzione delle sanzioni europee contro la Russia, ma i risultati concreti sono stati ben pochi. «C’è il desiderio da parte dell’Unione di trovare altri modi per cercare di dialogare con la Russia, ma è difficile capire quali possano essere. La differenza di vedute tra Russia e Ue è insormontabile, a meno che l’Unione non diventi più realistica e pragmatica abbandonando quindi la narrativa di difesa dei diritti umani e di promozione della democrazia che ha adottato fino a ora».

Tuttavia non sarebbe nemmeno ottimale tornare alla situazione precedente alle sanzioni, in cui i summit Ue-Russia terminavano con un «We agree to disagree» (siamo d’accordo sul non essere d’accordo). «Bisogna poi considerare gli effetti che l’abbandono della narrativa di promozione della democrazia avrebbe per l’Unione a livello di credibilità. Sono questioni complesse a cui non c’è ancora una risposta univoca».

Nonostante le incertezze, l’Ue non dovrebbe mai smettere di dialogare con i cittadini russi. «Bruxelles non deve interrompere i programmi della Banca europea per la ricostruzione né chiudere le porte alla liberalizzazione dei visti per i cittadini. L’unico modo per avvicinare un Paese così diverso come la Russia è cercare di arrivare a una ampia fetta della sua popolazione».

Sulla linea europea potrebbe avere un impatto anche il cambio di guardia alla Casa Bianca. A differenza di Trump, il nuovo presidente seguirà la stessa linea politica adottata da Obama tentando quindi la strada del dialogo, prima di adottare una posizione più dura. Non a caso Biden, pur avendo condannato l’arresto di Navalny, non ha minacciato nuove sanzioni contro la Russia.

ìBisogna poi considerare che arrivare a una distensione dei rapporti con Mosca conviene anche all’Ue – e all’Italia – anche in virtù del ruolo sempre crescente che la Russia sta avendo negli scenari mediorientali. Di certo, per capire che atteggiamento potrebbe assumere l’Ue nei confronti di Mosca è bene guardare alla Germania, che ha un interesse molto forte nell’opporsi a nuove sanzioni, dato che quelle più efficaci comporterebbero lo stop al Nord Stream 2. «Berlino ha avuto un atteggiamento ambiguo nei confronti della Russia: si è voluta ergere a paladina della difesa di Navalny dopo il suo avvelenamento, ma si è tirata indietro davanti all’attuazione di misure che danneggerebbero seriamente la Russia per proteggere le proprie lobby industriali-commerciali».