Piccoli, grandi problemiCome i microstati d’Europa stanno affrontando la pandemia

Andorra, Liechtenstein e il Principato di Monaco non hanno potuto perseguire una linea politica indipendente per l’acquisto dei vaccini e l’imposizione delle misure restrittive sui propri territori nazionali. E hanno dovuto fare i conti con gli Stati confinanti

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Andorra, Liechtenstein e il Principato di Monaco sono stati colpiti dalla pandemia tanto quanto le altre nazioni del Vecchio Continente, ma loro risposta all’emergenza sanitaria è stata condizionata dall’essere soggetti esterni all’Unione Europea e dai rapporti di dipendenza politica sviluppati nei confronti dei Paesi vicini.

I microstati non hanno potuto perseguire una linea politica realmente indipendente per quanto riguarda l’acquisto dei vaccini anti-Covid e l’imposizione delle misure restrittive sui propri territori nazionali ma hanno dovuto fare affidamento o tenere conto del parere di altri.

Andorra
Il Principato di Andorra, incastonato nei Pirenei, ha una particolarità. Ha due Capi di Stato, che sono, rispettivamente, il vescovo della diocesi catalana di Urgell Joan Enric Vives I Sicilia e il Presidente francese Emmanuel Macron. Questo strano ordinamento politico ha origini lontane, precisamente medievali, che sono rimaste immutate nel corso dei secoli e che nell’anno della pandemia si sono rivelate molto utili.

La Spagna si è impegnata a inviare 30mila dosi del vaccino Pfizer/Biontech ad Andorra mentre la Francia rifornirà la nazione dei farmaci sviluppati da AstraZeneca e Moderna. Il Ministero della Salute spagnolo ha chiarito, come ricordato dall’agenzia di stampa Anadolu, che «l’accordo è nato dall’impossibilità per i piccoli Paesi come Andorra di firmare contratti con le aziende farmaceutiche data la scarsità di dosi di cui hanno bisogno e della grandezza del mercato interno».

Il raggiungimento dell’immunità di gregge potrebbe rivelarsi un gioco da ragazzi dato che la popolazione di Andorra è di poco inferiore agli 80mila abitanti. Le restrizioni in vigore nel Principato, almeno per il momento, sono ben poche. I confini con la Francia e la Spagna sono aperti ed i visitatori francesi, portoghesi e spagnoli non devono presentare un tampone negativo eseguito nelle ultime 72 ore per entrare ad Andorra. Gli impianti sciistici sono aperti, così come alberghi, bar, ristoranti, musei e luoghi dello svago.

Le limitazioni, come un numero massimo di 4 commensali ai tavoli dei ristoranti (aperti anche a cena) e la chiusura dei bar alle sette di sera, sono risibili rispetto a quelle in vigore in buona parte del Vecchio Continente. L’andamento dei contagi appare, almeno per il momento, rassicurante dopo i picchi raggiunti alla fine di ottobre (con una media di 112 nuove infezioni in sette giorni) e alla metà di gennaio (media di 74 nuove infezioni in sette giorni) e la media delle infezioni in sette giorni è di 25.

Il numero di casi registrati dall’inizio della pandemia è superiore agli 11mila e 112 persone sono decedute a causa del nuovo coronavirus. I dati indicano che il Covid-19 ha già infettato un abitante di Andorra su sette, una proporzione decisamente alta ma che al tempo stesso i decessi sono stati contenuti, segno di una buona capacità di assistenza da parte delle autorità sanitarie. 

Principato di Monaco
Nel Principato di Monaco, a differenza di quanto accade ad Andorra, sono in vigore misure severe per contrastare il Covid-19. Il primo novembre è stato imposto il coprifuoco dalle 19 alle 6 di mattina e la restrizione è stata recentemente prorogata sino al 19 marzo. I bar sono chiusi mentre i ristoranti sono aperti solamente a pranzo e per i residenti del Principato oppure per gli ospiti in hotel.

I francesi, che almeno sino all’inizio di gennaio si recavano a Monaco per sfuggire al semi-lockdown in patria, non sono più bene accetti. Le palestre e le piscine sono ormai chiuse, il telelavoro è obbligatorio tanto nel settore pubblico e nel privato e ci sono limitazioni anche per quanto riguarda la capienza dei negozi non essenziali aperti. A giocare a sfavore di Monaco è anche la posizione geografica, nel bel mezzo della Riviera Francese.

Il dipartimento delle Alpi Marittime ha uno dei tassi di incidenza del Covid-19 più alti di Francia e alcune note città della zona, come Antibes, Cannes e Nizza sono soggette a un lockdown che ha luogo durante i weekend. Una nota più positiva arriva dalla campagna di vaccinazione che vede Monaco ai primi posti nel mondo per percentuale di popolazione immunizzata.

Il governo ha ricordato, nel mese di febbraio, che c’è un numero sufficiente di vaccini per coprire la necessità della popolazione e che il più utilizzato è quello Pfizer, anche se verrano impiegati anche quelli di AstraZeneca e Moderna.

Monaco si procurerà almeno 7200 dosi di vaccino grazie alla partecipazione al programma Covax, sponsorizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire l’accesso a tutti i Paesi ai vaccini per il Covid-19. Al 18 febbraio oltre il 20 per cento della popolazione di Monaco aveva ricevuto almeno la prima dose di un vaccino anti-Covid.

La curva dei contagi, che si è mantenuta su livelli piuttosto alti tra gennaio e la metà di febbraio (quando sono stati anche superati i 40 casi al giorno) ha conosciuto una fase di decrescita e nei primi giorni di marzo si è attestata su livelli più accettabili.

Liechtenstein
Le relazioni eccellenti sviluppatesi nel corso degli anni tra Svizzera e Liechtenstein hanno portato a uno sviluppo curioso nel corso della pandemia.

È Berna, infatti, a occuparsi della diffusione dei dati in merito alla presenza del Covid-19 nel Principato. I rapporti tra i due Stati sono talmente stretti da essere sfociati in un’unione dal punto di vista economico e monetario e nella cooperazione rafforzata nell’ambito delle relazioni internazionali. La Svizzera si occupa anche dell’immigrazione e delle questioni doganali e i requisiti di ingresso in Liechtenstein sono gli stessi di quelli svizzeri. Anche le restrizioni sono, praticamente, le medesime.

La decrescita nel numero dei contagi giornalieri ha portato alla riapertura dei luoghi della cultura, dello svago e del divertimento all’aria aperta. Continuano invece a essere chiusi i bar, i ristoranti e i nightclub.

Il tasso di incidenza del Covid-19 in Liechtenstein, secondo quanto traspare dai dati aggiornati al 4 marzo, è pari a 90 casi per 100mila abitanti nell’arco di quattordici giorni mentre la strategia vaccinale del Paese, resa nota nel mese di gennaio, prevede la classificazione della popolazione in differenti fasce di rischio (con priorità data ai più anziani).

Nel primo trimestre ci si occuperà delle persone più a rischio e solamente a partire da aprile ci si potrà focalizzare sulla restante parte della popolazione, a causa della scarsità delle dosi presenti.