Governo di salvezza nazionaleÈ il momento di costruire una nuova leadership politica, dice il senatore Andrea Cangini

Con Mario Draghi a Palazzo Chigi sarà più facile portare avanti la campagna vaccinale, il Recovery Plan e le riforme strutturali di cui ha bisogno il Paese, spiega il parlamentare di Forza Italia. Ma c’è bisogno di ripensare anche le identità dei partiti nazionali che, al momento, sembrano piuttosto fumose

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«La principale colpa del governo Conte è stata quella di prescindere dalla realtà e raccontare un’altra storia al Paese. È sempre un errore perché, prima o poi, la realtà ti salta alla gola. Ma in una situazione di emergenza come questa è ancora peggio perché dimostra uno scarso senso delle istituzioni». Lo dice a Linkiesta Andrea Cangini, senatore di Forza Italia che vede nel governo Draghi una grande opportunità per la politica italiana.

Cagnini definisce l’attuale esecutivo un «governo di salvezza nazionale che non vuole chiudere gli occhi di fronte alla realtà». L’auspicio, insomma, è quello di mettere da parte la demagogia e la propaganda che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

«I partiti, chi più chi meno, sembrano non essersi ancora calati in questa fase nuova», dice il senatore. «Se da una parte è normale che i partiti facciano propaganda e coltivino i loro bacini elettorali, dall’altra è vero che di questi tempi è preoccupante non vedere un cambiamento».

L’esempio più evidente, di cui si è discusso negli ultimi giorni, è quello delle nuove misure restrittive varate dal governo, che saranno in vigore fino al 6 aprile, coprendo quindi anche le vacanze pasquali.

«Io stesso negli giorni scorsi – spiega Cangini – avevo chiesto di riaprire teatri e cinema. E di rianimare il mondo della cultura, seguendo la linea voluta dal ministro Dario Franceschini. Ho ceduto all’istinto e probabilmente ho sbagliato: la situazione epidemiologica non lo consente. È questa la realtà dei fatti. Ed è lo stesso in tutti i partiti: Stefano Bonaccini dice “Apriamo tutto”, poi il sindaco di Bologna, dello stesso partito, chiude tutto; Matteo Salvini dice “Riapriamo tutto” e Luca Zaia chiude le scuole in Veneto; Giorgia Meloni dice “Riapriamo” e Francesco Acquaroli, dello stesso partito, chiude le scuole nelle Marche. La narrazione dei capi partito non è coerente con la realtà».

Il cambio di registro, linguistico e politico, sembra poter arrivare dall’alto, da Mario Draghi: da ultimo la critica rivolta alle istituzioni dell’Unione europea sulla campagna vaccinale – che non sta procedendo nel migliore dei modi – e sulla necessità di andare «molto più veloci» con la produzione e le somministrazioni dei vaccini. Con il nuovo presidente del Consiglio si apre di fatto una nuova fase politica: nel contrastare i problemi posti dalla crisi sanitaria ed economica – vaccini e Recovery plan in testa – ma anche per portare avanti tutte quelle riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno, e non da un anno a questa parte.

«La riforma della Pubblica Amministrazione – dice il senatore Cangini – è la riforma delle riforme, senza quella tutte le altre resteranno sulla carta. Lo si è visto con i tanti provvedimenti dell’amministrazione Conte fermi in mancanza dei decreti attuativi. Poi ci sono tante altre riforme istituzionali con cui dovremmo rinnovare uno Stato che non funziona, e un ceto politico modesto. O mettiamo mano a questi problemi oggi o ce li trascineremo per i prossimi cinquant’anni. Ma allora potremmo non avere Mario Draghi».

Oltre le riforme il nuovo governo è anche l’opportunità di costruire un’alternativa al populismo e al sovranismo, quella che Linkiesta ha già definito un’Alleanza per la Repubblica.

«In questo momento tutti i partiti sono in fase di definizione o ridefinizione delle proprie identità politiche. Non c’è un partito con un’identità chiara, e in molti casi sono affidati a leadership prive di reale consenso. Questa fase consentirebbe di ristrutturare le identità politiche, le vecchie e le nuove leadership e dar vita a un sistema politico maturo», spiega Cangini.

La spinta contro il populismo deve portare anche alla nascita di un’area liberal democratica, riformista, europea e atlantica, che oggi non ha una rappresentanza politica, ma che è la naturale alleata del premier.

Il senatore Cangini non si sbilancia, definisce i tempi «ancora prematuri per poter dire oggi chi è dentro e chi è fuori da quest’area, che comunque è un bene che ci sia, si formi e trovi una sua rappresentanza. Nel tempo sospeso del governo Draghi si capirà realmente chi è capace di caricarsi in spalla l’interesse nazionale, chi è spinto da un sano realismo, chi è concretamente posizionato su posizioni europeiste e atlantiste. E chi no».

Di sicuro questo tempo sospeso ha già prodotto le prime trasformazioni. L’ingresso della Lega di Salvini nella maggioranza è la più evidente. «Anche la vittoria di Joe Biden negli Stati Uniti – conclude il senatore – ha contribuito a dar via a un ciclo diverso. In un mondo globalizzato teorizzare la sovranità nazionale e l’idea che un singolo Stato possa coltivare i propri interessi indipendentemente dagli altri nella migliore delle ipotesi è un’ingenuità e nella peggiore è un imbroglio a danno degli elettori. Salvini ha fatto una scelta coraggiosa. Ha fatto la scelta giusta. Dirà il tempo se si sarà trattato di una scelta tattica o strategica».