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I bambini e la pandemiaAnna Odone, la docente più giovane d’Italia che combatte il Covid a colpi di cartoon

Ha 35 anni ed è professore ordinario d’Igiene all’Università di Pavia. Ma è anche mamma e durante il lockdown ha lanciato il cartone animato “Leo e Giulia: Noi come voi!” per spiegare il coronavirus ai più piccoli

(Unsplash)

La milanese Anna Odone ha un record singolare: è il professore ordinario donna più giovane d’Italia. Con i suoi 35 anni, è da poco la titolare della cattedra di Igiene all’Università di Pavia. «Sono stata tre anni all’Università Vita-Salute dell’ospedale San Raffaele di Milano, dove ha ricoperto anche il ruolo di responsabile Area epidemiologia clinica», spiega sottolineando che «essere la docente più giovane del Paese non mi interessa poi molto. Ma mi permetto di ricordare che le donne medico hanno il 25% di possibilità in meno rispetto agli uomini di essere promosse nella carriera accademica. Disparità che purtroppo non si è ridotta nemmeno negli ultimi 35 anni, un lasso di tempo piuttosto lungo». Un dato che permette alla Odone di rivendicare con orgoglio come «il mio è un traguardo frutto di molto impegno e sacrificio. Mi impegnerò negli anni di lavoro che mi aspettano affinché non rimanga una medaglia fine a se stessa». A rendere però peculiare la figura della docente non è tanto la sua giovane età quanto il fatto di essere l’inventrice del cartone animato “Leo e Giulia: Noi come voi!” pensato per spiegare il Coronavirus ai bambini.

Com’è nata l’idea di pensare a un cartone animato?
Durante le settimane di lockdown. Mi è sembrato evidente che non fosse stato fatto abbastanza per “spiegare” ai bambini come mai il loro mondo, la loro quotidianità, cioè la scuola, fosse stata improvvisamente stravolta.

Quella del cartoon però non sembra un approccio accademico classico…
È stato un approccio inizialmente più da mamma. Sono sposata e ho due figli in età da scuola primaria. In quei giorni di clausura mi sono trovata come tanti a provare a spiegare loro perché fossimo costretti a stare in casa. Così mi è venuta l’idea.

Come l’ha concretizzata?
Sono partita dall’esigenza di spiegare l’emergenza in cui ci troviamo a un bambino incominciando da una domanda principale che pongono sempre i più piccoli: “Perché sono chiuse le scuole?”. Un problema con cui mi ero confrontata per la realizzazione di testi per la classe di mio figlio. A quel punto ho pensato sarebbe stato bello se quel lavoro fosse stato animato e messo a disposizione di tutti.

Un progetto che ha condiviso con il suo ateneo di allora…
Sì, ho coinvolto l’Università Vita-Salute San Raffaele, che ha dato il patrocinio, oltre che dell’Università anche dell’Irccs Ospedale San Raffaele, e ha coinvolto Eupha – European Public HealthAssociation, Iss – Istituto Superiore d Sanità, Aspher – Association of Schools of Public Health in the EuropeanRegion, Sip – Società Italiana di Pedriatria, e Siti – Società Italiana di Igiene. Nel concreto la creazione e produzione è stata curata dallo studio di animazione Maga Animation che ci ha aiutato pro bono. Il risultato è stato questo cartoon che si è scelto di rendere disponibile sul canale Youtube dell’ateneo, oltre che sul sito di UniSr e sulle pagine UniSr su Facebook e Instagram. Essendo nato come attività di Public Engagement ci è sembrato doveroso diffonderlo nel modo più accessibile possibile.

Il titolo è “Leo e Giulia: Noi come voi!”. In cosa consiste?
È la storia di due simpatici fratellini, Leo e Giulia appunto, che sono costretti in casa a causa della pandemia. Attraverso le loro storie e nella relazione tra loro e con la loro mamma aiuteranno i bimbi a capire cos’è il coronavirus, come si trasmette, cosa sono “epidemia” e “pandemia”, e come anche i più piccoli possono contribuire a prevenire l’infezione. I testi sono pensati per una fascia di età che va dai 5 agli 11 anni. È un vero e proprio progetto di divulgazione scientifica ed educazione sanitaria ma pensato per i più piccoli.

È qui che la mamma lascia spazio alla docente?
In un certo senso sì. Sono convinta che qualsiasi messaggio di educazione sanitaria debba essere veicolato, con linguaggi e strumenti appropriati, sin dalla scuola dell’infanzia e primaria. Trasmettere ai bambini contenuti scientifici legati alla prevenzione e alla sanità pubblica che li aiutino a seguire in maniera consapevole e informata comportamenti salutari nella crescita e nella vita adulta futura penso sia importante. Un modo per costruire un bagaglio culturale che si portino dietro tutta la vita

Un tema quello dell’educazione sanitaria che oggi assume un rilievo enorme…
Con il Covid19 abbiamo scoperto come l’igiene personale sia sostanziale e di vitale importanza. Basti ripensare a uno degli strumenti che sin dalla prima ora era stato individuato come più efficace nel contenere il contagio: lavarsi le mani. Crescere cittadini consapevoli rientra, credo, a pieno diritto in quella che potremmo chiamare cultura della prevenzione. E non è necessario che sia noiosa o pesante.

Pensa quindi di proporre nuove serie del cartone animato?
Assolutamente sì. Quello che facciamo in aula in università è spiegare quali siano i fattori fuori dal sistema sanitario che influiscono sulla nostra salute. Si parla di alimentazione, ceto sociale, abitudini, sport. Quella dell’Igiene e Sanità pubblica è una disciplina molto ampia. Sarebbe molto bello provare a immaginare un ciclo di episodi di Leo e Giulia che affronti tutti questi aspetti, la vedo come una grandissima opportunità. Sono cresciuta con “Siamo fatti così”, un cartone che affrontava l’anatomia e il funzionamento del corpo umano. Sarebbe bello fare lo stesso sulla nostra disciplina.

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