Modello coreano in ItaliaParte un progetto pilota per tracciare i contagiati dal virus

L’Istituto di microbiologia dell’Università di Padova, il Polo d’Innovazione di Genomica, Genetica e Biologia di Siena, l’azienda usl di Ferrara e la Regione Emilia Romagna collaboreranno a un metodo innovativo elaborato dalla associazione Left Wing e da Andrea Crisanti, per testare direttamente amici, parenti e colleghi con cui la persona infetta entra abitualmente in contatto, a prescindere dai suoi ricordi su chi abbia incontrato o meno

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Chiamatelo modello coreano, modello emiliano, Vo’ Euganeo 2.0 o come preferite, ma alla fine sembra proprio che qualcosa di simile al famoso sistema a tre T (Tracciamento, Tamponi, Trattamento) si farà anche in Italia. Il progetto pilota partirà a breve in Emilia Romagna, grazie alla collaborazione tra l’Istituto di microbiologia dell’Università di Padova di Andrea Crisanti, il Polo d’Innovazione di Genomica, Genetica e Biologia di Siena (che processerà i test molecolari), l’azienda usl di Ferrara (dove si svolgerà la sperimentazione) e la Regione guidata da Stefano Bonaccini.

La principale novità, anche rispetto a esperimenti simili fatti in altri paesi, è un uso particolarmente sofisticato del cosiddetto network testing. In parole povere: andare a testare direttamente le persone con cui il contagiato entra abitualmente in contatto, indipendentemente dai suoi ricordi su chi abbia incontrato e chi no negli ultimi giorni (il contact tracing “tradizionale”), utilizzando a questo scopo, nel rispetto delle normative sulla privacy e senza mai violare l’anonimato dei singoli, anche tecnologie informatiche e Big data, utili per individuare le possibili diramazioni dei focolai, in modo da sapere immediatamente, a seconda delle zone colpite, le aree in cui concentrare i test per spezzare le catene di trasmissione del contagio.

Il progetto nasce da uno studio elaborato da Left Wing, l’associazione politico-culturale di area Pd vicina a Matteo Orfini, dal titolo «Approccio olistico alla pandemia: gestione dell’emergenza, vaccini, varianti, tracciamento attivo e scuola». All’inizio della seconda ondata, infatti, l’associazione ha radunato riservatamente scienziati, amministratori e politici, esperti di gestione dei dati, studiosi di diritto e di telecomunicazioni, per verificare la possibilità di integrare le rispettive competenze allo scopo di definire in tempi rapidi una possibile strategia di tracciamento e sorveglianza del virus, a partire naturalmente dall’esperienza pionieristica di Crisanti in Veneto.

L’obiettivo, come è solito ripetere lo scienziato, è anzitutto uscire dal terribile vai e vieni di chiusure generalizzate e riaperture parziali, che sommano gli enormi costi economici e sociali a una scarsa efficacia nel contenimento dell’infezione.

Uno sforzo di innovazione sul terreno del tracciamento e della sorveglianza che è reso ancora più necessario dalla circolazione di nuove varianti (il piano prevede tra l’altro un forte impegno proprio nel loro monitoraggio) e dalla stessa campagna di vaccinazione, che richiederà nei prossimi mesi il massimo di attenzione.

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