Reclutamento a vuotoLa protesta dei medici specializzandi contro Bertolaso

Il referente della campagna vaccinale in Lombardia ha accusato i giovani al lavoro negli ospedali di sottrarsi ad un dovere deontologico nel non mettersi a disposizione per fare le vaccinazioni. Loro però rispondono che la Regione cerca manodopera a costo zero (mentre c’è un bando per 15mila assunzioni a livello nazionale)

Bertolaso
LaPresse - Claudio Furlan

«Loro hanno scelto di fare Medicina, secondo un codice deontologico che dovrebbe essere il loro comandamento principale. Ci sta che si arrabbino con Bertolaso, ma non ci sta che i medici dicano che spacciare l’attività di vaccinazione come attività formativa è denigrante. Di fronte ad un’affermazione del genere io mi domando che futuro possa avere questo Paese. Se questi sono i nostri giovani colleghi, io credo che ci sia veramente da preoccuparsi e da temere per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti». Sono parole forti quelle che Guido Bertolaso ha usato, appena due giorni fa in conferenza stampa, verso i medici specializzandi e il loro reclutamento (o mancato tale) per portare avanti le vaccinazioni in Lombardia.

Il riferimento del responsabile della campagna vaccinale è ad un bando di manifestazione di interesse che la Regione ha fatto nei giorni scorsi (in chiusura oggi) verso gli specializzandi lombardi, perché si mettessero a disposizione per le somministrazioni. Con il requisito della volontarietà e la mancanza di compenso, però, il bando è andato quasi deserto. Di qui la rabbia di Bertolaso, che prima si è lamentato delle rimostranze degli specializzandi e poi ha minacciato di chiamare il prefetto per farsi consegnare le liste dei giovani medici dagli atenei e obbligarli a vaccinare la popolazione.

«Bertolaso è demagogico», taglia corto Carlo Palermo, segretario del sindacato dei medici Anaao/Assomed, raggiunto al telefono da Linkiesta. «Questa posizione potrebbe avere un senso se ci fosse carenza di personale per la vaccinazione. Ma il bando dell’ex commissario Domenico Arcuri, che ha disposto l’assunzione di 15mila operatori, di cui 3mila medici e 12mila infermieri, ha prodotto una manifestazione di interesse da parte di 24mila persone, di cui 19mila medici, 4mila infermieri e mille altri fra i professionisti dell’assistenza sanitaria. Se verranno assunti tutti, non abbiamo bisogno di ulteriori medici, e questo è un dato inoppugnabile».

Ai fini della campagna vaccinale nazionale, il bando di Arcuri ha previsto l’assunzione di professionisti sanitari a 6mila euro lordi al mese, 2.800 euro netti, per 9 mesi. Per il momento, le agenzie interinali cui è stata affidata la selezione («una lungaggine inutile e macchinosa», dice il segretario Anaao) ne hanno assunti meno di 2.000, ma velocizzando le procedure, in attesa del secondo e terzo trimestre (cioè quando dovrebbero arrivare la maggior parte delle dosi per la vaccinazione massiva), non ci dovrebbero essere problemi di organico.

«I 15mila assunti si aggiungeranno alla base attuale di medici ospedalieri e a quelli dei dipartimenti di igiene e prevenzione. Così entro luglio potremmo davvero raggiungere l’immunità di gregge, aumentando da 120mila a 500mila vaccinazioni al giorno. A queste condizioni, la partecipazione degli specializzandi è proprio inutile, a meno che non abbiano un percorso apposito previsto dalla loro specialità», precisa Palermo.

Il tema dell’utilizzo dei medici specializzandi – senza distinzione di scuola – per somministrare le dosi si propone da tempo, nonostante sia stato oggetto di lunghe discussioni ai tavoli sia regionali che ministeriali con gli stessi rappresentanti dei giovani in formazione. Tutto è nato da una norma, inserita dal ministero dell’Università nella legge finanziaria, che chiamava gli specializzandi a contribuire con un mese della loro formazione alle vaccinazioni.

«Noi abbiamo portato le nostre perplessità e proposte a tutti i tavoli; i ministeri sia della Ricerca che della Salute hanno confermato di essere in linea con la nostra visione. Abbiamo chiesto che la nostra partecipazione come vaccinatori fosse un atto volontario, sotto tutela della formazione, cioè fuori dall’orario formativo, o comunque attraverso una modalità dove le ore non fossero rendicontate come formazione, e che ci fosse una contrattualizzazione, peraltro già prevista per tutte le altre figure», spiega a Linkiesta Gabriele Del Castillo, presidente del MeSLo, Medici specializzandi Lombardia. «Invece, all’ultimo tavolo regionale non è stata recepita in alcun modo la richiesta di contrattualizzarci, ed ecco che ora viene resa pubblica questa manifestazione di interesse, a titolo gratuito e su base volontaria. Ma in un contesto di mancata programmazione, anche nel reclutamento del personale, e cronicamente sotto organico, è normale che le adesioni siano basse».

Il problema, però, non è di natura economica o di mancanza di senso etico degli specializzandi, come sostenuto implicitamente da Bertolaso:  «La disciplina della formazione è normata in maniera precisa e rendere la vaccinazione un’attività formativa trasversale a tutte le scuole di specialità significa fare una deroga alla normativa vigente, mentre la maggior parte dei consigli delle scuole di specialità non ha ancora provveduto a fare delibere in tal senso», spiega Del Castillo.

Secondo il giovane medico, inoltre, molti specializzandi hanno già perso una buona fetta di formazione a causa del Covid, essendo stati comunque in prima linea nei reparti durante tutta l’emergenza. «Non è possibile che si faccia tutto a discapito della nostra formazione. Le rotazioni che molti hanno saltato non potranno essere recuperate», dice. In molti casi, poi, gli specializzandi stanno in realtà già vaccinando nelle loro strutture di appartenenza, o essendosi resi disponibili volontariamente, oppure – e non sarebbe una sorpresa – per pressioni delle direzioni sanitarie. «Parlare di precettazione unicamente dello specializzando è ingiusto, chi lo fa è perché sa che abbiamo meno potere contrattuale e non siamo rappresentati dai sindacati», puntualizza Del Castillo.

Per i rappresentanti dei medici, insomma, le parole del consulente di Regione Lombardia ignorano deliberatamente gli sforzi fatti fin dal primo giorno. «Forse Bertolaso dimentica che i giovani medici hanno prestato servizio nei reparti Covid a partire dal minuto zero della pandemia, spendendosi quotidianamente anche ben oltre le loro competenze», dice il portavoce degli specializzandi. «Noi non abbiamo mai affermato che fare le vaccinazioni è denigrante, anzi, siamo tutti consapevoli dell’importanza della vaccinazione, ma è denigrante parlare di formazione quando c’è evidentemente una scelta strategica da parte di Stato e Regioni per avere, di fatto, una manodopera a costo zero».

Dare seguito alle assunzioni contenute nel bando dell’ex commissario appare insomma non solo come la strada più opportuna, ma anche come l’unica sostenibile. «Abbiamo bisogno di personale, assunto, tutelato e retribuito, non di interventi spot per mano degli specializzandi», conclude Palermo. «Se non avremo entro marzo i numeri per la vaccinazione massiva, le milioni di dosi in arrivo nel secondo e nel terzo trimestre andranno ad accumularsi nei frigoriferi».