Bando alla CO2L’Europarlamento vuole dazi per i Paesi che non si impegnano contro il climate change

Gli eurodeputati votano una risoluzione per tassare le importazioni di alcuni beni, se provengono da Stati che non dispongono di legislazioni ambientali sufficientemente ambiziose. L’obiettivo è evitare che il maggiore impegno di Bruxelles nella lotta al cambiamento climatico porti a una fuga delle imprese fuori dall’Ue

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Prevenire la delocalizzazione delle imprese europee attraverso dazi su determinate importazioni nell’Unione, provenienti da Paesi meno ambiziosi dal punto di vista climatico. Il Parlamento si sta muovendo per raggiungere questo obiettivo.

Un progetto di risoluzione non legislativa, che i deputati sono stati chiamati a discutere e votare durante la sessione plenaria di marzo, «per proporre un meccanismo di adeguamento delle emissioni di CO2 alle frontiere con l’obiettivo di evitare che le maggiori ambizioni europee sulla lotta al cambiamento climatico portino a una fuga delle imprese fuori dall’Unione», si legge in una nota del Parlamento.

Affrontare il climate change, infatti, non significa spostare la produzione europea in Paesi extra-europei con regole meno ambiziose sulle emissioni climalteranti.

Come ricordano i deputati nel progetto di risoluzione, tutti i Paesi dovrebbero essere incoraggiati ad abbattere la propria impronta inquinante per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

Per incentivare le industrie commerciali a decarbonizzare, si legge nella nota, i deputati proporranno un dazio sulle emissioni delle importazioni di alcuni beni, se provengono da Paesi che non dispongono di legislazioni ambientali sufficientemente ambiziose.

«Tale dazio – si legge nella nota – non dovrà essere usato impropriamente come strumento di protezionismo commerciale». Al contrario, servirà per incentivare un impegno più incisivo, da parte di ciascun Stato, nella lotta al climate change.

«L’obiettivo del Parlamento europeo – ha sottolineato l’europarlamentare per i Verdi Europei Yannick Jadot – è quello di lottare contro il cambiamento climatico senza che ciò metta in pericolo le nostre imprese a causa di una concorrenza internazionale sleale dovuta alla mancanza di azioni sul clima in alcuni paesi. Dobbiamo proteggere l’Ue contro la concorrenza sleale climatica e allo stesso tempo garantire che le nostre imprese compiano tutti gli sforzi necessari per fare la loro parte nella lotta al cambiamento climatico».

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