Woke DisneyNel più grande impero mediatico del mondo c’è una guerra stellare intorno al mito di Star Wars

Alla LucasFilm c’è la regina cattiva Kathleen Kennedy che non ne ha fatta mezza giusta, ma ha dalla sua la neoideologia hollywoodiana secondo cui la saga di Luke Skywalker è una favola maschilista e razzista. Dall’altra parte di questo conflitto mitologico-junghiano ci sono i fan, che premiano lo spirito originario. Che la forza sia con loro

Valerio Portelli/LaPresse

Una tempesta perfetta sta colpendo la Disney – il più grande impero mediatico del mondo che comprende, tra l’altro, Marvel e LucasFilm – ed è fantastico che non sia solo una questione di abbonamenti e biglietti venduti, ma sia uno tsunami mitologico-junghiano che investe e minaccia il nostro immaginario. E questo conflitto, tra l’altro, è solo una battaglia di una guerra che ha toccato quasi tutti i personaggi del fantastico recente – dal Doctor Who a Star Trek, da Terminator a Batman, dal Muppet Show agli Aristogatti.

I personaggi di questa lotta sono, come in ogni favola che si rispetti, re, regine, cavalieri (maschi e femmine) e, sullo sfondo, c’è la grande massa silenziosa del popolo, che poi saremmo noi. Come i contadini pagavano la pagnotta per tutti alla fine del giorno, così sono le nostre carte di credito che fanno girare il mondo. Ma torniamo ai personaggi di questa vicenda.

Il principale è Kathleen Kennedy: la regina cattiva che, dopo aver convinto George Lucas a lasciarle le chiavi della galassia lontana lontana, lo ha tradito (non fanno sempre così i discepoli?), rivelandosi per quello che era, una nemica dello spirito sincero di “Star Wars”. George Lucas aveva lasciato pagine e pagine di possibili trame e lei, appena assunta al ruolo di CEO della LucasFilm, le ha fatte immediatamente e molto poco cerimoniosamente cestinare, salvo poi, di fronte al disastro delle sue idee, lamentarsi di non aver alcun materiale! Una dichiarazione che ha gettato nello sconcerto non solo il vecchio Lucas, ma anche generazioni di fan.

Il secondo personaggio è, ovviamente, George Lucas stesso, che sembra incarnare una versione cinematografica di Re Lear, tradito proprio dalla sua figlia adottiva, la maligna Kathleen Kennedy e che – ormai vecchio e metaforicamente cieco alle malefatte compiute sulla sua creazione – si è ritirato nel suo (il nome dice tutto) Skywalker Ranch in California.

Il terzo personaggio è più ambiguo, né buono né cattivo, ovvero Bob Iger, l’imperatore della Disney; il CEO supremo che sta sopra tutti e che controlla i tanti regni sotto di lui: Marvel, Disney, LucasFilm, etc.. L’imperatore si è alleato con la regina cattiva per rifiutare i consigli del vecchio Lucas e per snaturare la saga di “Star Wars” in nome del dio Dollaro. E così, sotto la guida della regina cattiva, la LucasFilm/Disney realizza in pochi anni la più controversa trilogia di “Star Wars” (dal 2015 al 2019).

Perché tanto odio per Lucas? L’obiettivo sembra essere solo quello di ribaltare la saga originale, anche sulla base di motivazioni ideologiche. Lucas viene accusato di aver raccontato una favola maschilista e razzista. A parte il fatto che non si sono accorti che la principessa Leia, la grandiosa Carrie Fisher, è uno dei personaggi femminili più dirompenti del XX secolo e che, tra droidi e alieni, forse il concetto di razzismo è parecchio fuori luogo, si è assistito a un vero e proprio genocidio culturale di massa. I film della nuova trilogia sembrano animati da un furore iconoclasta contro Luke Skywalker. Cercano di distruggere l’archetipo dell’eroe che aveva reso “Star Wars” qualcosa di più di un blockbuster miliardario.

“Star Wars” era l’incarnazione degli ideali che da Omero a Shakespeare sono il sangue del nostro immaginario. Luke Skywalker non è un maschio bianco, ma un eroe che crede nella bontà, nel coraggio e nella redenzione di tutti, persino di quel cattivone vestito di nero di Dart Vader. Nel 1949, ben prima di queste vicende, lo studioso di mitologia, Joseph Campbell, aveva spiegato nel suo “L’eroe dei mille volti” che l’immaginario deve incarnare gli archetipi che danno significato alla nostra esistenza. E non a caso proprio Lucas (ma anche Neil Gaiman, Gene Roddenberry, Ridley Scott, e tanti altri) hanno riconosciuto il loro debito a Campbell e, attraverso a lui, a Carl Jung.

Ma qui arriva il colpo di scena a opera di un vecchio cavaliere errante e di una nuova eroina. Il ronin è Jon Favreau, regista, attore e, udite udite!, grande appassionato dell’opera di Lucas. Se fossimo in “Guerre stellari”, sarebbe un vecchio Jedi. Favreau ha la sua opportunità perché l’imperatore, Bob Iger, comincia a essere preoccupato. Il suo regno di “Star Wars” scricchiola pericolosamente: il nuovo parco a tema, Galaxy’s Edge in Florida, è in profondo rosso; nessuno compra più i giocattoli ispirati a “Guerre stellari”. E così il vecchio Jedi Favreau ottiene udienza e l’imperatore gli dà carta bianca per una impresa minore: la serie televisiva “The Mandalorian”.

Favreau, che non ha una fede ideologica come la regina cattiva, assume sceneggiatori e attori fedeli alle idee di Lucas e, con una frazione minima delle risorse della LucasFilm, ha un successo planetario. Favreau è l’underdog. La nuova serie, con il piccolo Yoda, risolleva la Disney. I giocattoli ricompaiono sugli scaffali. I biglietti (Covid permettendo) dei parchi tornano e essere stampati. E, ennesimo colpo di scena, nella serie televisiva emerge fra tutti una nuova eroina, Gina Carano, vera lottatrice professionista nel campionato americano di arti marziali. Gli spettatori la amano, gli abbonamenti aumentano, i suoi giocattoli si vendono!

La regina cattiva, come quella di Biancaneve, vede nel suo specchio la nuova donna: bella, ma anche forte e decisa. La regina comincia a tenerla d’occhio. Si sente sfidata. Il successo di Carano nega tutto quello che ha fatto. Come osa? Intanto la serie di Favreau e Carano è un trionfo mediatico. Al contrario, le serie di Kathleen Kennedy passano inosservate, accumulano un fallimento dietro l’altro. La serie “The High Republic” sparisce dalle programmazioni. E innumerevoli youtuber – Doomcock, Nerdrotic, ClownFish, the Fandom’s menace – attaccano Kennedy quotidianamente accusandola di avere tradito il mito Lucas.

Il culmine si raggiunge nel gennaio scorso, quando, contro la volontà di Kennedy, Favreau osa l’inosabile e riporta in scena il personaggio di Luke Skywalker in chiave positiva: non più un vecchio fallito, ma un eroe simbolo di ottimismo e giustizia. Il pubblico pagante impazzisce di gioia, il canale Disney+ ha più nuovi abbonati in una settimana che durante tutto il tempo della gestione di Kennedy. Poco saggiamente, ma coerentemente con il suo carattere forte, Carano tweetta difendendo alcune posizioni controverse sul Covid e sulla lotta politica fra Repubblicani e Democratici. L’occhio di Sauron (pardon! Di Kennedy) si gira immediatamente! Ha visto un possibile punto debole e colpisce! Prima chiede alla eroina di inginocchiarsi al suo potere (umiliandosi pubblicamente per avere espresso una opinione personale). Di fronte al suo rifiuto (ma la cultura woke non difende le donne forti e indipendenti?), la fa licenziare.

Kennedy pensa di aver eliminato impunemente la sua nemica e si presenta, un po’ come la regina Cercei nel grande tempio di Baelor, con un suo video sul sito degli Oscar. Nel filmato si dipinge come una paladina delle donne. Invece dell’esplosione di Altofuoco, si ha una shitstorm su internet che la ricopre di insulti al punto che, in poche ore, il suo video riceve diecimila dislike (e solo 83 like)! Il sito degli Oscar, democraticamente, elimina i commenti. L’aristocrazia woke di Hollywood non ama essere giudicata dagli spettatori… Se non fossimo a Santa Monica, verrebbe da citare Corrado Guzzanti: «Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori».

È questo il momento cui siamo arrivati. Su Internet il popolo è infuriato. La regina cattiva non vuole ascoltare nessuno. Lei aveva le chiavi della Galassia lontana lontana, e la gente non l’ha seguita. È stata condannata dal pubblico sia maschile sia femminile, proprio lei che voleva cancellare la presunta “mascolinità tossica” di Lucas. Per rendere chiaro il punto, aveva trasformato Han Solo in un padre ubriacone che si dimentica dove aveva parcheggiato il Millenium Falcon (neanche fosse una Fiat Duna!).

Aveva ridotto Luke Skywalker a un vecchio burbero che lascia arrugginire il suo X-Wing in fondo al mare dopo aver fallito tutto il fallibile. Lo aveva costretto a bere un liquido equivoco spremuto dal corpo di un alieno dalla sessualità incerta. Persino la principessa Leia (troppo coinvolta con il passato) era stata umiliata da un funerale privo di pathos e da una scena alla Mary Poppins. E i nuovi personaggi? Kylo Ren, Rey, Finn, Poe, Rose? Macchiette senza spessore e senso; marionette per riempire le caselle del politicamente corretto in quota Cencelli di Hollywood per rispettare tutte le minoranze: cinesi, caucasici, afroamericani. Aveva persino fatto aggiungere, grande rivoluzione per la Disney, un piccolo bacio lesbico sui titoli di coda (lesbiche sì, ma gay maschi no! Quello sarebbe esagerato!).

Tutta la vicenda sarebbe un caso di incompetenza se non fosse stata costellata da dichiarazioni di principio di Kathleen Kennedy che si è proposta come paladina della cultura woke californiana, con tanto di foto con t-shirt con la scritta «La forza è femmina», foto di gruppo con le nuove showrunner della saga (tutte rigorosamente donne e di fede woke!), con dichiarazioni imbarazzanti come quella secondo cui avrebbe assunto sceneggiatori che non sapevano nulla della saga, con giudizi sprezzanti contro gli haters di internet (perché non apprezzavano le sue scelte), con licenziamenti a raffica dei registi che non accettavano i suoi diktat (registi maschi stranamente), con un continuo intreccio tra una presunta nuova cultura woke contraria al patriarcato e le vicende della galassia lontana.

Come finirà questa vicenda? La regina sarà così forte da distruggere il mito di Lucas? O i grandi elettori (gli azionisti della Disney) costringeranno l’imperatore a intervenire e decapitare la regina cattiva? O, ancora, il vecchio Jedi Favrau e la nuova eroina Carano, riusciranno a ribaltare le sorti e a sfidare la Kennedy fuori dal palazzo? Non si sa. Quello che colpisce è la forza dei miti e la loro resistenza e venire usati e piegati da una multinazionale come la Disney. La forza è ancora potente e chi ha il cuore puro può ancora sentirla.

Come direbbe lo storico Harari, si assiste a uno scontro tra dei, gli dei del dollaro e del potere, la potente divinità della Disney contro gli dei di “Guerre stellari”. È fantastico, lo spirito dei miti non è morto e lotta con chi lo ha tradito. È fantastico, la forza scorre potente in tutti noi.

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