Rami pericolosiLa Corte di giustizia Ue vieta la caccia con trappole a colla in Francia

La pratica venatoria, oramai bandita ovunque in Europa dal 2009, è ritenuta crudele e soprattutto dannosa dal punto di vista ecologico perché colpisce anche gli esemplari che appartengono a specie protette e a rischio estinzione

Pixabay

Un tordo sbatte le ali in Lussemburgo e provoca un uragano a Parigi.

Più o meno è questo quello che sta succedendo in queste ore nella politica francese, dopo che una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea ha vietato la caccia ai volatili con trappole a colla nell’unico (anzi: ultimo) Paese europeo che ancora la consentiva, la Francia.

La caccia alla colla, per chi non fosse esperto di arti venatorie, è un sistema che consiste nell’intrappolare piccoli uccelli sui rami degli alberi cosparsi di colla.

Lo scopo, in realtà, non è cacciare gli uccelli che rimangono così intrappolati, ma usarli come esca per altri, più grandi, uccelli, come le poiane o le beccacce, che sono di reale interesse dei cacciatori.

La pratica è vietata in tutta Europa dal 2009, perché ritenuta crudele (gli animali restano sì vivi e dopo alcune ore vengono liberati, ma rimangono costretti per ore su di un ramo in uno stato di angoscia e sofferenza che rasenta la tortura) e soprattutto ecologicamente dannosississima, perchè non selettiva, nel senso che colpisce indiscriminatamente sia i volatili che è consentito catturare, che quelli protetti.

Una circostanza, quella della cattura di uccelli di specie protette, che non si verifica di rado, tanto che secondo alcune stime della LPO (l’equivalente francese della nostra LIPU, oltre che associazione dalla cui denuncia ha avuto origine la causa su cui si è espressa la Corte del Lussemburgo) i cacciatori francesi ucciderebbero ogni anno 17 milioni di volatili tra i quali numerosi esemplari di almeno venti specie protette e a rischio estinzione.

Sinora, la pratica della caccia con la colla era rimasta legale in Francia a motivo del fatto che si era riusciti a farla passare come metodo tradizionale, dunque escluso dai divieti della direttiva uccelli del 2009.

Una giustificazione che però l’ultima sentenza della Corte di giustizia ha considerato insufficiente per la concessione di una deroga e stabilendo che, poiché non selettiva e troppo crudele, la caccia con la colla viola le norme europee.

La sentenza Europea ha creato un certo sconquasso in Francia, non tanto perché la faccenda riguardi molti cacciatori dediti a questa pratica (si tratta di non più di 5000 appassionati concentrati solo in cinque regioni del sud est: Alpes-de-Haute-Provence, Alpes-Maritimes, Bouches-du-Rhône, Vaucluse e Var) nè perché la sentenza sia stata una sorpresa per chicchessia (anzi, era talmente nell’aria che la scorsa estate il presidente Emmanuel Macron aveva già deciso di sospenderla), ma perché tocca uno dei punti più nevralgici dell’amministrazione Macron e della prossima campagna elettorale francese.

La caccia, infatti, in Francia è un tema molto sentito e dibattuto, non tanto perché sia praticata o polare più di quanto non sia in altri Paesi, ma perché è considerata una tradizione radicata nel modo di vivere dei francesi, e come tale viene usata sapientemente dai gruppi politici conservatori e sovranisti, in particolare dal rassemblement National di Marine Le Pen.

Le ragioni le spiega Le Figarò che scrive: «Conservatori che non hanno mai toccato un grilletto o appassionati di lunga data, tutti vedono in questa pratica l’essenza dei terroir, il rispetto delle tradizioni e, soprattutto, l’espressione di una Francia rurale tanto cara al loro movimento».

Per questo Marine Le Pen, che sa che i voti dei cacciatori umiliati e offesi dalla decisione della Corte Europea e dalla sostanziale condiscendenza di Macron alla decisione di Lussemburgo, possono essere tutti per lei, in questi mesi ha saputo blandire e corteggiare i cacciatori francesi, riuscendo anche nel difficile compito di tenere buoni gli ambientalisti, dicendo, la settimana scorsa di essere solo personalmente contraria alla caccia ma di non avere intenzione né di vietarla né di limitarla e riprendendo un suo vecchio discorso del 2012, nel quale diceva che i cacciatori sono, soprattutto e sopra tutti, ambientalisti: «La stragrande maggioranza dei cacciatori partecipa a un delicato equilibrio e spesso lo serve meglio dei pochi tecnocrati che a volte intervengono indiscriminatamente».
Il tema, benché non muova masse di voti è comunque delicato e potrebbe costare caro al presidente Emmanuel Macron, contro il quale nelle ultime settimane si è riversata l’ira dei cacciatori francesi. Stando ai sondaggi, il divario tra lui e la candidata della destra sovranista è di appena 5 punti e, secondo tutte le rilevazioni, al primo turno Le Pen potrebbe addirittura arrivare prima. Un quadro nel quale Macron non può permettersi il lusso di perdere nessun voto.

Nemmeno quelli di 5000 cacciatori del sud est.

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