CollateralGli esiti grotteschi e pericolosi della privacy all’italiana

È giusto proteggere il diritto alla riservatezza dei cittadini, ma la traduzione che se ne è fatta, burocratica e cavillosa: i vertici delle strutture ospedaliere, per esempio, non potranno sapere chi sono i medici che rifiutano di vaccinarsi. E chi si è accaparrato in modo indebito il bonus da 600 euro per la pandemia la passerà liscia

Immagine di Malcolm Lightbody, da Unsplash

Uno spettro si aggira per l’Europa. Lo spettro della Privacy. Ed è uno spettro che prima o poi ci trascinerà tutti a fondo, specialmente noi italiani.

Il Gdpr, il regolamento per la protezione dei dati personali, rischia di essere il macigno definitivo per la nostra già macchinosa struttura burocratica. Prendiamo l’ultimo sorprendente paradosso: la multa da 300mila euro comminata all’Inps per aver effettuato controlli sui “furbetti” del bonus.

La vicenda è tra le più odiose degli ultimi tempi: parlamentari e consiglieri regionali che si erano accaparrati l’aiuto da 600 euro messo in campo dal governo per dare una mano agli autonomi, disperati fin dal primo lockdown. Ora però il processo con il quale Inps ha chiesto la restituzione delle somme indebite (1.200 euro percepiti da chi nel frattempo aveva continuato a prendere regolarmente anche lo stipendio da parlamentare o consigliere) è stato congelato perché, stando alle osservazioni del Garante, non rispetta tutti i prerequisiti previsti dal Gdpr. Perciò: multa e iter da rifare da capo.

Certo, sulla carta, può sembrare il minimo pretendere che sia proprio l’Inps, con l’enorme mole di dati sensibili che maneggia, a rispettare fino all’ultima virgola il regolamento della privacy.

Ma il problema è proprio questo: che facciamo se il regolamento è (come infatti è!) drammaticamente cavilloso e eccessivamente esposto al giudizio arbitrario del Garante? Blocchiamo tutta la macchina dei controlli?

Sulla base delle conclusioni del Garante, sarebbe quasi impossibile procedere con quei controlli incrociati, che invece, sono l’unica ancora di salvezza di un paese popolato da troppi furbi e troppi scrocconi. Incrociare le banche dati, come ogni contribuente dotato di buon senso, chiede che la nostra pubblica amministrazione faccia per scovare i “collezionisti” di bonus, è già di per sé un’operazione che rischia di infrangere i paletti del Gdpr. A meno che, come ci hanno spiegato dalla stessa Inps, non si proceda prima con una serie di lungaggini burocratiche che richiederebbero all’istituto più risorse di quelle che potrebbe poi mettere in campo per i controlli stessi.

Un’assurdità. Anche perché, facciamoci una domanda: quale di questi due difetti assocereste all’Inps? Avere troppo spesso diffuso dati sensibili e infranto la privacy oppure trovarsi troppo spesso in ritardo rispetto ai controlli e alle sanzioni dei furbetti?

Il paradosso dei paradossi è che, a commento della decisione del Garante, qualche politico, evidentemente turbato per quel controllo mirato sui colleghi che si erano presi il bonus, ha esultato e ha scritto: ora fuori i nomi dei dirigenti che hanno dato il via all’indagine! Alla faccia della privacy… Figuriamoci poi, con quale lena i dirigenti della pubblica amministrazione si metteranno in futuro a scovare gli scrocconi, col rischio di ritrovarsi multati ed esposti alla pubblica gogna.

L’ossessione per la privacy sta manifestando sempre di più i suoi nefasti effetti collaterali. Abbiamo già visto che razza di fallimento è stata l’app Immuni. Ora vogliamo parlare del personale sanitario No Vax? Vi pare possibile che, per la privacy, io non possa sapere se chi mi maneggia è un potenziale veicolo di contagio oppure no? Peggio ancora: vi pare possibile che non lo possa sapere neppure il suo datore di lavoro, ovvero l’ospedale, la clinica o la RSA?

Gli infermieri e i medici che rifiutano il vaccino infatti non possono essere né individuati né tantomeno spostati ad altre mansioni, col risultato che, se poi si ammalano, hanno diritto all’assegno dell’Inail per infortunio e a rivalersi su quel datore di lavoro che non riuscisse a dimostrare di avere fatto tutto il possibile per proteggerlo dai rischi di infezione.

Non so come ci siamo annodati in questo modo, ma ci siamo riusciti.

È urgente prendere atto che, nonostante le sue migliori intenzioni, il Gdpr rischia di diventare una colossale pietra al collo per il paese.

La privacy, difesa in questo modo così ottuso e teorico, sta diventando un paravento per comportamenti antisociali, come quello dei no vax, o per comportamenti opportunistici: se ne fanno scudo gli evasori fiscali, i finti poveri e i furbetti del bonus. Alla faccia di quegli altri poveri fessi, che invece non hanno mai nulla da nascondere.