Cosa fare da grandiLa strada dei riformisti e la vera anima del Pd

L’associazione SpazioMilano ha aperto un tavolo di discussione con i deputati Lia Quartapelle (Partito democratico) e Luigi Marattin (Italia viva) e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Si è discusso del ruolo che possono costruirsi i dem nel quadro politico italiano a partire dalle dimissioni di Zingaretti e, più in generale, della necessità di costituire una forza politica ispirata ai valori liberaldemocratici

Pexels

Le dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario del Partito democratico hanno aperto uno squarcio nella politica italiana. Se non altro il governatore del Lazio ha mosso le acque nel mondo dem, che in questo momento rappresenta una parte consistente della maggioranza di governo e allo stesso tempo una delle forze meno definite e definibili del quadro politico.

Adesso, come raccontavamo anche qui a Linkiesta pochi giorni fa, il Partito democratico ha la grande opportunità di capire che cosa vuole fare da grande, «se continuare a stare nell’ombra dei Cinquestelle, oppure riprendere il filo originario del partito a vocazione maggioritaria e proporsi come federatore delle famiglie liberalsocialiste e liberaldemocratiche, anche con Renzi, Calenda, Bonino, gli ambientalisti e gli innovatori, gli elettori liberali e socialisti di Forza Italia e quelli del partito del pil e dei ceti produttivi, che sono la perfetta rappresentazione sociale e politica del governo Draghi e dei suoi ministri tecnici», scriveva il direttore Christian Rocca.

«Il Partito democratico è stato una forza attrattiva, capace di suscitare entusiasmi e favorire una modernizzazione della società italiana quando è stato un partito plurale aperto a idee diverse, ma animato da una visione comune e dai valori progressisti di libertà, uguaglianza e solidarietà», dice la deputata del Partito democratico Lia Quartapelle, capogruppo del partito nella Commissione Esteri.

Quartapelle è intervenuta durante l’incontro “La strada dei riformisti”, organizzato e sostenuto da SpazioMilano: si è parlato dello spazio e del ruolo che può ritagliarsi ora l’area riformista nel sistema politico italiano.

Un ragionamento che muove proprio dal Partito democratico, chiamato probabilmente a darsi una dimensione più riformista, indipendentemente da quel che produrrà l’Assemblea di domenica prossima. Ma, come ricorda Quartapelle, «bisogna prima capire come risolvere i problemi che ha il partito al suo interno, a livello di funzionamento prima ancora che nelle idee: se abbiamo esasperato due segretari eletti, Matteo Renzi e Nicola Zingaretti, significa che qualcosa nei meccanismi della nostra discussione interna non funziona più».

E sembra non funzionare più anche quella vocazione maggioritaria che ha guidato il partito – che è stato praticamente sempre al governo negli ultimi anni, fatta eccezione per la parentesi del primo governo di Giuseppe Conte – fin dalla sua origine al Lingotto, con Walter Veltroni. Colpa anche delle correnti che hanno inasprito il dibattito interno. Correnti che, come ha sottolineato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori durante la videoconferenza, «inevitabilmente scompaiono quando il partito si muove a livello territoriale e nelle singole amministrazioni».

Proprio l’amministrazione di Gori a Bergamo – così come quelle di altri sindaci o governatori in tutta Italia – può essere considerata il riflesso di una politica che sa ancora produrre risultati se costretta a farsi più diretta, applicata, pragmatica.

E produce risultati anche perché, come dice lo stesso Gori, «tutti gli amministratori locali si trovano ad avvicinarsi all’area più liberaldemocratica del partito, anche quelli che poi al congresso votano per la componente di Andrea Orlando. Questo ci colloca di fatto nel riformismo: è per questo che spetta agli amministratori ricucire lo strappo interno e tradurre questo riformismo anche nella politica nazionale, per riposizionare il Partito democratico rispetto al governo».

Sul tema è intervenuto anche il deputato Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze, ex del Partito democratico e tra i fondatori di Italia viva. Marattin ha portato il discorso fuori dal perimetro del Partito democratico, parlando della necessità di rinnovare l’offerta politica riformista in Italia.

L’equazione è piuttosto semplice, dice: «In Italia c’è sicuramente una domanda populista e sovranista, quella parte di elettorato che vede la globalizzazione come una fregatura, e l’offerta per loro è quella di Fratelli d’Italia e della Lega quando smetterà di fingere».

Poi c’è la domanda di chi chiede protezione delle proprie istanze, come i socialdemocratici, gli ambientalisti e altre componenti dell’elettorato: «Loro – spiega il deputato di Italia viva – trovano la loro offerta politica in LeU, in una parte del Movimento cinque stelle, ma anche in un segmento del Partito democratico stesso».

A mancare semmai è l’offerta per quella domanda liberaldemocratica, riformista, «quella che avrebbe dovuto rappresentare il Partito democratico. Ma se la comunità politica del Partito democratico riesce a far vincere la componente liberale e a farle governare il partito, allora cambierebbe la politica italiana: perché al momento le due linee del partito sono divise su temi di grande attualità come Alitalia, il sistema fiscale, la scuola e molto altro».

Solo che quell’area liberaldemocratica in questo momento sembra ancora piuttosto lontana da qualunque versione del Partito democratico. Ed è probabile che nei prossimi mesi cerchi chi possa rappresentarla in altri volti, in altri simboli, in un’altra politica.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

K - Linkiesta FictionPreordina qui il nuovo numero di K, la rivista letteraria de Linkiesta

Ci siamo: il nuovo numero di K, la rivista letteraria de Linkiesta curata da Nadia Terranova, è in stampa e sarà in distribuzione dal 15 maggio nelle migliori librerie indipendenti di tutta Italia (ecco l’elenco), oltre che direttamente qui sul sito de Linkiesta.

Il tema del secondo numero di K è la Memoria.

Gli autori che hanno partecipato a questo numero con un racconto originale scritto appositamente per K sono:
Viola Ardone, Stefania Auci, Silvia Avallone, Annalena Benini, Giulia Caminito, Donatella Di Pietrantonio, Davide Enia, Lisa Ginzburg, Wlodek Goldkorn, Loredana Lipperini, Pasquale Panella, Francesco Piccolo, Alberto Schiavone, Simonetta Sciandivasci, Andrea Tarabbia, Alessandro Zaccuri.

C’è anche l’anteprima dei romanzi di Karl Ove Knausgård e di Ali Smith, entrambi in uscita in Italia nei prossimi mesi.
Il volume ospita anche tre mini racconti di Stefania Auci, Rosella Postorino e Nadia Terranova.

Preordina K – Memoria sul sito de Linkiesta a 20 euro più 5 di spese postali. Il volume sarà spedito dal 17 maggio e arriverà in due giorni in tutta Italia. Oppure compralo a 20 euro nelle migliori librerie indipendenti di tutta Italia (ecco l’elenco).

Per acquistare più copie di K, scrivere qui.

20 a copia