Niente tabùI progressisti si facciano coraggio e dicano che quest’Europa va riformata

La pandemia ha messo in luce le carenze strutturali del disegno comunitario (come dimostra il disastro sui vaccini). Un partito come il Pd deve farsi forza e chiedere di rifare quello che non va. Evitando equivoci sovranisti

Immagine di Pierrick Le Cunff, da Unsplash

Perché mai il Pd e i progressisti italiani non criticano mai l’Europa? Pure, oggi, una critica forte, solidale, non per la rottura, ma per un radicale cambiamento non solo è più che giustificata, ma porterebbe anche consensi e Dio solo sa se non sarebbero utili a un partito in caduta libera nei sondaggi.

Lo scandalo del fallimento dell’Europa nell’approvvigionamento dei vaccini cresce di giorno in giorno e mette in luce non una carenza contingente dell’architettura comunitaria, ma gravissimi problemi di fondo.

Ed è uno scandalo che viene dopo il fallimento voluto dalla Ue sulle politiche migratorie (che paga l’Italia) e la mancata riforma del trattato di Dublino e l’ancor più grave scandalo del culto totemico al pareggio di bilancio e ai parametri di Maastricht che ci hanno penalizzato per anni e che solo il tifone pandemico ha incrinato (ma già Dombrovskis ne minaccia l’imminente ritorno).

Sia chiaro, qui non si chiede affatto che il Pd si inventi un sovranismo di sinistra, ma semplicemente che si faccia carico, con i suoi alleati europei, di una forte iniziativa di riforma delle istituzioni europee, dei meccanismi di una Ue che è riuscita – ma solo grazie a Draghi e contro la Bundesbank – a essere tale solo sulle politiche monetarie.

Si chiede che di questo parli con gli italiani, che su questo avvìi un grande dibattito. Si chiede infine che su questo terreno, e non sulla demonizzazione, stringa nell’angolo il sovranismo di Salvini e che apra un confronto serio con la posizione sull’Europa di Giorgia Meloni.

I disastri europei sui vaccini derivano da carenze profonde dell’architettura comunitaria. Scopriamo che gli europei sono stati battuti dall’America, dall’Inghilterra, da Israele e dal Giappone perché questi paesi si sono posti come soci, come partner industriali dei Big Pharma (ottenendo quindi tutti i vaccini che volevano in cambio di cospicui investimenti industriali), e l’Ue invece si è posta come cliente. Questo, per la triste ragione che la Ue non è in grado di concepire, neanche in questa terribile emergenza, sé stessa come un unico soggetto industriale. Di più, come un unico soggetto.

Questa Ue è una sorta di ircocervo. È federale solo e unicamente sulla moneta e sul mercato (e sulla pesca!). È invece confederale sulla difesa, sulla politica estera, sulle politiche fiscali e sulla sanità e quindi sui piani pandemici.

Scopriamo poi che l’Ue si è comportata come il più sprovveduto dei clienti di Big Pharma perché non si è dotata del parco di esperti del settore delle pandemie e dei vaccini che ne conoscessero tematiche, incognite, dinamiche.

Scopriamo che la agenzia regolatoria europea sui farmaci la European Medicine Agency, impiega per sue burocratiche deficienze, il doppio, il triplo dei tempi, delle agenzie nazionali di Stati Uniti, Inghilterra, Giappone, Israele ecc… per omologare i vaccini, anche perché invischiata in rapporti confusi con le agenzie nazionali.

Scopriamo che non esiste un piano pandemico europeo omogeneo, che l’Ue si basa sui piani pandemici nazionali (e il nostro è datato 2006!). Scopriamo infine che tutto questo marasma di frammentazione e impreparazione ha impedito alla Ue di fare quel che si fa in ogni contratto, anche per dieci euro su Amazon: imporre delle penali per la mancata consegna delle merci, in questo caso, dei vaccini.

Il prezzo di queste deficienze strutturali, non solo funzionali, della Ue è di migliaia e migliaia di morti dovuti al ritardo nella campagna vaccinale.

Mario Draghi, che ha stile, oltre che competenze, ha fatto subito quel che poteva in questo disastro e ha portato la Ue (che di suo titubava) a bloccare le esportazioni a paesi terzi dei vaccini prodotti in Europa. Al solito, una mossa eccellente.

Ma resta il problema politico. Soprattutto per il Pd e la sinistra: il loro sano e strutturale europeismo è a prova di bomba, è indubitabile non permette travisamenti o demagogie e quindi quando la struttura stessa dell’Europa, per l’ennesima volta, si dimostra fallimentare è indispensabile che lo dicano e che si propongano rimedi, riforme, cambiamenti strutturali della Ue.

Come si è visto, il disastro vaccinale europeo deriva da un limite strutturale dei trattati di Lisbona, che regolano i rapporti comunitari dopo il fallimento del tentativo di dotare l’Ue di un Trattato Costituzionale con la abortita Convenzione del 2005. È ora che il Pd e la sinistra si facciano carico di una proposta forte, in raccordo con altre forze europee, per superare questo vulnus della architettura comunitaria.

Certo, il Pd è ora distratto dalla incombenza manzoniana di stabilire se il proprio segretario sia “accidente” (alla Zingaretti) o “sostanza” (alla Berlinguer) e di iniziativa politica ne mastica poca.

Ma, una volta nominato l’ennesimo segretario (abbiamo perso il conto), è bene che prenda iniziativa politica a partire proprio dal dramma della pandemia. “Riformare l’Europa”, è uno slogan che può piacere. È coraggioso. E indispensabile.

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