Doğru mu?La Turchia ha creato una app per la censura

L’applicazione ideata dal governo è ora in fase di test. Servirà a smentire o accertare le notizie che circolano sui social media. È solo l’ultima mossa di Erdogan per aumentare il controllo sull’informazione e sull’ambiente digitale, uno dei pochi spazi di libertà ancora esistenti nel Paese

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Il Direttorio per le comunicazioni della Turchia ha annunciato il lancio nei prossimi mesi di un’app per combattere la disinformazione online. L’applicazione denominata DOĞRU MU? (È vero?), come spiegato dal capo del Direttorio Fahrettin Altun, sarà disponibile sia per i sistemi IOS che Android e risponderà al «bisogno di sapere se le informazioni che circolano sui social media sono vere o false». Al momento, DOĞRU MU? è ancora in fase di test, ma Altun ha assicurato che verrà attivata molto presto, diventando «uno dei più importanti strumenti a disposizione nella lotta per la verità».

La notizia data dal Direttorio ha scatenato una dura reazione da parte degli utenti dei social, alcuni dei quali hanno paragonato l’app al Ministero della Verità di George Orwell o ancora alla propaganda nazista del ministero guidato da Joseph Goebbels. Altri hanno invece ironizzato immaginando che gli utenti che interrogano l’app sulla veridicità delle affermazioni del presidente Recep Tayyip Erdogan verranno arrestati per aver posto una simile domanda, avendo messo in discussione le parole della massima carica turca.

Ma la nuova applicazione preoccupa soprattutto i pochi media indipendenti ancora attivi in Turchia, che fanno affidamento anche sulla diffusione di contenuti in rete per superare il sempre più stringente controllo governativo. L’80% dei media, infatti, è nelle mani delle autorità, con effetti negativi anche sulla loro attendibilità: secondo una ricerca realizzata dall’American Progress Center, il 70% dei cittadini turchi non ha fiducia nei mezzi di comunicazione e più del 50% ritiene che l’informazione nel Paese non sia libera, segno di una crescente insofferenza nei confronti del controllo statale.

Anche l’informazione diffusa online, tuttavia, non è esente da critiche. Come riportato dal Reuters Institute for the Study of Journalism citato da al-Monitor, il 63% dei turchi è preoccupato per le false notizie presenti in rete e diffuse anche da account fasulli legati al Governo.

Proprio contro questi profili si era di recente schierato lo stesso Twitter, chiudendo a luglio del 2020 circa 7mila account legati ai movimenti giovanili pro-Erdogan impegnati a diffondere notizie contro le minoranze interne e gli oppositori del presidente.

Una mossa significativa, ma che non ha realmente posto un argine alla disinformazione online e alla diffusione di informazioni in favore del Governo.

Le mani di Erdogan sui social media
Negli ultimi tempi il presidente Erdogan ha aumentato il controllo governativo sui social media attraverso una serie di leggi che limitano la libertà solitamente garantita agli utenti nell’ambiente digitale. A luglio, il Parlamento ha approvato un emendamento alla legge contro i crimini online che costringe le piattaforme con più di 1 milione di utenti al giorno ad avere un rappresentante legale nel Paese, a rispondere entro 48 ore a possibile violazioni dei diritti e a procedere, sempre entro due giorni, alla rimozione di un contenuto dietro ordine giudiziario.

A inizio 2021, Erdogan ha poi lanciato una campagna contro WhatsApp in risposta all’aggiornamento della Privacy policy della piattaforma di messaggistica e invitato gli utenti turchi ad usare all’app turca BiP sviluppata da Turkcell, società controllata dal Fondo sovrano di Ankara. La piattaforma di messaggistica locale presenta però diversi problemi di sicurezza dei dati a causa dell’assenza della crittografia end-to-end, un sistema di comunicazione cifrata nel quale solo le persone che stanno comunicando possono leggere i rispettivi messaggi. Senza di essa, quindi, le autorità potrebbero avere facilmente accesso alle comunicazioni private degli utenti che utilizzano BiP ed usarne i contenuti per procedere legalmente contro chi critica le autorità.

La nuova applicazione annunciata del Direttorio, quindi, è solo l’ultima mossa del Governo di Erdogan per aumentare il controllo sull’informazione e sull’ambiente digitale, uno dei pochi spazi di libertà ancora esistenti nel Paese.

Anche se non si hanno notizie precise sul funzionamento di DOĞRU MU?, è facile immaginare che qualsiasi notizia che non coincida con la versione ufficiale del Governo venga confutata, mettendo in discussione l’affidabilità delle informazioni provenienti da fonti indipendenti, così come la veridicità delle notizie dei media non governativi o stranieri.

D’altronde lo stesso Direttorio per le comunicazioni era stato creato nel 2018 come strumento per aumentare il controllo governativo sull’informazione ed è stato recentemente affiancato dal Dipartimento per le Comunicazioni strategiche e la Gestione delle crisi.

Questa unità, secondo quanto definito dal decreto presidenziale che ne istituisce la nascita, deve occuparsi di «contrastare ogni forma di manipolazione, propaganda e disinformazione contro la Repubblica turca».

E la nuova app rientra perfettamente in questo contesto, garantendo al Governo un ulteriore strumento contro quelle informazioni diffuse in rete che rischiano di minare la credibilità e il potere del presidente Erdogan.