Coltivatori di EmozioniA Pasqua (ma anche dopo) adotta un contadino

Perché comprare dei semplici prodotti quando si può sposare un intero progetto agricolo e il suo territorio? È questa la scommessa lanciata da Biagio Amantia e Paolo Galloso, raccolta anche da Simone Rugiati e I Borghi più belli d’Italia

Foto di Masseria Li Rifi, Puglia

Coltivatori di Emozioni è la prima social farming italiana che sostiene e rilancia le piccole realtà agricole italiane. Chi lo desidera può adottare un contadino, la sua azienda e il suo progetto attraverso una donazione. In cambio si ricevono dei prodotti, ma soprattutto ci si lega a una scommessa più grande: sostenere un’attività agricola e il territorio in cui nasce. Proprio la sinergia tra aziende e territorio ha convinto I Borghi più belli d’Italia, l’Agenzia Nazionale del Turismo (Enit) e lo chef Simone Rugiati a scendere in campo per raccontare– anche a distanza – oltre quaranta coltivatori di emozioni (e non solo).

Una sfida all’oblio

Coltivatori di Emozioni nasce in Puglia nel 2016, grazie alla passione di Paolo Galloso, CEO e Founder di Coltivatori di Emozioni, e Biagio Amantia, co-founder dell’azienda. Insieme ad altri professionisti, appassionati di enogastronomia e tradizioni, hanno fatto squadra per tentare di risolvere un problema molto importante: l’estinzione di numerosi prodotti tipici. Partendo dalla volontà di salvarli, hanno legato la loro idea alla voglia di valorizzare gli oltre seimila borghi che in Italia rischiano l’abbandono. Da qui, la proposta: creare una piattaforma per recuperare le tradizioni agricole attraverso il sostegno ai produttori, riattivando i borghi italiani a rischio abbandono.

«Coltivatori di Emozioni è diventata così una rete sostenibile che racchiude diversi interlocutori – spiega Biagio Amantia – le aziende agricole, protagonisti e destinatari del supporto ricevuto; i privati e le aziende sponsor che si impegnano a sostenere i progetti. La voglia di allargarci e scoprire le tipicità italiane ci ha portato a creare con I Borghi più belli d’Italia».

Attualmente la piattaforma è presente in 15 regioni italiane, anche se il team conta di toccarle tutte 21 entro fine anno. Più di 40 progetti agricoli sono in rete. La prima è stata Chiara Battistini di Casa Vallona, Monte San Pietro, una ragazza che ha mollato tutto ed è tornata a casa per rimettere in vita il casale dei nonni.

Foto di Casa Vallona, Emilia Romagna

«Scegliamo produttori di piccole dimensioni: famiglie, giovani che vedono positivamente l’idea di fare rete e cooperare per avere benefici, che coltivano una tipicità rappresentativa del territorio, dal Negramaro in Puglia allo Zafferanno di Navelli. Per noi non sono solo fornitori di prodotti, ma diventano partner attivi del progetto». Per entrare in Coltivatori di Emozioni bisogna superare il test di Simone Rugiati, che si occupa delle valutazioni sulla qualità dei prodotti. Ma i suggerimenti arrivano anche dai sindaci delle città dei Borghi o dai nostri contatti sul territorio.

Come funziona Coltivatori di Emozioni

Per far parte di Coltivatori di Emozioni ci sono due strade. I produttori devono versare una fee annuale minima, su cui la piattaforma si impegna a garantire una quota di vendita che ammortizza il rischio d’impresa. In più, agli agricoltori è offerta tutta una serie di servizi e attività per la comunicazione, online e offline, per raccontare il proprio progetto.

A sostenere i coltivatori possono essere aziende e consumatori privati. Oggi già più di venti aziende si appoggiano alla piattaforma per implementare le proprie politiche di corporate social responsability. Le aziende diventano i luoghi ideali – Covid permettendo – per giornate di kick off o team building aziendali. Inoltre, il team di Coltivatori di Emozioni studia la forma migliore per rendere la sinergia tra imprese e aziende agricole più proficua possibile per entrambi. I semplici consumatori sono stati coinvolti proprio nell’anno della pandemia, dodici in mesi in cui abbiamo capito che, anche da casa, potevamo fare la differenza. Oggi sono più di duemila. Il pacchetto di adozione è scalabile. Ma la cosa più importante è che «ogni adozione genera dei buoni lavoro del valore di 10 euro, che vengono destinati agli agricoltori per completare la propria filiera produttiva». Con 25 euro si fa una donazione su uno specifico progetto, aggiungendo un buono lavoro, si riceve il certificato di adozione e gli aggiornamenti stagionali sulla produzione. Con 50 euro i buoni di lavoro diventano due e si aggiunge anche un piccolo campione di assaggio. Con 100 euro si riceve un kit di degustazione di prodotti dell’azienda agricola adottata e si finanziano tre buoni di lavoro.

Foto di Cooperativa Altopiano Navelli, Abruzzo

Il Tour delle Emozioni

È possibile sentirsi parte del progetto anche solo guardando i video girati con lo chef toscano in giro per l’Italia. «Il Tour delle Emozioni è nato dalla partnership con Simone Rugiati, da sempre molto attivo per progetti a sostegno del made in Italy e dei produttori. Abbiamo identificato in lui una figura traino per il progetto, grazie alla sua attenzione alla qualità e al km zero». I Tour delle Emozioni girati finora sono cinque: Toscana, Lombardia, Puglia, Molise e Sicilia. «Abbiamo raccontato alcuni agricoltori che fanno parte della nostra rete, le loro storie, le materie prime e il prodotto finale, senza tralasciare la filiera produttiva» I video sono poi stati trasmessi attraverso i canali dello chef, di Enit, mentre i primi due filmati sono disponibili anche sul sito della piattaforma di Coltivatori di Emozioni.

I feedback

Se chi ha adottato ha consolidato la propria voglia di esser parte di un progetto di conservazione, è il feedback delle aziende ad essere interessante. «La maggior parte di loro stanno con noi sin dall’inizio del progetto – spiega Amantia – Annualmente hanno visto accrescere i loro benefici. Il 70 per cento sono produttori che hanno seguito il progetto sin dall’inizio. Vedersi nei canali di Simone Rugiati e di Enit è stata una grande soddisfazione per loro. In Molise un agricoltore ha iniziato con noi quando aveva tre ettari di uliveto e non riusciva a metterli a cultura: attraverso le adozioni è riuscito a dare produttività a tutti gli alberi».

Foto di Azienda Agricola Pasquale Guerrieri, Puglia

Progetti per il futuro

«Coltivatori di Emozioni vuole difendere e custodire le tipicità e le tradizioni agricole del nostro Paese, supportando i piccoli produttori agricoli che sono il cuore pulsante della nostra economia – dice Amantia – Tra i nostri valori ci sono innovazione, sostenibilità, occupazione garantita attraverso i buoni lavoro, un supporto concreto al lavoro dei produttori che così possono portarla avanti e tramandarla. C’è anche la volontà di fare educazione alimentare per grandi e piccini, che sono i consumatori del domani».

Oltre a portare avanti i Tour di Emozioni e la partnership con i Borghi più belli d’Italia, Coltivatori di Emozioni ha in cantiere uno spin-off incentrato sulla commercializzazione distribuzione del tartufo nero di Monte Alpet. «In pochi sanno che la Lombardia è uno di maggiori produttori di tartufo e noi vogliamo renderlo più evidente». Inoltre, sperando che il Covid allenti la morsa, c’è la voglia di potenziare il portale lato esperienze per aumentare il contatto tra l’azienda e chi adotta. Anche con un click possiamo fare la differenza.

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