Oggi l’incontro con le parti socialiOrlando spiega che lo sblocco dei licenziamenti sarà selettivo, con interventi mirati

Il ministro del Lavoro dice al Messaggero che su Alitalia la trattativa con la Ue va avanti, ma la compagnia non deve essere «una preda». E in vista del 30 giugno, quando cadrà il divieto generalizzato di licenziare, dice: «Faremo un censimento delle diverse situazioni e pensiamo di adottare misure ad hoc per gestire le crisi aziendali e per le politiche industriali»

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Mentre si chiude il Recovery Plan che andrà consegnato a Bruxelles entro il 30 aprile, il governo è alle prese con due grane: la questione Alitalia e la fine del blocco dei licenziamenti previsto per il 30 giugno per le grandi imprese. Su queste due questioni si concentra l’intervista rilasciata al Messaggero dal ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd), che oggi incontrerà le parti sociali.

Su Alitalia, dice Orlando, «è ancora aperta una interlocuzione con la commissione Ue». Contano le «tante le occasioni perse in passato», ammette. E «nella trattativa Bruxelles deve tenere conto anche della dimensione che deve avere Ita per essere competitiva rispetto alle altre compagnie. Inoltre è giusto difendere i livelli occupazionali e dare a Ita una dimensione tale che le consenta di essere sostenibile, stabile, di andare avanti».

La trattativa, ribadisce il ministro, «deve tenere conto della situazione che stiamo attraversando. Non vogliamo che Ita diventi una preda. Siamo consapevoli che se sarà eccessivamente sottodimensionata questo sarà il pericolo. Per questo insisteremo per far valere le nostre esigenze, gli interessi del Paese».

Ma il tempo stringe e a fine mese gli stipendi degli 11mila dipendenti rischiano di non arrivare. «È evidente che la compagnia deve ripartire approfittando della ripresa dei traffici», dice Orlando. «I tempi più che dalla Commissione Ue mi sembrano dettati da questa esigenza. Sarebbe assurdo non sfruttare la ripartenza. Quanto agli ammortizzatori non mi sembra corretto definirli nel dettaglio adesso, con il negoziato aperto con la Ue. Di certo posso assicurare che ridurremo eventuali impatti sull’occupazione. Ci sono vari scenari allo studio e vari strumenti che possono essere utilizzati. Ci stiamo lavorando insieme al Mims, il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili».

Altra questione: quella dello sblocco dei licenziamenti a fine giugno. I sindacati chiedono di prorogarlo fino a fine anno, e anche i Cinque Stelle li appoggiano. «Non sappiamo ancora quale sarà l’impatto finale della crisi pandemica sull’economia», dice Orlando. «È necessario aggiustare progressivamente la mira. Sarà importante per questo il confronto con le parti sociali che parte oggi. Credo sia necessario – e ne parleremo al tavolo con le aziende – distinguere tra le varie dimensioni delle imprese per prevedere uno sblocco selettivo. Faremo un censimento delle diverse situazioni e pensiamo di adottare misure ad hoc per gestire le crisi aziendali e per le politiche industriali».

Si prospetta quindi una diversificazione. «Alcuni settori hanno subito di più la crisi, anche all’interno dello stesso macro comparto», ammette Orlando. «Sarà l’eccezione a mettere in discussione la regola generale. Con il dialogo pensiamo di realizzare interventi mirati, anche territoriali, per distretto, per filiera, quasi chirurgici».

Il contratto d’espansione «potrebbe essere esteso anche alle piccole realtà. Ci stiamo ragionando», annuncia.

Sullo sfondo resta il varo della riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, sulla quale Orlando si è impegnato. «La riforma è a portata di mano», dice il ministro. «Siamo obbligati a correre e tutti sanno che raggiungere un’intesa è essenziale. Anche se è vero che tutti vogliono uno strumento universale di protezione, ma poi in molti difendono il proprio particolare. La Cig universale andrà declinata in ragione delle varie specificità dei settori, non seguendo le eredità storiche. Va detto che le semplificazioni avviate hanno tagliato i tempi di erogazione e stanno funzionando. E questa è stata una buona partenza». E sui tempi dice: «Entro luglio auspico che vengano definiti i beneficiari, il perimetro della Cig universale e i trattamenti. Insomma, l’impianto generale».

Mentre sulle modifiche al reddito di cittadinanza «si è parlato di maggiori controlli contro i furbetti, di una revisione dell’assegno, di una diversificazione più netta tra aiuti agli indigenti e a chi cerca lavoro e non lo trova o magari non lo accetta. Abusi ci sono ovunque purtroppo. In ogni strumento di protezione. Di certo contrasteremo chi se ne approfitta. Cercheremo soprattutto di agganciare meglio il reddito alle politiche attive del lavoro». Come? «Ci sono due target nel reddito di cittadinanza. Persone a bassissima scolarizzazione, in molti non hanno concluso le elementari, e lavoratori a bassa qualificazione. Per i primi vanno attivati percorsi di accesso alla scuola, per i secondi occorrono politiche attive e formazione professionale. Per questo è essenziale potenziare la rete pubblica dei centri per l’impiego. Ed è un lavoro che va fatto con le Regioni».

Orlando spiega di aver «attivato con le Regioni incontri bilaterali per accelerare le assunzioni nei centri per l’impiego. Purtroppo sono proprio le Regioni con i tassi di disoccupazione più alti ad essere in grave ritardo. Molti enti locali non hanno nemmeno un piano su questo fronte. E bisogna accelerare. Mi aspetto che con il confronto si possa superare il problema rapidamente».