Il fiasco di Conte e Di MaioL’interesse di Florentino Perez per Atlantia fa bene a tutti (tranne allo statalismo grillino)

Quando il Financial Times ha fatto sapere che l’imprenditore spagnolo, numero uno del Real Madrid, sarebbe intenzionato ad acquisire la società che possiede Autostrade, per creare la più grande holding mondiale di settore, il titolo della stessa società è volato in borsa. Smentendo la teoria M5S sulla necessità di «sottrarre l’asset alla logica di mercato»

LaPresse

Il titolo Atlantia vola in borsa mentre Giuseppe Conte e Luigi di Maio vengono ancora una volta ridicolizzati dai fatti. Ora rischia seriamente di crollare tutta la loro strategia di “esproprio” ai Benetton di Autostrade per l’Italia. Infatti il Financial Times ha svelato che il tycoon spagnolo Florentino Perez, presidente tra l’altro del Real Madrid, ha scritto una manifestazione di interesse per acquisire Atlantia, la società che possiede Autostrade attraverso la sua controllata Acs, per un valore di 10 miliardi di euro. Ovvero 900 milioni in più dell’offerta a oggi formalizzata da Cassa depositi e prestiti assieme ai fondi Macquarie e Blackstone.

Lo scopo dell’operazione spagnola è di costituire «la più grande holding autostradale del mondo» perché Florentino Perez controlla Abertis (peraltro partecipata da Atlantia) che a sua volta possiede autostrade in Spagna, Portogallo e in altri Paesi. Nei fatti questa operazione sconfesserebbe le mire di Conte e di un Di Maio che a suo tempo dichiarò «abbiamo sottratto un bene strategico alla logica di mercato».

Mire che, in omaggio alla ideologia statalista dei Cinquestelle, condivisa da Conte, avrebbero riportato a una fase di nazionalizzazione della gestione dell’asset autostradale italiano, dopo che sono miseramente fallito un primo tentativo di esproprio e un secondo tentativo di revoca della concessione con Danilo Toninelli che si esaltava in televisione: «Felicità pura. Abbiamo posto le basi per la revoca. Il risultato di un grande presidente del Consiglio è stato: via i Benetton, dentro lo Stato!».

Ma la logica di mercato non si fa buggerare dai deliri statalisti di Di Maio e Toninelli (e Conte) e oggi si impone con questa offerta che peraltro potrebbe essere vista con favore anche da Cassa depositi e prestiti.

In modo accorto, Florentino Perez ha fatto trapelare che vedrebbe benissimo una partecipazione della stessa Cdp all’operazione di acquisto di Atlantia di cui si è fatto promotore, chiarendo così che la sua non è affatto una operazione ostile.

Se si concretizzasse questa operazione, Cdp vi parteciperebbe nel suo ruolo pieno e istituzionale di investitore finanziario sottraendosi al ruolo di gestore di una Autostrade che sarebbe stata di fatto rinazionalizzata, processo tanto caro a Cinquestelle, ma malvisto è più che criticato da non pochi autorevoli commentatori, tra i quali Franco Debenedetti.

Naturalmente siamo solo in una fase iniziale. Acs di Florentino Perez non ha ancora potuto effettuare la due diligence che gli permetta di definire l’operazione nei particolari definitivi.

Non è ancora chiaro il tema della manleva nei confronti di eventuali risarcimenti chiesti ad Autostrade per il crollo del Ponte Morandi e altri guai provocati dalla gestione passata. Si sa solo che nelle ultime settimane Cassa depositi e prestiti aveva dimezzato il valore di questa manleva portandola da un miliardo e mezzo a 750 milioni, una cifra che può eventualmente essere di riferimento per la nuova operazione.

I tempi si allungheranno di qualche settimana e si attende anche che Cassa depositi e prestiti prenda una sua posizione a fronte della piena disponibilità di Perez di annoverarla tra gli investitori in questa sua operazione.

La mancata nazionalizzazione avrebbe il merito di risolvere un gravissimo conflitto di interessi che la dissennata smania di statalista dei Cinquestelle avrebbe creato.

Infatti il ministero dell’Economia italiano si sarebbe trovato in una posizione scivolosa: da una parte, attraverso il Tesoro, è il principale azionista di Cassa depositi e prestiti e ne nomina i vertici, quindi sarebbe di fatto diventato, per interposta Cdp, il gestore di Autostrade. Contemporaneamente però lo stesso ministero dell’Economia ha il compito di essere di fatto il regolatore di Autostrade, perché ha un ruolo essenziale nel consiglio dei Ministri che nomina il Consiglio della Autorità dei Trasporti che impone le regole al gestore. Diverrebbe così controllato e controllore.

Un intrico che Di Maio, Conte e Toninelli neanche sospettavano nella loro beata ingenuità e che ora potrebbe essere risolto dalla formazione del più grande gruppo autostradale privato d’Europa.

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