Prima anziani e fragiliFigliuolo e Curcio spiegano che da fine maggio si vaccineranno le categorie produttive

Dopo lo scontro con il presidente della Campania, il commissario dice: «Anche io voglio riaprire l’Italia, ma soltanto quando avrò messo al sicuro chi rischia la vita». E il capo della Protezione civile esclude il ritorno allo Stato centralista

(LaPresse)

I tempi delle consegne dei vaccini saranno rispettati. Il generale Francesco Paolo Figliuolo ieri ha incassato l’impegno dei rappresentanti di Johnson & Johnson e Pfizer e ha aggiornato il piano vaccinale. Anche se non riuscirà a raggiungere subito la quota di 500mila vaccinazioni al giorno che aveva promesso, Figliuolo dice al Corriere: «A fine maggio saremo comunque in grado di passare alle categorie produttive per far ripartire il Paese. Lo dicono i numeri: nel trimestre che va da aprile a giugno avremo 45 milioni di dosi, vuol dire 15 milioni al mese. È la quantità giusta».

Al presidente della Campania Vincenzo De Luca che annuncia di voler vaccinare «altre categorie oltre agli over 80», Figliuolo risponde: «Sbaglia chi pensa di poter trascurare anziani e fragili. Anche io voglio riaprire l’Italia, ma soltanto quando avrò messo al sicuro chi rischia la vita». L’altro motivo di polemica con i governatori sono le isole «Covid-free», che alla fine diventeranno realtà, assicura: «Questione di numeri e io sono sicuro di non sbagliare».

La settimana cruciale è quella che va dal 15 al 22 aprile. Una nota ufficiale diramata ieri dettaglia le consegne: «Sono oltre 4,2 milioni i vaccini che verranno complessivamente consegnati tra il 15 e il 22 di aprile alle strutture sanitarie delle Regioni. È prevista la distribuzione di oltre tre milioni di Pfizer suddivisi in due mandate di 1,5 milioni, circa mezzo milione di Vaxzevria (AstraZeneca), oltre 400mila di Moderna, e di più di 180mila di Janssen (Johnson & Johnson)». Vuol dire, appunto, 315mila dosi inoculate ogni giorno. Significa che bisogna fare di più, avere la certezza che le consegne siano davvero «spalmate» e non vengano concentrate alla fine di ogni mese quando sarebbe impossibile riuscire a rispettare i tempi previsti.

Ecco perché si deve fare pressione sulle case farmaceutiche, obbligarle a rispettare i contratti stipulati con l’Unione europea ma soprattutto gli impegni presi con l’Italia.  Dal 22 al 30 aprile è prevista la consegna di altre 4 milioni di dosi. Con le circa 400mila dosi di Johnson & Johnson, che ha il pregio della dose unica, e almeno un altro milione da Pfizer. Il commissario ha messo nero su bianco i nuovi conti: tra il 15 e il 30 aprile ci saranno a disposizione oltre 8 milioni di dosi, «se le Regioni rispetteranno i tempi previsti non lasceremo indietro nessuno». Comunque bisogna correre, recuperare il ritardo perché finora circa 9,2 milioni di italiani, pari al 15,4%, hanno ricevuto almeno una dose (di cui circa 4 milioni la seconda). Di questo passo il 70% della popolazione sarebbe vaccinato a dicembre e non agli inizi di settembre come aveva annunciato. Ma anche su questo Figliuolo dice di essere tranquillo: «Tra luglio e settembre avremo 84 milioni di dosi. Non ci sarà alcuno slittamento».

Quello con i presidenti di Regione è un rapporto complicato, minato da mille difficoltà. E se le Regioni del Nord sono riuscite a mettersi in pari, al Sud rimangono ancora moltissimi problemi. Lo scontro con De Luca è pubblico ed eclatante, con altri la discussione è aperta, non sempre facile. Molti, troppi sono ancora indietro. «Non possiamo accettare ultimatum – avverte Figliuolo –. Io sono qui per servire il Paese».

La polemica sui vaccini di massa nelle isole in vista dell’estate, intanto, ha messo i governatori uno contro l’altro. Un problema che Figliuolo è convinto di poter risolvere entro la fine di maggio. La pianificazione, spiega, «è già stata affidata agli uffici, ma non potrà essere operativa prima che siano vaccinate le persone che hanno più di 60 anni». Se non ci saranno altri ritardi nelle consegne il piano prevede di individuare in ogni isola uno o due centri vaccinali. Saranno installati nei parcheggi, negli aeroporti e se non ci saranno spazi sufficienti «useremo le navi». Saranno utilizzati «mezzi e uomini della Protezione civile, volontari che già sono impegnati ogni giorno per dare supporto in quelle regioni dove ci sono maggiori difficoltà, e in una settimana saremo in grado di vaccinare tutti gli abitanti di ogni isola garantendo loro un’estate sicura».

E del rapporto complicato con le Regioni parla anche l’altra figura centrale del piano vaccinale, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. «Non sarò mai tra quelli che vogliono un ritorno allo Stato centralista. Da quattordici anni sono un uomo di Protezione civile, ho girato l’Italia in lungo e in largo e ho capito che ogni Provincia è unica: ha una sua economia, una sua sofferenza, un suo bisogno. Non credo che quando riavremo le bocce ferme, la fine della pandemia, torneremo a una sanità centralizzata, uno Stato che fa tutto», dice a Repubblica.

Il segreto, dice, è «invertire la prospettiva. Non c’è uno Stato centrale e poi De Luca. C’è uno Stato fatto dal governo romano e dalle Regioni, dalle province e dalle microautonomie. Sono loro a conoscere il territorio, noi abbiamo l’onere di tenere un filo comune, usare un linguaggio valido per tutti. Quando vado nei territori, i presidenti mi parlano, non ringhiano. E da qui, Via Ulpiano a Roma, provo a far dialogare la Protezione civile regionale con la sanità regionale. Cerchiamo le soluzioni migliori e alla fine, certo, vanno rispettate da tutti».

Eppure nelle vaccinazioni, dal 3 al 9 aprile, siamo stati più lenti di Spagna, Germania, Regno Unito, Grecia, Austria, Francia e Belgio. «Stiamo crescendo lentamente, ma stiamo crescendo. Siamo arrivati a trecentomila iniezioni al giorno e andremo oltre. La questione è che non ci sono abbastanza vaccini per far girare la macchina al massimo. Andiamo, lo dice il generale Figliuolo, a 315 l’ora, potremmo andare a 600», spiega Curcio.

Il nodo dello scontro con le Regioni è quello della priorità: «Dobbiamo salvare vite, mettere in sicurezza gli anziani e i fragili. Come si può convivere con 358 morti al giorno? Si è diffuso un cinismo della tabella, la conta quotidiana ci fa perdere il senso delle tragedie. Quando avremo messo in sicurezza gli over 80, gli over 70 e anche gli over 60 potremo ragionare su un Piano vaccinazioni più flessibile, uscire dalla rigidità anagrafica». Gli over 80 saranno vaccinati entro «fine aprile, inizio maggio. Potremmo usare le dosi del Johnson per finire il lavoro con questa coorte. I docenti, per ora, sono fuori».

Ma «mancano molti cittadini all’appello. Persone anziane o povere non raggiunte dalle informazioni? Vecchi senza figli che possano aiutarli? No vax? Possiamo chiamarli i dispersi e una delle funzioni della Protezione civile è ritrovarli, portarli alla vaccinazione. Comuni e Asl della Lombardia ci stanno aiutando».