EcotoniIl podcast per scoprire i boschi italiani

La serie prodotta dalla Compagnia delle Foreste e condotta da Ferdinando Cotugno e Luigi Torreggiani è un viaggio nel polmone verde italiano, per raccontare l’enorme patrimonio nascosto del nostro Paese

Pixabay

L’ecotono è il confine tra due ecosistemi: dove finisce la foresta e inizia la riva di un lago, il delta di un fiume nel quale si incontrano acque dolci e salate, il limite tra boschi e prati.

È un luogo di conflitto (anche etimologicamente), ma anche di ricchezza e biodiversità.

Ecotono è un concetto ecologico e anche culturale e politico, soprattutto se pensiamo ai boschi italiani, la grande risorsa rimossa di questo Paese.

È per esplorare questo confine che nasce Ecotoni, un podcast prodotto da Compagnia delle foreste, che scrivo e conduco insieme al giornalista di Sherwood e dottore forestale Luigi Torreggiani, con la partecipazione fissa del ricercatore Giorgio Vacchiano.

È un viaggio alla scoperta dei boschi italiani, del loro ruolo sociale, economico, ecologico e culturale, un racconto lungo l’ecotono tra un ambiente naturale che ormai rappresenta più di un terzo del territorio italiano e un paese che quel terzo di territorio continua a ignorare.

Le foreste sono politica, illudersi che siano la nota marginale di una storia che si svolge altrove (leggi: in città) è una miopia pericolosa.

Quelle globali sono state uno dei punti più discussi al Leaders Climate Summit convocato da Joe Biden per l’Earth Day, Stati Uniti e Brasile stanno provando a siglare il primo grande accordo bilaterale fondato sugli alberi, l’Unione Europea ha inserito le soluzioni basate sulla natura nel suo piano di decarbonizzazione.

Non si fa transizione ecologica senza le foreste, nessuna strategia nazionale può prepararci al futuro senza una visione sul loro ruolo, sulla loro funzione e gestione.

Eppure in Italia continuano a essere politicamente invisibili.

La storia del nostro patrimonio forestale è peculiare, è uno specchio culturale e una biografia nazionale dell’Italia. Rispetto alle ricostruzioni sulla Carta forestale del Regno d’Italia del 1936, la copertura è quasi raddoppiata negli ultimi ottanta anni.

Venivamo dalla devastazione ecologica della prima guerra mondiale, ne sarebbe a breve arrivata una seconda a completare la distruzione. Nel dopoguerra il Paese era spoglio e brullo ma in meno di un secolo, durante l’era repubblicana, siamo diventati un grande paese forestale.

Tra il referendum del 1946 e il governo Draghi la superficie boschiva ha superato quella agricola, in Italia ci sono più boschi che campi coltivati. Tutto questo non è successo per volontà politica o per una programmazione ecologica, l’Italia è diventata un Paese forestale a sua insaputa, quasi senza accorgersene, mentre le montagne e le campagne di alta collina si svuotavano, come un paradossale effetto collaterale di industrializzazione ed urbanizzazione.

La metà dei boschi italiani due generazioni fa non esisteva, al loro posto c’erano campi e pascoli. Tutti insieme oggi sono un grande punto di domanda: che facciamo? Che vogliamo farne? In Italia è difficile trovare un partito che abbia la risposta, un programma che menzioni la questione, un politico che sia a proprio agio con la materia.

Per Ecotoni abbiamo dedicato una puntata speciale alla Liberazione. Volevamo celebrare tre cose. La prima è il rapporto vitale tra boschi e la Resistenza, che proprio tra i faggi di Bosco martese, sull’Appennino abruzzese, ebbe la prima battaglia contro l’occupazione.

La seconda era raccontare la storia del capitano Paolo Pignatti, un forestale che si fece partigiano e che trovò la morte per mano di un plotone di esecuzione di forestali come lui.

La terza era ricordare come i partigiani, pur non usando mai la parola sostenibilità, ne avessero una visione chiara e attuale, più consapevole di qualsiasi politico contemporaneo.

La Carnia fu una delle aree più devastate dai combattimenti e dai tagli bellici. In documento firmato dal Comitato di Liberazione Nazionale con i sindaci locali, si parla di «restaurare boschi e pascoli della zona onde ottenere un buon regime oroidrografico per il territorio» e di «restaurare boschi e pascoli della zona perché gli stessi possano tornare ai redditi normali affinché i comuni proprietari ne traggano il fabbisogno per far fronte ai rispettivi bilanci».

Protezione, cura, gestione ed economia montana: in una parola che sarebbe entrata nel lessico comune solo decenni dopo, sostenibilità.

C’è un’altra parola che sarebbe importante da applicare al bosco italiano ed è responsabilità. Questo grande patrimonio non l’abbiamo creato programmato né meritato, ma la transizione ecologica è l’occasione per strutturare una relazione col 36% del territorio italiano, un rapporto che vada oltre la rimozione politica e l’idealizzazione turistica.

Le foreste non hanno bisogno di noi per esistere e prosperare, ma noi invece abbiamo gran bisogno di loro, soprattutto in un Paese dall’antropizzazione così paradossale come l’Italia, nel quale un terzo di territorio è abbandonato e i restanti due terzi selvaggiamente consumati.

Ecotoni è un viaggio in questi «bisogni», che tecnicamente si chiamano servizi ecosistemici, un altro modo per definire tutto quello che prendiamo da boschi.

La prima puntata parla di sicurezza e protezione idrogeologica, le successive parleranno di acqua, legname, assorbimento di carbonio, energia, memoria, turismo, educazione ambientale, benessere individuale.

Nel 2021 c’è stata una grande corsa di aziende e istituzioni a piantare alberi: è nata la Fondazione Alberitalia, a sostegno scientifico dell’idea di piantumarne uno per ogni cittadino italiano.

Bonaccini sta lavorando a fare lo stesso per ogni abitante dell’Emilia Romagna, Coldiretti ne vorrebbe altri 50 milioni nelle aree rurali e urbane.

Abbiamo idealizzato l’albero come risposta ecologica, ma il bosco non è solo una somma di alberi, è un ecosistema ed è come tale che dobbiamo iniziare a vederlo e gestirlo in modo sostenibile, per il bene dell’altro ecosistema che confina su questo ecotono, quello umano.

È questa l’idea di fondo del progetto Ecotoni: provare a rimettere il bosco al centro della società italiana.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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