Le conseguenze dell’omofobiaIl primo sindaco polacco a fare marcia indietro sulle zone LGBT-free

Wojciech Wilk amministra la città di Kraśnik in una delle regioni più povere dell’Unione europea e spiega a Linkiesta perché ha deciso di chiedere il ritiro della delibera che definisce il comune libero dalla ideologia di lesbiche, gay, bisessuali, transgender: «Siamo divenuti sinonimo di arretratezza»

Wikimedia Commons

Wojciech Wilk, sindaco della piccola cittadina di Kraśnik nel Sud-Est della Polonia, è stato improvvisamente travolto dalla fama. La scorsa settimana persino il New York Times è partito da un paio di sue dichiarazioni per un aggiornamento sulle cosiddette zone LGBT-free. Se è vero che molte cittadine polacche, anzitutto per motivi economici, stanno ripensando all’opportunità di continuare a dichiararsi tali, Wilk è stato il primo sindaco a esplicitare ufficialmente la volontà di una rottura netta.   

Tra le parole che si possono leggere sull’articolo del New York Times, lei ha utilizzato il termine “laughingstock” (zimbello) per definire il modo in cui l’Europa guarda alla sua cittadina. «Siamo divenuti sinonimo di omofobia», ha aggiunto. Conferma questa sua opinione?
Risoluzioni simili sono state adottate da decine di enti locali in tutta la Polonia, principalmente nelle regioni della Precarpazia e di Lublino, a Est del Paese. A Kraśnik, il consiglio comunale ha adottato una posizione per contrastare la cosiddetta “ideologia LGBT” nel maggio 2019; tuttavia, la nostra città è diventata famosa solo l’anno successivo. Nel febbraio 2020, una cittadina nostra gemellata in Francia, Nogent-sur-Oise, ha sospeso la cooperazione con Kraśnik. Da allora, siamo divenuti sinonimo di omofobia e arretratezza e siamo stati presentati ripetutamente in questo modo dai media polacchi e stranieri per molti mesi a venire. Le risoluzioni, come quella adottata da Kraśnik, sono soggette a procedimenti in diversi tribunali amministrativi ma i giudizi nel merito, finora, non sono definitivi. Alcuni tribunali le trovano illegali e discriminatorie, altri no. Dovremo attendere la sentenza definitiva della Corte amministrativa suprema. Pertanto, non voglio sostituirmi ai tribunali in una valutazione giuridica: non è il mio ruolo di sindaco. A parer mio, la situazione dovrebbe essere affrontata con un po’ di buonsenso. In qualità di funzionari di un ente locale, dovremmo mettere al primo posto il benessere degli abitanti e la risoluzione adottata a Kraśnik ha avuto un impatto negativo sull’immagine della città, vale a dire proprio sugli abitanti: su questo non c’è alcun dubbio. L’articolo del New York Times rappresenta il culmine di questa crisi dell’immagine.

Com’è possibile immaginare che nessuno, persino tra gli abitanti di Kraśnik, potesse ritenerlo discriminatorio?
La risoluzione è stata adottata dai consiglieri: il Consiglio comunale è un organo di potere indipendente dal sindaco e solo il Consiglio può abrogarla (il sindaco è eletto dai cittadini e non dal Consiglio). Nonostante alcuni tentativi, condotti anche dai consiglieri del mio schieramento elettorale (Wilk è politicamente riconducibile al partito di Piattaforma Civica, ndr), non ci è riuscito di cancellarla: i sostenitori della lotta all’ideologia LGBT erano in maggioranza. Tuttavia, non si sa neppure quale sia la definizione esatta dell’espressione “ideologia LGBT”: questa è l’obiezione principale rivolta nei confronti di tali risoluzioni. L’ambiente LGBT ritiene che le risoluzioni siano concretamente indirizzate verso le persone LGBT, e non verso una presunta ideologia. Io, dal canto mio, posso unicamente fare appello ai consiglieri perché, per il bene della nostra città, recedano dalla risoluzione. Non ho preso parte alla decisione di adottarla e non ho influenza alcuna sulla possibilità di un suo ritiro. Fin dall’inizio ho dichiarato che non avrei intrapreso alcuna azione diretta contro le minoranze della nostra città, ma non pensavo che tale risoluzione avrebbe scaturito questi effetti.

Kraśnik potrebbe concretamente perdere dei soldi, oppure li ha già persi, a causa del suo status di città LGBT-free?
Apparteniamo a una delle regioni più povere dell’Unione europea. La nostra città è minacciata dal degrado sociale ed economico: tale è l’opinione di specialisti ed esperti governativi. I fondi dell’Ue e quelli norvegesi (si tratta dei Norway grants rivolti, anzitutto, ai Paesi dell’Europa centro-orientale) rappresentano una via d’uscita efficace per evitare il collasso. L’anno scorso, grazie ai fondi norvegesi, abbiamo creato il progetto “Kraśnik – Una città amica” per un importo fino a 39 milioni di złoty (circa 10 milioni di euro): è stato fatto un grande sforzo per metterlo in piedi; gli stessi residenti, consiglieri compresi, sono stati coinvolti e grazie a esso si potrebbero risolvere molti problemi sociali legati, ad esempio, alla tutela ambientale e all’educazione. Reputo, dunque, che la delibera del Consiglio comunale sull’istituzione di una zona LGBT-free vada abrogata. Prima sarà, meglio sarà. Sappiamo che esiste il serio rischio di perdere tali fondi, se la delibera non verrà abrogata dal Consiglio. Decisioni di questo tipo sono già state intraprese: la Norvegia sta ritirando i finanziamenti precedentemente concessi. È tristemente ironico il fatto che abbiamo creato il progetto “Kraśnik – Una città amica” e potremmo perdere il sostegno di cui la città necessita proprio perché siamo percepiti come un luogo ostile e nemico delle minoranze. E siamo percepiti in questo modo non perché siamo realmente un posto del genere, ma a causa della risoluzione adottata. Ha ricevuto ampio risalto anche la notizia della visita del Segretario di Stato per gli Affari europei della Francia, Clément Beaune, prevista per marzo, che avrebbe voluto visitare Kraśnik. Ho risposto positivamente alla proposta dell’incontro, sperando che potesse rappresentare una svolta in materia. Purtroppo l’incontro nella nostra città, come ha affermato egli stesso, è stato annullato a causa della posizione delle autorità polacche a Varsavia (come riportato dalla Reuters, il diniego del governo polacco fu ufficialmente dovuto alla situazione pandemica in corso). Questo ha ulteriormente perpetuato l’immagine negativa della città in Polonia e in altri Paesi.

Cosa dovrebbe fare il governo circa le cosiddette zone LGBT-free?
Ho già annunciato la convocazione di una sessione straordinaria del Consiglio comunale dedicata esclusivamente a questa materia, a condizione che precedenti colloqui con i consiglieri indichino che esiste la concreta possibilità di abrogare la delibera. Questo è quel che posso fare come sindaco. Circa la questione a livello nazionale, le conseguenze finanziarie riguardanti i fondi mancati e la cattiva immagine che viene restituita di una città sono una cosa, ma le risoluzioni sulle zone LGBT-free causano tensioni evitabili all’interno delle comunità e tra gli abitanti di un luogo come Kraśnik: sono divisive. Finora le guerre ideologiche erano state combattute dai politici a Varsavia: lo scorso anno è toccato allo stesso presidente, Andrzej Duda, combattere con la cosiddetta ideologia LGBT. Sono stato un parlamentare anch’io, conosco i retroscena della politica nazionale, ma come sindaco certo non mi aspettavo di avere a che fare con la questione.

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