Intellettuali speranzosiQuelli che vogliono il ministro della Salute di questo governo, ma non questo governo

Il cortocircuito dei firmatari di appelli della sinistra-sinistra che hanno eletto il politico bersaniano a eroe del proletariato, come se non fosse complice di quelle odiate riaperture che, secondo gli stessi firmatari, l’infernale esecutivo Draghi avrebbe concesso alla Lega in nome del Potere

LaPresse / Roberto Monaldo

«Ho letto l’appello a favore di Speranza, dei 134 intellettuali. Sono certo che se le identiche decisioni e atti di Speranza fossero stati prese e compiute da Meloni o Salvini, ci sarebbe un appello con le stesse firme, contro». Parere di parte, questo di Guido Crosetto, uomo di destra ma sempre arguto. Mette il dito su una piaga, l’ex parlamentare di Fratelli d’Italia: cioè sulla contraddizione della sinistra-sinistra di difendere il “suo” ministro pur non condividendo la scelta del governo da egli sottoscritta di riaprire il Paese dal 26 aprile.

Se per disgrazia le cose dovessero andar male (per ogni Massimo Galli contro le misure del governo c’è una Antonella Viola a favore) che diranno i firmatari? Ecco come ci si mette in crisi da soli, un esercizio al quale la sinistra è da decenni allenatissima.

Il fatto è che quel mondo che, diciamo per brevità, ruota intorno a LeU pur ormai in modo tutt’altro che militante, il mondo degli appelli di musicisti, attori, scrittori – una volta c’erano Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini e oggi c’è Michela Murgia ma questo è un altro discorso – quel mondo, dicevamo, ha eletto Roberto Speranza a eroe incontaminato trovatosi quasi con una sorta di stupore nel governo dei banchieri, dei renziani, dei leghisti, dei berlusconiani: la quintessenza della reazione in agguato.

Ecco dunque che – si conversa in quei salotti – questo mostro infernale che è il governo Draghi ha partorito una decisione, la riapertura parziale, che costerà altri morti probabilmente messi in conto per continuare a banchettare alla tavola del Potere insieme a Matteo Salvini. Anzi, è il pegno che consapevolmente viene pagato al capo leghista sia pure al prezzo di una inevitabile quarta ondata. E il ministro della Salute, tra l’altro bersaglio di una Giorgia Meloni che ha trovato qualcosa da fare, è diventato l’eroe del proletariato dei salotti come se egli non fosse alleato di Draghi ma suo oppositore.

La petizione di intellettuali, musicisti, scrittori e cantanti della sinistra guidata da Fiorella Mannoia, dunque, finisce in realtà col difendere il principale responsabile, insieme al presidente del Consiglio, di quella scelta di riaprire che per loro è prodromo di una vera e propria strage. Inutile dire che l’iniziativa non giova più di tanto al medesimo Speranza, il quale, come ha notato egli stesso, finisce per prendere schiaffi da tutte le parti, come quel vecchio comico americano, Red Skelton, che in un filmetto degli anni Cinquanta stava all’esatto confine fra nordisti e sudisti, vestito metà con l’uniforme del Nord e l’altra con quella del Sud e finiva per beccarsi le pallottole degli uni e degli altri.

Speranza infatti è accusato dalla destra di non aprire tutto e rischia di essere beccato dalla sinistra per avere aperto troppo, un paradossale rovesciamento dei ruoli che tradizionalmente vede i progressisti fautori di apertura e i conservatori di chiusura. In un quadro generale nel quale il copione della storia sembra aver assegnato al ministro bersaniano la parte non invidiabile del capro espiatorio per tutto quello che non ha funzionato nella guerra al Covid, con in più l’immancabile aspetto giudiziario del misterioso report dell’Oms poi sparito: il ministro sapeva? Lui ieri ha detto di no, che è tutta una vicenda interna all’Oms. Decideranno i magistrati di Bergamo che stanno indagando su una vicenda davvero inquietante.

Ma la vicenda della petizione, oltre a denotare lo sgomento di un pezzetto di ceto politico per timore di perdere l’unico piccolo spicchio di potere, mette in discussione la possibilità stessa di un governo di unità nazionale e molto di più di quanto non faccia dalla parte opposta la Lega.

Questa corrente ostile all’esperimento-Draghi sta tracimando su una parte del Partito democratico insofferente alla direzione riformista del governo, che – sebbene molto lontana dai problemi psicologici di un Tomaso Montanari, che ha paragonato Mario Draghi a Jair Bolsonaro – comincia a tematizzare il tema del complotto (Goffredo Bettini) e a denunciare la fretta del premier di riaprire parzialmente il Paese. Ecco perché se i prossimi giorni dovessero portare nuovi e gravi problemi quest’area di sinistra comincerebbe a bombardare il governo. E sotto le macerie finirebbe anche Roberto Speranza, il suo paladino.

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