Boom BoomLa Tequila diventa una star

Tutto quello che non sapete sull’acquavite prodotta in Messico dall’agave e le rivendicazioni per appropriazione cultural-gastronomica emerse dopo che attori e cantanti ne hanno fatto un business. Già che ci siamo, ci sono anche le ricette dei cocktail più famosi

Segnatevi tequila: sarà una delle prossime tendenze in campo drink. E non perché lo diciamo noi, ma perché la stanno producendo le star di Hollywood, che dopo aver dato fondo a tutte le etichette vinicole possibili, adesso si sono esaltate per questo superalcolico messicano. Naturalmente, ne è subito venuta fuori una bagarre culturale: perché se un americano produce tequila, è appropriazione indebita. 

Iniziamo dal prodotto, per capire la disputa.

“Tequila” è il termine con il quale si identifica l’Aquavite prodotta esclusivamente in Messico nello Stato federato di Jalisco con capitale Guadalajara. La materia prima utilizzata per la produzione della Tequila è esclusivamente l’Agave nella varietà Azul Tequilana Weber, nome dato dal botanico Weber che scoprì nel 1900 la specie naturale nello Stato di Jalisco. Per la legge messicana la Tequila deve contenere almeno il 15% di puro distillato di Agave nella suddetta varietà anche se da tempo la gran parte dei produttori usano il 100% della varietà richiesta. Questa specie, a differenza di altre specie che possono essere trapiantate ricorrendo a germogli del fusto, è ottenuta da seme che, una volta raccolto, è immediatamente seminato in appositi orti con terreni misti a sabbia e terra di brughiera. Seguite con cura, dopo circa due anni le giovani piante vengono selezionate, pulite e preparate per la coltivazione a pieno campo per il periodo di piena maturazione che varia tra i sei e gli otto anni, con una altezza che si aggira attorno al metro e mezzo. Una volta maturata la pianta, ne vengono raccolte le foglie dalle quali si estrae il cuore della pianta che viene cotto, macinato ed infine distillato per ottenere la Mezcal. Una successiva distillazione ci fa ottenere finalmente la Tequila, che può essere imbottigliata subito oppure invecchiata fino a sette anni. Per assaporarne l’essenza, va bevuta alternando sorsi di Tequila pura  a prese di sale e fette di limone.

Kendall Jenner ha provocato più rabbia di quanto immaginasse quando ha annunciato la creazione del suo nuovo marchio di tequila, 818. Le critiche e le accuse di appropriazione culturale hanno inondato Instagram e Twitter dopo il suo annuncio lo scorso febbraio. E se molti utenti di Internet disapprovavano la nuova impresa di Jenner, alcuni erano sconcertati dall’acredine che ha travolto il suo progetto.

I suoi sostenitori hanno denunciato quello che considerano un doppio standard, sottolineando che la modella e la star del reality non è la prima celebrità non messicana a collaborare con una marca di tequila e tuttavia sembra ricevere molte più critiche rispetto ai suoi coetanei. Secondo Marie Sarita Gaytán, professoressa di sociologia e autrice di “¡Tequila! Distilling the Spirit of Mexico” intervistata da Insider, messicani e messicani americani a volte ritengono che la loro cultura e i prodotti tradizionali siano più preziosi per le persone. 

La star non è certo la prima a vendere tequila: prima di lei già George Clooney e Rande Gerber hanno prima fondato e poi venduto ad una delle più importanti società di alcolici la più grande e redditizia compagnia di tequila. Michael Jordan e un team di altri quattro hanno creato la tequila Cincoro nel 2019. Dwayne “The Rock” Johnson ha lanciato Teremana nel 2020. La tequila Villa One è stata presentata in anteprima dal cantante Nick Jonas nel 2019. Cantante Rita Ora, il rapper E-40, frontman dei Maroon 5 Adam Levine e il chitarrista Sammy Hagar , AC / DC , Justin Timberlake e Sean Combs (noto come Puff Daddy) sono tutti coinvolti in un progetto attorno a questo alcol messicano.

Il mercato ha pagato, con un aumento di quasi il 50% di vendite nel 2020, inoltre, la tequila non deve invecchiare, il che facilita l’accesso e soprattutto offre guadagni a più stretto giro. La tequila si beve senza miscelazione: una bevanda più facile da consumare, più immediata. Il fatto che sia sinonimo di festa e di divertimento ha fatto il resto. 

Esistono però molti modi per gustare la Tequila.

Versando nello shaker 3/5 di Tequila, 1/5 di Succo d’arancia e 1/5 di Granatina si otterrà un cocktail chiamato “Tequila Sunrise” che andrà servito in bicchieri guarniti con una fetta d’arancia e del ghiaccio.
S
battendo su un banco con due colpi decisi un bicchiere di vetro precedentemente riempito di Tequila e acqua tonica e coperto da un tovagliolo si avrà la famosissima “Tequila Boom Boom” che deve necessariamente essere bevuta tutta d’un fiato.
Esiste poi la “Tequila sale e limone” che richiede una sorta di rito per la sua degustazione: si versa, infatti, la Tequila nel bicchiere e si stende del sale sul dorso della mano destra. Si lecca quest’ultimo, si beve la Tequila tutta d’un fiato e s’ingoia lo spicchio di limone.
Passiamo poi al “Tequini”, ottenuto mediante l’abbinamento Tequila-Vermouth Dry, che viene servito con una ciliegia o un’amarena, mentre la Mezcal è la bevanda che si ottiene dopo la prima distillazione dei frutti di agave. Ha un sapore molto particolare e si beve solitamente liscia. Tradizionalmente nella bottiglia di Mezcal giace sul fondo un piccolo verme, vero e proprio marchio di fabbrica.
Infine esiste poi la “Tequila e Sangrita” la cui ricetta è molto conosciuta in Messico, meno dalle nostre parti per la difficoltà nel reperire la Sangrita, che è un succo di patate e chili tipico messicano. Per ottenere questo cocktail si versano i due ingredienti in due bicchierini, si prende prima la Tequila e poi subito dopo la Sangrita.