Una sola, drammatica, certezza domina le intensissime mosse in preparazione delle prossime elezioni presidenziali in Francia. Chiunque venga eletto presidente nel maggio 2027 non disporrà di una maggioranza parlamentare in appoggio al proprio governo. È l’ennesimo frutto avvelenato dell’avventuristica decisione di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée nationale nel maggio 2024. Allora, dopo il voto, nessuno schieramento ha ottenuto una maggioranza e l’attitudine settaria, soprattutto dei socialisti, ha impedito ogni tentativo di governo di unità nazionale, quindi si sono succeduti quattro governi minoritari in ventidue mesi, con un ritmo degno delle peggiori stagioni della politica italiana. Ovviamente il lavoro parlamentare è stato debole ed è stata praticamente nulla l’attività di esecutivi attenti esclusivamente a non fare passare una mozione di censura.
Il problema, per la Francia, è che questo stesso sarà l’equilibrio, anzi lo squilibrio parlamentare, dopo le elezioni presidenziali della primavera del 2027, a fronte dello stesso Parlamento eletto nel 2024, e quindi il nuovo presidente dovrà varare comunque un governo di minoranza, attendere che non riesca a governare e perdere alcuni mesi prima di poter sciogliere l’Assemblée nationale nella speranza di riuscire a portare a casa una maggioranza parlamentare. Uno scenario certo nel caso che Jordan Bardella vinca la gara per l’Eliseo, con una Marine Le Pen tagliata fuori dalla gara a seguito di una condanna di ineleggibilità.
La scelta di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée nationale, presa in assoluta solitudine e senza neanche comunicarla al suo premier Gabriel Attal, ha infatti disgiunto per la prima volta, addirittura per uno spazio di due anni, il voto per il presidente da quello del parlamento, per un sessantennio appaiati e quindi con risultati omogenei e questo, in un equilibrio istituzionale caratterizzato dal forte semipresidenzialismo disegnato da Charles de Gaulle, creerà una drammatica impasse nella stessa possibilità concreta di governare la Francia.
In linea teorica, molto teorica, sarebbe possibile evitare questa ulteriore stagione di instabilità al centro del continente nel caso che l’Eliseo, nel secondo turno, fosse vinto da un candidato centrista dell’attuale alleanza macroniana: Édouard Philippe, Gabriel Attal o Jean Castex. Ma la totale incapacità dell’attuale classe politica francese di praticare l’arte della mediazione e del compromesso, rafforzata da un sessantennio di rigido bipolarismo, non fa presagire come praticabile una lunga stagione di governi di unità nazionale o di Grosse Koalition.
Il quadro è poi aggravato dalla palese crisi non solo programmatica e strategica, ma soprattutto di leadership e addirittura organizzativa che travaglia sia il centro politico francese che la sinistra moderata. La totale incapacità politica di Emmanuel Macron di costruire nell’arco degli ultimi dieci anni, sia un forte gruppo dirigente della sua area, sia un erede e soprattutto un suo partito radicato nel territorio, ha prodotto un risultato disastroso. Oggi, a disputarsi l’Eliseo sono infatti schierati già due alleati di Macron ed ex suoi premier, Édouard Philippe e Gabriel Attal, ma tutti sanno che ce n’è un terzo in panchina che si sta scaldando per sostituirli, l’ex premier Jean Castex, mentre l’area centrista è affollata anche da un candidato neo gollista, Bruno Retailleau. Troppi candidati e per di più troppo simili, strabordare dell’ambizione personale a parte.
A sinistra, invece, consumatasi finalmente la rottura con gli estremisti antisemiti di Jean-Luc Mélenchon, si perde tempo, esattamente come nel Campo Largo italiano, a disquisire di primarie sì o primarie no, ovviamente senza sapere o volere definire un breve programma che sappia attirare l’elettorato.
Di fatto, la scena politica francese è dominata in realtà da un gioco incrociato di grandi ambizioni personali, totalmente slegate da una strategia politica.
Scenario perfetto per l’estrema destra capeggiata senza problemi da un Jordan Bardella che ormai svetta in testa a tutti i sondaggi sul gradimento, sopravanzando anche Marine Le Pen.