Oceani saniPerché l’Europa vuole investire nell’economia blu sostenibile

La Commissione Ue ha presentato un piano per incentivare la transizione ecologica nel settore marittimo che dà lavoro a 4,5 milioni di persone e fattura circa 650 miliardi l’anno

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Incentivare lo sviluppo europeo di un’economia blu sostenibile per le industrie e i settori connessi agli oceani, ai mari e alle coste. Una tappa fondamentale nel percorso dell’Unione per raggiungere gli obiettivi del Green Deal e garantire una ripresa inclusiva e verde post-pandemia.

La Commissione di Ursula von der Leyen, con il piano presentato il 17 maggio, intende proporre iniziative per l’innovazione e la sostenibilità ambientale in tutti i settori della blue economy, dalla pesca, al turismo e alle rinnovabili. Lo scorso lunedì ha presentato le linee guida per l’acquacoltura sostenibile, e dalle prossime settimane adotterà nuove disposizioni per il taglio delle emissioni del trasporto marittimo.

Il termine economia blu si riferisce a tutte le industrie e i settori economici connessi agli oceani, ai mari e alle coste, sia quelli attivi direttamente nell’ambiente marino (è il caso dei trasporti marittimi, dei prodotti ittici ma anche della generazione di energia) che sulla terraferma (pensiamo ad esempio ai porti, ai cantieri navali o alle infrastrutture costiere).

Quello dei settori tradizionali dell’economia blu è un ambito che secondo l’ultima relazione sul tema, occupa direttamente 4,5 milioni di persone, generando un fatturato di oltre 650 miliardi di euro.

Come ha sottolineato il Vicepresidente esecutivo per il Green Deal Frans Timmermans, gli oceani in salute rappresentano un prerequisito indispensabile per un’economia blu fiorente. Viceversa, inquinamento, pesca eccessiva e distruzione degli habitat, associati agli effetti della crisi climatica, costituiscono fattori che minacciano la ricca biodiversità marina da cui dipende l’economia blu. Proprio per questo, ha spiegato Timmermans, «dobbiamo cambiare atteggiamento e sviluppare un approccio sostenibile in cui protezione ambientale e attività economiche procedono di pari passo».

Pesca, acquacoltura, turismo costiero, trasporto marittimo, attività portuali e costruzioni navali, dovranno quindi ridurre il loro impatto ambientale e climatico. È una priorità inderogabile, accanto a un uso sostenibile delle risorse, per creare alternative ai combustibili fossili e alla produzione alimentare tradizionale.

«Abbiamo l’opportunità di ricominciare ex novo, e vogliamo assicurarci che la ripresa prenda le distanze dal semplice sfruttamento e metta al centro la sostenibilità e la resilienza. Per essere veramente verdi, dobbiamo pensare blu», ha continuato Virginijus Sinkevičius, Commissario dell’Unione per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca.

D’altra parte, l’oceano è il principale regolatore climatico che abbiamo. Offre energia pulita e ci sostiene con ossigeno, cibo e molte risorse critiche. Proprio per questo non ci può essere un mondo verde senza mondo blu.

La transizione verso un’economia blu sostenibile sarà possibile grazie all’investimento in tecnologie innovative, come l’energia del moto ondoso e delle maree, la produzione di alghe, lo sviluppo di attrezzi per la pesca innovativi, e in virtù del ripristino degli ecosistemi marini, che a sua volta favorirà la creazione di nuove opportunità lavorative e di impresa verdi.

A tal fine, secondo l’Unione l’economia blu dovrà raggiungere gli obiettivi della neutralità climatica e dell’inquinamento zero, in particolare attraverso lo sviluppo di energie rinnovabili offshore, la decarbonizzazione del trasporto marittimo e l’inverdimento dei porti. Si tratta di un mix di energia oceanica, sostenibile, che potrebbe generare un quarto dell’elettricità del continente nel 2050.

In questo senso i porti, fondamentali per la connettività e l’economia delle regioni e dei Paesi europei, potrebbero diventare veri e proprio poli energetici.

Le altre priorità individuate dalla Commissione includono il passaggio a un’economia circolare e la riduzione dell’inquinamento, possibile anche grazie a norme rinnovate sulla progettazione degli attrezzi per la pesca, riciclaggio delle navi, smantellamento delle piattaforme offshore e misure per ridurre la dispersione di plastica e microplastiche.

Fondamentale sarà preservare la biodiversità: come ricorda la Commissione in una nota, la protezione del 30% della superficie dei mari dell’Unione invertirà la perdita di biodiversità, aumenterà gli stock ittici, contribuirà alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla resilienza, genererà notevoli benefici finanziari e sociali, favorendo la riduzione degli impatti ambientali della pesca sugli habitat marini.

Altro step necessario sarà sostenere l’adattamento ai cambiamenti climatici e la resilienza delle zone costiere grazie allo sviluppo di infrastrutture verdi e alla protezione dei litorali dal rischio di erosione e allagamento: azioni che aiuteranno anche a preservare le specie acquatiche e i paesaggi, apportando al contempo benefici al turismo e all’economia costiera.

Sarà anche necessario garantire una produzione alimentare sostenibile, grazie all’uso di alghe e piante marine, a un controllo più rigido della pesca. In questo senso, la Commissione ha anche adottato orientamenti strategici dell’Unione per un’acquacoltura sostenibile.  A tal proposito, Virginijus Sinkevičius ha ricordato che lacquacoltura riveste un ruolo sempre più rilevante nel sistema alimentare europeo e che il settore può offrire alimenti sani con un’impronta climatica e ambientale generalmente inferiore a quella delle attività di produzione terrestri. «Con gli orientamenti adottati oggi intendiamo conferire alla produzione acquicola dell’Unione un ruolo di riferimento mondiale in termini di sostenibilità e qualità, ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di prodotti ittici e creare più posti di lavoro, soprattutto nelle regioni costiere».

L’ultimo passo sarà il miglioramento nella gestione dello spazio marittimo. Bruxelles ha fatto sapere che il nuovo forum blu per gli utenti del mare, creato per coordinare il dialogo tra operatori del settore offshore, portatori di interessi e scienziati impegnati in settori quali pesca, acquacoltura, trasporti marittimi, turismo, energie rinnovabili e altre attività, stimolerà uno scambio cooperativo per l’uso sostenibile dell’ambiente marino. Una relazione sull’attuazione della direttiva europea sulla pianificazione dello spazio marittimo sarà pubblicata nel 2022, in seguito all’adozione dei piani nazionali per lo spazio marittimo, prevista a marzo del 2021.

Ma come sarà finanziata l’economia blu sostenibile? La Commissione europea e il Gruppo Banca europea per gli investimenti, composto dalla Banca europea per gli investimenti e dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI) collaboreranno con gli Stati membri al fine di ridurre l’inquinamento nei mari europei e sostenere gli investimenti per l’innovazione dell’economia blu e della bioeconomia blu.

Il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura – in particolare la piattaforma “BlueInvest” e il nuovo fondo BlueInvest – sosterrà la transizione verso catene del valore più sostenibili basate sulle attività relative a oceani, mari e zone costiere.

Per finanziare ulteriormente la trasformazione la Commissione ha esortato gli Stati membri a includere investimenti per un’economia blu sostenibile nei loro piani nazionali per la ripresa e la resilienza e anche nei loro programmi operativi nazionali per vari fondi europei da qui al 2027.

Concorreranno al raggiungimento di questo obiettivo anche altri programmi europei, come quello di ricerca Orizzonte Europa, e la creazione di una missione specifica su oceani e acque.

Per quanto riguarda gli investimenti privati, la Commissione ha fatto sapere che nelle decisioni sugli investimenti si dovrebbe fare riferimento a norme e principi di sostenibilità concordati e specifici per gli oceani, come ad esempio l’iniziativa per il finanziamento di un’economia blu sponsorizzata dall’Unione.

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