House of Palazzo MarinoAlbertini ci ripensa e si prende 48 ore per decidere sulla candidatura a Milano

L’ex sindaco racconta della telefonata di Giorgia Meloni, in cui la leader di Fratelli d’Italia gli ha chiesto di candidarsi. Domani, anniversario del suo primo giuramento davanti al prefetto, scioglierà la riserva

Foto Claudio Furlan - LaPresse

Tutto il centrodestra, compresi Fratelli d’Italia, ha chiesto a Gabriele Albertini di candidarsi a sindaco di Milano contro Beppe Sala. È arrivata anche la telefonata di Giorgia Meloni. E ora l’ex sindaco sembra volerci ripensare e si è dato tempo fino a sabato per decidere.

«Devo dire che ero già a conoscenza della decisione di Fratelli d’Italia perché surrettiziamente La Russa, Santanché e Fidanza si erano fatti vivi spiegandomi che non dovevo equivocare, che FdI non ce l’aveva con me, ma era una questione di dialettica tra i partiti del centrodestra. Quindi, per me non è stata una novità. La novità è stata la telefonata di Giorgia Meloni», racconta al Corriere. «Mi ha rassicurato che non c’era nulla contro di me. Io l’ho ringraziata. È stato un colloquio cordiale».

Albertini ammette che «naturalmente se i tre leader di partito avessero deciso di fare subito il loro vertice per chiudere la partita delle candidature non avrei procrastinato la mia decisione. Ho comunque detto che avrei gradito aspettare fino a sabato (domani, ndr), che è l’anniversario del mio primo giuramento da sindaco davanti al prefetto. Correva l’anno 1997».

E Meloni gli ha detto che «l’incontro è previsto per la settimana prossima. Siamo d’accordo che ci risentiamo sabato quando le comunicherò la mia decisione. Faccio però una considerazione: è il quadro esterno che è cambiato, il quadro interno, descritto nella lettera per cui ho detto no alla candidatura, è rimasto lo stesso».

Perché allora prendersi qualche giorno in più? «Perché voglio essere sicuro che ci sia tutta la convinzione possibile e che tutto ciò che sarà deciso sarà deciso in armonia con mia moglie Giovanna. Forse c’è bisogno di qualche parola in più, di qualche sguardo in più. Se le circostanze mi avessero obbligato avrei preso la decisione in tempi più rapidi, ma mi sono state concesse 48 ore». E spiega: «Qualunque sarà la decisione, sarà una decisione di coppia».

Al momento, dice, «sono più per il no. Ieri sono state rimosse delle situazioni esterne, ma l’argomento di passare gli ultimi anni della vita insieme, in serenità e possibilmente in buona salute non è cambiato. È un conforto sapere che la decisione ora è solo nostra mentre prima c’erano delle questioni aperte che poi sono state chiarite come quelle frasi riportate su Berlusconi che avrebbe preferito Lupi e non avrebbe contribuito economicamente alla mia campagna elettorale. Il miglior tempo in qualifica resta quello del vecchio Albertini…».

Berlusconi, spiega, «ha smentito nella maniera più categorica di aver pronunciato quella frase e ha anche minimizzato l’episodio del mio cosiddetto tradimento quando per lealtà a Monti rifiutai la nomina a ministro. Perché non avrei dovuto crederci? Parola di gentiluomo».

E poi conclude: «Confesso e non posso negare che il prolungamento degli elogi funebri da vivo è qualcosa a cui non si può sfuggire. Ma non è l’argomento prevalente. Quello vero è che sono rimasto molto combattuto per le manifestazioni di incoraggiamento, per quello che ho ascoltato, che ho letto. Mi ha fatto perdere il contatto con la realtà tanto che stavo per mettere la testa sul ceppo. Quanta fatica ha fatto Giovanna ad afferrarmi per i capelli!».

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