Posti di bloccoLe minoranze sono ancora oggi le più fermate dalla polizia in Europa

Profilazioni illegali, discriminazioni. Il trattamento subito da stranieri, spesso provenienti da Africa e Asia, da parte delle forze dell’ordine è molto diverso rispetto a quello riservato alla popolazione locale. È un razzismo istituzionale che segnala un problema molto grave e diffuso

Michele Nucci/LaPresse 27 Aprile 2021

«Bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è». La frase di Tancredi nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa si applica bene anche ai fermi di polizia e alle discriminazioni delle minoranze.

In Europa, infatti, non sembra essere cambiato molto: per il Continente sono ancora tanti i casi di persone provenienti da Africa o Asia che vengono trattati dagli ufficiali di polizia in maniera molto diversa rispetto alla popolazione locale.

A un anno esatto dalla morte di George Floyd a Minneapolis la lezione sembra ancora non essere stata imparata dagli europei, come dimostra l’ultimo sondaggio dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali (FRA) dal titolo “Your rights matter: police stops”. «I nostri dati sono stati raccolti prima dell’omicidio di George Floyd ma non sembrano esserci differenze nelle esperienze dei fermi di polizia nel tempo», sostiene a Linkiesta Nicole Romain, portavoce della FRA.

I risultati non sembrano confortanti: immigrati e rappresentanti di minoranze etniche vengono ancora oggi fermati e perquisiti in modo molto frequente, sia che si trovino a bordo di un veicolo oppure a piedi.

E se l’80% della popolazione europea crede di essere trattata in maniera rispettosa ai posti di blocco, lo stesso non si può dire per le minoranze: soltanto il 46% degli intervistati crede di aver ricevuto un comportamento giusto.

Le differenze maggiori si notano soprattutto in Paesi come la Svezia, dove soltanto il 30% degli intervistati di etnia rom crede di essere stato trattato bene rispetto all’84 della popolazione totale; l’Italia, dove appena il 29% dei nordafricani sostiene di aver ricevuto un trattamento equo rispetto all’86 degli Italiani; i Paesi Bassi e il Portogallo, dove rispettivamente il 3 e il 10% dei Rom protagonisti del sondaggio crede di essere trattato bene rispetto al 76 e al 92 per cento del resto della popolazione.

Alcuni Paesi lamentano poi una situazione particolarmente difficile già da tempo. Uno di questi è l’Austria: secondo il rapporto, quasi la metà, per la precisione il 49%, degli immigrati e discendenti di immigrati dall’Africa sub-sahariana in Austria è stata fermata dalla polizia rispetto al 25% della popolazione restante.

Una condizione denunciata l’anno scorso da Amnesty International, che ha evidenziato «un razzismo istituzionale all’interno delle forze di polizia e del sistema di giustizia penale austriaco».

Non è la sola situazione limite. In Spagna solo il 4% della popolazione sostiene di essere stato fermato dalla polizia, una percentuale che però sale al 14% per gli immigrati discendenti dal nord Africa e al 32% per i rom.

Una situazione denunciata anche da un rapporto del 2020 della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, rientrante all’interno del Consiglio d’Europa, che ha evidenziato «i buoni risultati riguardanti la formazione degli agenti contro la discriminazione ma la tendenza ancora troppo accentuata a profilare le minoranze a seconda dell’etnia».

«I nostri dati mostrano che le esperienze delle persone variano notevolmente nell’UE. Per esempio, in alcuni paesi, la polizia ha fermato quasi il 50% delle persone di determinate minoranze e, in alcuni Paesi, oltre l’80% delle minoranze etniche ha percepito l’ultimo arresto di polizia come un profilo etnico», evidenzia Romain.

Gli esempi virtuosi però non mancano. Uno di questi è l’Irlanda, dove si registra una delle percentuali più alte di fermi del Continente (il 21%, superiore soltanto ad Austria, 25, ed Estonia, 22) ma dove per esempio la minoranza africana è coinvolta solo nel 12 % dei casi. Inoltre, l’Irlanda ha anche una delle percentuali più alte di gradimento del trattamento della polizia: secondo il sondaggio ben il 79% degli intervistati ha affermato che il Garda Siochàna, il corpo di polizia di Dublino, si è ben comportato durante il fermo, una percentuale che scende leggermente, al 71%, tra gli africani di origine subsahariana.

Dati positivi si registrano anche a Malta, dove soltanto il 7% della popolazione viene fermato, una percentuale tra le più basse del Continente insieme a quella della Romania. Come per l’Irlanda anche qui la percentuale di minoranze che soffrono trattamenti ingiusti è molto bassa, appena il 5%, ma è più alta la percezione di subire un trattamento ingiusto da parte della polizia (57% contro il 35 della restante popolazione).

«Tutti hanno il diritto di essere trattati allo stesso modo, compresa la polizia. Un anno fa, le proteste di Black Lives Matter hanno sottolineato la necessità di affrontare il razzismo e la discriminazione che sono ancora oggi fin troppo comuni nelle nostre società. È tempo di ricostruire la fiducia e garantire che i fermi di polizia siano sempre giusti, giustificati e proporzionati», ha dichiarato il direttore di FRA Micheal O’Flaherty.

Il problema maggiore riscontrato dall’agenzia europea è la creazione di profili etnici, che spesso sfociano nella discriminazione. In alcuni paesi, oltre l’80% delle minoranze etniche intervistate ha percepito il loro più recente arresto di polizia come un esempio di profilazione.

La percezione era più comune tra gli immigrati e i discendenti di immigrati dall’Asia meridionale in Grecia (89%) e tra i Rom nei Paesi Bassi (86%) e in Portogallo (84%).

Una soluzione è possibile. «La FRA ha pubblicato una guida su come evitare la creazione di profili illegali, dove include informazioni pratiche che la polizia può utilizzare nel suo lavoro quotidiano. Infatti, la profilazione deve sempre rispettare i requisiti di parità di trattamento e di protezione dei dati personali, evitando le discriminazioni. Per questo prima di qualsiasi profilazione sarebbe utile formare i funzionari e, nel momento in cui si apprestano a farla, andrebbero registrati i dettagli della loro attività, in modo tale da poterli valutare e monitorare. Solo così è possibile aumentare la fiducia della popolazione nell’applicazione della legge da parte della polizia, aumentando contemporaneamente i livelli di sicurezza e protezione della società nel suo insieme», conclude Romain.